In memoria di Antonio Romano

Un faro luminoso dell’Avvocatura si è spento lasciando una scia perenne nella memoria collettiva, nel foro e nella società civile.

Nello studio legale dell’avv. Antonio Romano il lavoro  è stato intensamente vissuto in funzione delle persone – ciascuna con la propria individualità e dignità – finalizzato al soddisfacimento di interessi e diritti, valorizzando in senso etico la funzione difensiva assegnataci dalla Costituzione. E’stato lo spazio eletto in cui schiere di allievi, affascinati dalle qualità umane e professionali di un Maestro sapiente e benevolo, si sono formate nella interpretazione del diritto, intesa non già come mestiere, ma come attività culturale, frutto di un metodo basato sullo studio rigoroso di norme e libri. Si percepiva un clima da accademia.foto avv Romano

L’unitarietà dell’ordinamento ha predicato ai suoi allievi, fondato sul primato del diritto civile, sostanziale e processuale, che fornisce gli strumenti per operare in ogni disciplina. Civilista purissimo, il Suo ingegno gli ha permesso, con l’avvento dei tribunali amministrativi regionali, di elaborare, da autentico giurisperito, un’ampia casistica processuale presso i giudici territoriali e superiori.

Fervore e austerità, calore e ironia, discussioni trascinanti  e il demone dei termini processuali. Tante sigarette. ”Maestro, aria viziata, apro la finestra” “No! volano le carte dal tavolo”.

Ti ho conosciuto molto prima del tempo in cui avresti acceso in me la Tua stessa passione per il diritto. Ci ritrovavamo, d’estate, in un luogo arcadico insieme ai Tuoi amici che avrai già riabbracciato in una dimensione di felicità assoluta.

A.S.

Consiglio di Stato, Sezione Sesta, sentenza 23 febbraio 2017 n. 856

In un territorio soggetto a dichiarazione di notevole interesse pubblico ai sensi dell’art. 1 della l. n. 1497 del 1939  le valutazioni della competente Sopraintendenza avente a oggetto la posa di pannelli fotovoltaici sui manti di copertura di due fabbricati, – da esercitarsi in rapporto al principio fondamentale dell’art. 9 Cost – sono caratterizzate da un’ampia discrezionalità tecnico-valutativa, in quanto implicano l’applicazione di cognizioni tecnico – scientifiche specialistiche proprie di settori scientifici disciplinari, contraddistinte da margini di opinabilità. fotovoltaicoNe consegue che l’apprezzamento compiuto dall’Amministrazione preposta alla tutela è sindacabile, in sede giudiziale, esclusivamente sotto i profili della logicità, coerenza e completezza della valutazione, considerati anche per l’aspetto concernente la correttezza del criterio tecnico e del procedimento applicativo prescelto, senza invadere la sfera riservata alle valutazioni attinenti alla compatibilità paesaggistica, di spettanza esclusiva della Soprintendenza, né di sconfinare nell’ambito di apprezzamenti di compatibilità paesaggistica o di “merito amministrativo -paesistico”, riservati all’organo periferico del Mibact. E’ illegittimo il parere sfavorevole di compatibilità paesaggistica reso dalla Sopraintendenza ai sensi dell’art. 146, comma 5, del t. u. n. 42 del 2004, alla posa di pannelli fotovoltaici se essa, oltre che favorita dall’ordinamento per esigenze di risparmio energetico, non arreca “ex se” alcun degrado all’ambiente circostante ed in sede istruttoria non sia stato tenuto in considerazione che, sull’area, il vincolo ex l. n. 1497 del 1939 è di tipo generico, ricadente in una zona non particolarmente sensibile, né sia stata valutata la proposta progettuale di creare uniformità di colore tra i pannelli da posizionarsi e la falda del tetto interessata dal loro posizionamento, prevedendone l’intera copertura con pannelli opachi di colore rosso mattone sovrapposti a coppi di color mattone.

massima di Gloria Sdanganelli ©

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Consiglio di Stato, Sezione Sesta, sentenza 16 febbraio 2017 n. 700

L’amministrazione che solleva la non annullabilità, ai sensi dell’art.21-octies, comma 2, l. n.241/1990, del provvedimento impugnato ritenuto viziato da violazioni formali,procedimento amm ha l’onere di dimostrare a sostegno della sua tesi che il contenuto del provvedimento non avrebbe potuto essere diverso da quello adottato, se anche avesse comunicato l’avvio del procedimento.

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Consiglio di Stato, Sezione quarta, sentenza 10 febbraio 2017, n. 575.

In tema di superamento dei termini perentori di conclusione del procedimento di valutazione di impatto ambientale VIA, fissati, ai sensi dell’art. 26, d.Lgs..3 aprile 2006, n. 152, in centocinquanta giorni dalla presentazione dell’istanza, il mero inverarsi del presupposto di legge (nel caso di specie scadenza dei termini) non implica l’avvenuta consumazione del potere in capo all’Autorità regionale che, invece, si verifica laddove l’Autorità deputata all’esercizio del potere sostitutivo si sia effettivamente insediata. In una cornice sistematica più ampia, VIAil potere sostitutivo è collegato a posizioni di controllo o di vigilanza, ovviamente esulanti da relazioni di tipo gerarchico, che può essere esercitato dallo Stato o dalle regioni soltanto in relazione ad attività rispettivamente regionali e locali di carattere obbligatorio, sostanzialmente prive di discrezionalità nell’an (anche se non necessariamente nel quid o nel quomodo), sia perché sottoposte per legge a termini perentori, sia per la natura degli atti da compiere, la cui obbligatorietà costituisca il riflesso degli interessi unitari alla cui salvaguardia è preordinato l’intervento sostitutivo. Si tratta di un potere strumentale rispetto all’esecuzione o all’adempimento di obblighi ovvero rispetto all’attuazione di indirizzi o di criteri operativi, i quali siano basati su interessi preminenti in grado di permettere allo Stato, quando ricorrano le necessarie condizioni di forma e di sostanza per un intervento sostitutivo, di superare, in via del tutto eccezionale, la separazione delle competenze tra lo Stato, le regioni e gli enti locali. Ne consegue che, in carenza di esercizio del potere sostitutivo da parte dell’Autorità Statuale l’avvenuto superamento dei termini non vizi l’esercizio del potere da parte dell’Autorità regionale.

Massima redatta da Gloria Sdanganelli ©

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Tribunale di Monza, sezione Lavoro, sentenza n.30 del 31 gennaio 2017

In applicazione dell’art. 6 del CCNI sulla Mobilità del personale a.s. 2016/2017 è nullo il trasferimento del docente in base al criterio elaborato, in sede di selezione, della compilazione, per ciascun ambito territoriale, di plurime graduatorie, a partire dagli aspiranti che lo avevano indicato come prima preferenza, soddisfatti in via prioritaria in base al punteggio ottenuto, con trattazione a seguire, solo in caso di residue disponibilità, delle domande di chi lo aveva indicato come seconda preferenza e così via. trasferimento docentiIl richiamo alla preferenza va, infatti, riferito, piuttosto, alle preferenze espresse dagli aspiranti, i quali avrebbero dovuto essere inseriti nelle graduatorie uniche, redatte per ciascuno degli ambiti territoriali dai medesimi indicati, sulla base del punteggio ottenuto. Alla luce delle disposizioni del CCNI e dell’art. 28 d.p.r. 487/1994 – in base al quale nei procedimenti concorsuali della P.A. (inclusi quelli relativi alla mobilità del personale) va prioritariamente accontentato chi ha un punteggio maggiore – il criterio del punteggio resta comunque prioritario rispetto a quello dell’ordine delle preferenze, nel senso che, in assenza di titoli di precedenza, per ciascuna preferenza indicata prevale l’aspirante con il punteggio più elevato, mentre l’ordine delle preferenze diviene decisivo solo nell’eventualità di una situazione di parità di punteggio, di titoli di precedenza e di anzianità anagrafica

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Tribunale di Nocera Inferiore, Sezione Lavoro, ordinanza 23 gennaio 2017

La docente che ha presentato domanda di mobilità sul territorio nazionale ha il diritto di conseguire una sede in ambito regionale secondo le preferenze da essa espresse che non può essere affievolito dall’algoritmo ministeriale che, da parte sua, ha determinato una situazione di caos.trasferimenti scuola Ne deriva la sospensione del trasferimento adottato dal Ministero fuori dalla regione di residenza con l’obbligo per l’Amministrazione di ridistribuire l’assegnazione in base a corretti criteri e di valutare nuovamente la sede lavorativa da assegnarsi alla ricorrente. A sostegno dell’urgenza sussiste un danno grave ed irreparabile costituito dal disagio morale e materiale della ricorrente trasferita a distanza dalla sede del proprio nucleo familiare, e, con riferimento anche all’interesse pubblico, avuto riguardo all’interesse generale della scuola e della continuità didattica.

massima di Gloria Sdanganelli ©

ordinanza Tribunale Nocera Inferiore sez Lavoro 23 gennaio 2017