Tribunale di Trieste, I Sezione Civile, sentenza 23 maggio 2017 n.357

In materia di appalto pubblico di lavori, le deficienze od errori del progetto esecutivo devono esser rilevate dalla società appaltatrice, con la diligenza media esigibile da parte di un imprenditore interessato a quel tipo di appalto, in sede di accesso ai luoghi di esecuzione dei lavori nella fase di procedura di gara o alla dprogetto esecutivoata di sottoscrizione del contratto. Ove le difformità ed errori del progetto esecutivo siano conoscibili già durante la procedura della gara d’appalto l’operatore aggiudicatario, nel determinare il prezzo da offrire in ribasso rispetto a quello base d’asta per aggiudicarsi il contratto d’appalto, deve ragionevolmente prevedere quanto quelli avrebbero inciso sulla tempistica di esecuzione dei lavori oggetto del contratto e sugli eventuali maggiori costi che avrebbe dovuto sostenere a causa della loro presenza. In conformità al principio di buona fede di cui agli artt. 1337, 1366 e 1375 del c.c. a cui deve ispirarsi il comportamento delle parti di un contratto tanto nella fase delle trattative che ne precede la conclusione, quanto in quella dell’interpretazione e dell’esecuzione, è onere della società appaltatrice segnalare quei vizi e quelle difformità non oltre la data di consegna dei lavori.

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Tribunale Amministrativo Regionale Lombardia, Brescia, Sezione Prima, sentenza 25 maggio 2017 n. 696

La contemporanea assenza del presidente del consiglio comunale e le dimissioni dalla carica di vicepresidente da parte del consigliere investito delle funzioni vicarie, non impediscono il regolare svolgimento dell’adunanza del consiglio comunale. In mancanza di una disposizione statutaria nella materia delle funzioni vicarie adottata secondo il rinvio operato dall’art.39, comma 1, d.lgs. n.267/2000, il principio generale di continuità degli organi politici indica la soluzione nel transito automatico delle stesse al consigliere anziano, scongiurando il riconsiglio comunaleschio dell’interruzione dell’attività di tali organi collegiali. L’autonomia statutaria può essere esercitata per individuare ulteriori forme di sostituzione, aggiuntive e prevalenti, del presidente del consiglio comunale nella previsione della figura del vicepresidente, ma non può escludere espressamente le funzioni vicarie residuali del consigliere anziano, in quanto priverebbe il consiglio comunale di uno strumento per bilanciare l’assenza o le dimissioni contemporanee del presidente e del vicepresidente. Talvolta alle dimissioni è associato un rilievo politico, che in quanto tale non è sindacabile, ma, al di fuori dei casi tassativamente previsti dalla legge, deve produrre conseguenze solo nella sfera personale del singolo consigliere, senza ostruire o condizionare il funzionamento dell’intero organo collegiale. Il necessario contrappeso è quindi il subentro automatico di un altro soggetto, che garantisca la prosecuzione dei lavori. Anche sotto questo profilo, l’art. 39 comma 1 del Dlgs. 267/2000 si rivela una norma di chiusura in grado di dare ordine alle diverse esigenze che si manifestano nello svolgimento dell’attività istituzionale in forma collegiale.

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Consiglio di Stato, Sezione Quinta, sentenza 25 maggio 2017 n. 2458

Non opera il dovere del giudice amministrativo di accertare l’illegittimità degli atti impugnati ai fini risarcitori (art. 34, comma 3, c.p.a.), ove il ricorso contro il provvedimento di esclusione dalla gara o contro quello di aggiudicazione provvisoria sia divenuto improcedibile nel casogara appalto di omessa impugnazione dell’aggiudicazione definitiva successivamente intervenuta, perché solo con questa si conclude il procedimento concorsuale. La norma invocata dall’appellante opera, infatti, a patto che sussistano le condizioni per poter esaminare nel merito la domanda, ancorché al più limitato scopo dell’accertamento dell’illegittimità dell’atto impugnato ai fini dell’azione risarcitoria; condizioni che non sussistono stante l’acclarata improcedibilità del ricorso di primo grado, preclusiva della delibazione della fondatezza delle censure prospettate

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Corte d’Appello di Potenza, Sezione Civile, sentenza 16 maggio 2017 n. 245

Nell’ipotesi di responsabilità del Ministero della Salute nella causazione del contagio da epatite cronica HCV, correlato ad epatopatia cronica, contratta a seguito di trattamento di trasfusione subito presso una struttura sanitaria pubblica, è da escludere la configurabilità del reato di epidemia colposa (artt. 438 e 452 c.p.), iemotrasfusionen quanto quest’ultima fattispecie, presupponente la volontaria diffusione di germi patogeni, sia pure per negligenza, imprudenza o imperizia, con conseguente incontrollabilità dell’eventuale patologia in un dato territorio e su un numero indeterminabile di soggetti, non appare conciliarsi con l’addebito di responsabilità a carico del Ministero, prospettato in termini di omessa sorveglianza sulla distribuzione del sangue e dei suoi derivati: in ogni caso, la posizione del Ministero è quella di un soggetto non a diretto contatto con la fonte del rischio. Rimane, quindi, solo la configurabilità del reato di lesioni, anche gravissime, non potendosi negare, che per le ragioni sopra dette, il comportamento colposamente omissivo da parte degli organi del Ministero preposti alla farmacosorveglianza sia stata una causa, quanto meno concorrente, nella produzione dell’evento dannoso. In tal senso, la prescrizione della pretesa aquiliana è pari a cinque anni decorrente dal giorno in cui tale malattia viene percepita o può essere percepita.

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Tribunale Amministrativo Regionale Campania, Napoli, Sezione IV, sentenza 22 maggio 2017 n. 2704

La trasformazione di un fabbricato in un parcheggio accessorio alle attività commerciali e pertinenziali alle unità residenziali presenti nello stesso complesso, configurabile quale ristrutturazione edilizia o intervento di tipo manutentivo, non richiede il piano attuativo riservato dalle norme del piano urbanistico generale del Comune agli interventi di ristrutturazione urbanistica.parcheggio multipiano Mentre questi ultimi – macro-interventi incidenti sull’assetto edilizio-urbanistico – per la loro entità, incidono sull’intero tessuto urbano, il primo assume consistenza di intervento edilizio minore. Per quanto la completa urbanizzazione dell’area non escluda la necessità di una pianificazione attuativa, specie nel caso di urbanizzazione avvenuta disordinatamente, è altresì vero che la valutazione comunale dell’impatto della pregressa urbanizzazione deve avvenire analizzando la concreta qualità della pregressa urbanizzazione primaria e secondaria in rapporto alla natura dell’intervento ed al miglioramento da esso apportato sui servizi rispetto alla presenza di parcheggi sul territorio.

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Tribunale Amministrativo Regionale Calabria, Catanzaro, Sezione Seconda, sentenza 20 maggio 2017 n. 804

E’ illegittima la cancellazione del candidato dalla lista elettorale presentata nelle elezioni comunali a carico del quale la commissione elettorale ha accertato una sentenza di patteggiamento per un reato previsto dalla legge Severino come causa di incadidabilità, se la sentenza ex art.444, c.p.p., risale ad un periodo antecedente all’entrata in vigore della “disciplina previgente” prevista dall’art. 16, comma 1, del D.lgs. n. 235/2012. elezioni comunaliPoiché la normativa precedente, individuata nell’art. 15 della legge n. 55/1990, come modificato dall’art. 1, comma 2, della legge 13 dicembre 1999 n. 475, prevedeva, in effetti, al comma 1-bis, l’equiparazione, agli effetti della disciplina ivi prevista, delle sentenze ex art. 444 c.p.p. alle sentenze di condanna, va evidenziato che il comma 3, del detto art. 1 della legge n. 475/1999, al fine di regolare gli effetti temporali della predetta equiparazione, ha espressamente previsto che “la disposizione del comma 1-bis dell’art. 15 della legge 19 marzo 1990 n. 55, introdotto dal comma 2 del presente articolo, si applica alle sentenze previste dall’articolo 444 del codice di procedura penale pronunciate successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge. Con la conseguenza che, a fronte del chiaro tenore letterale, le pronunce ex art. 444 c.p.p. precedenti a tale data, quali quelle a carico dell’odierno ricorrente, non possono essere considerate equipollenti. Detta differenziazione è coerente con la caratterizzazione premiale che permea l’istituto del patteggiamento, dalla quale discende l’esigenza di evitare conseguenze negative non preventivamente valutate e ponderate dall’imputato al momento della prestazione del consenso.

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