Corte dei Conti, Sezione Prima Giurisdizionale Centrale, sentenza 26.5.2015, n.334. Dell’esecuzione di un’opera pubblica diversa da quella oggetto del finanziamento, rispondono di danno erariale amministratori e funzionario tecnico.

Sindaco ed assessori, quali componenti la Giunta comunale ed il funzionario responsabile dell’area tecnica, sono responsabili del danno erariale arrecato a Comune, Regione e Ministero dell’Ambiente, per l’approvazione di un progetto di una struttura multipiano, dissesto idrogeologicolavori diversi da quelli per i quali era stato ottenuto il finanziamento, finalizzato ad interventi di difesa del suolo per riduzione del rischio idrogeologico. Nella quantificazione del danno, va tenuto conto, in ossequio all’art. 1, comma 1-bis della L. 14 gennaio 1994, n. 20, dei vantaggi comunque conseguiti dall’ente locale e dalla comunità amministrata, in relazione alle opere pubbliche realizzate, sia pure irregolarmente, consistenti in opere di consolidamento e stabilizzazione strutturale.

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Corte di Cassazione, sez. VI Civile, sentenza 28 maggio 2015, n. 11107. Il marciapiede sconnesso in centro storico esclude la responsabilità risarcitoria del Comune.

pavimentazione centro storicoLe lesioni da caduta inciampando sul cordolo sconnesso (sbeccato) del marciapiede del centro cittadino non obbligano il Comune al risarcimento del danno, dando rilievo al carattere storico della pavimentazione (genericamente e della strada e del marciapiede) e al carattere noto dei luoghi, che avrebbero dovuto indurre i cittadini (senza che possa assumere rilievo se la danneggiata abitasse in periferia) a maggiore prudenza. Si è ritenuto interrotto il nesso causale dal comportamento della danneggiata, per essere tale condotta priva della diligenza richiesta dal contesto specifico e, quindi, integrante il caso fortuito ai sensi dell’art. 2051 cod. civ.

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Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 26 maggio 2015, n. 22037. Il presidente di una squadra di calcio è responsabile del reato di lesioni gravi procurate ad un calciatore in un campo da gioco fuori norma.

 

 

Il presidente di una società sportiva di calcio che gestisce impianti ed attrezzature per le relative attività, è titolare di una posizione di garanzia, ai sensi dell’art. 40, secondo comma, cod. pen., a tutela della incolumità di coloro che li utilizzano, anche a titolo gratuito, sia in forza del principio del neminem laedere, sia nella sua qualità di custode delle stesse attrezzature (come tale civilmente responsabile, per il disposto campo calciodell’art. 2051 cod. civ. dei danni provocati dalla cosa, fuori dall’ipotesi del caso fortuito), sia, infine, quando l’uso delle attrezzature dia luogo ad una attività da qualificarsi pericolosa, ai sensi dell’art. 2050 cod. civ.. Ne discende che l’omessa adozione di accorgimenti e cautele idonei al suddetto scopo (distanza di m. 1,5 tra la linea bianca delimitatoria del campo di calcio e la palificazione), in presenza dei quali le gravi lesioni a carico di un calciatore non si sarebbero verificate od avrebbero cagionato pregiudizio meno grave per l’incolumità fisica, costituisce violazione di un obbligo di protezione gravante su tale soggetto.

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Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 25 maggio 2015, n. 21621. La contraffazione della consolle Playstation è condotta sanzionata penalmente.

 

La norma dell’ art. 171 ter, comma f bis, L. 22.4.1941 n. 633, modificato dal D.L.vo 9.4.2003 n. 68, proprio per venire incontro alle convenzioni internazionali ed alla normativa comunitaria – risponde ad una chiara scelta legislativa volta a sanzionare,in sede penale, le condotte in cui si rinvenivano delle consolle per videogiochi ( Playstation) destinate alla vendita dopo essere state sottoposte a delle modifiche (per lo più operate mediante l’introduzione di un microchip all’interno) atte a consentire di leggere anche dei supporti contenenti giochi “copiati” dagli originali con violazione del diritto d’autore. consolle contraffatteL’introduzione di sistemi che superano l’ostacolo al dialogo tra consolle e software non originale, ottengono il risultato oggettivo di aggirare i meccanismi di protezione. Alle modifiche in questione deve essere riconosciuta necessariamente la prevalente finalità di eludere le misure di protezione indicate dall’art. 102 quater, l.cit.,  in considerazione di una serie di elementi ricorrenti quali il modo in cui le consolle sono importate, vendute e presentate al pubblico, la maniera in cui le stesse sono configurate, la destinazione essenzialmente individuabile nell’esecuzione di videogiochi, come confermata dai documenti che accompagnano il prodotto e, non ultimo, il fatto che alcune unità, quali tastiera, mouse e video, non sono fornite originariamente e debbono eventualmente essere acquistate a parte

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Corte Dei Conti, Sezione Giurisdizionale per la Regione Liguria, sentenza 25.5.2015, n. 34. Il sindaco che non ha vigilato sulla società partecipata, risponde, unitamente agli amministratori della società, del danno erariale per distrazione di fondi pubblici

società partecipateNel giudizio di responsabilità dinanzi alla Corte dei Conti, il c.d. “velo” societario, opponibile nelle azioni di recupero proponibili dalla pubblica amministrazione erogatrice di un finanziamento, non costituisce un ostacolo giuridico all’esercizio dell’azione di responsabilità contabile anche nei confronti degli amministratori e dei rappresentanti legali delle persone giuridiche destinatarie di contributi pubblici. Qualora il soggetto giuridico fruitore dei fondi pubblici sia una società-persona giuridica, la responsabilità erariale attinge anche coloro che con la società abbiano intrattenuto un rapporto organico, ove dai comportamenti da loro tenuti sia derivata la distrazione dei fondi in questione dal fine pubblico cui “erano destinati”, poichè il “parametro di riferimento della responsabilità erariale (e, quindi, della giurisdizione contabile) è rappresentato dalla provenienza dal bilancio pubblico dei fondi erogati e dal dovere facente capo a tutti i soggetti che tali fondi amministrano di assicurarne l’utilizzo per i fini cui gli stessi sono destinati. La mancata realizzazione del programma finanziato in favore della società pubblica si traduce in danno erariale di cui risponde, in sede contabile, anche il Sindaco del comune, socio di maggioranza assoluta,  che non si è in alcun modo avvalso delle attribuzioni a lui spettanti come rappresentante dell’ente per vigilare e assicurare l’adempimento degli obblighi assunti dalla società partecipata ai fini della realizzazione del predetto programma di interventi pubblici.

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Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 18 maggio 2015, n. 10171. Non è valida la copia carbone di un testamento olografo.

testamentoQualora non venga prodotto l’originale del testamento olografo, ma una copia su carta carbone  di esso, è giustificata la presunzione che il “de cuius” lo abbia revocato distruggendolo deliberatamente, con la conseguenza che la parte che intenda ricostruire mediante prove testimoniali, a norma degli artt. 2724, n. 3, e 2725 cod. civ., un testamento di cui si assuma la perdita incolpevole per smarrimento o per distruzione, deve fornire la prova dell’esistenza del documento al momento dell’apertura della successione. Soltanto nel documento originale – e non nella copia in carta carbone –  sussistono i requisiti della olografia e della sottoscrizione necessari per attribuire il carattere di testamento olografo alla scheda controversa, dal quale possono individuarsi quegli elementi la cui peculiarità o addirittura singolarità consente di risalire, con elevato grado di probabilità, al reale autore della sottoscrizione in relazione alla conosciuta specificità del profilo calligrafico, degli strumenti di scrittura abitualmente usati, delle stesse caratteristiche psico – fisiche del soggetto rappresentati dalla firma.

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