Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 26 giugno 2015, n. 13187. La mancanza del guard rail non è sufficiente per la responsabilità del gestore della strada

La mancanza del guard rail, che ha lo scopo di prevenire i danni derivanti da condotte anomale degli utenti della strada, non è , ex se, causa sufficiente per stabilire la responsabilità del gestore della strada. strada senza guard railPer l’accertamento della causalità omissiva in materia di responsabilità civile, spetta al danneggiato dimostrare che l’evento di danno, se fosse stata tenuta la condotta alternativa corretta, non si sarebbe verificato con ragionevole probabilità. Continua a leggere

Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per la Regione Campania, sentenza 24.6.2015, n. 649. Nessuna sanzione per l’indebitamento diretto a finanziare il risarcimento dei danni da occupazione illegittima.

Le sanzioni previste dall’art. 30, comma 15, legge 27 dicembre 2002, n 289, nei confronti degli amministratori comunali che ricorrano all’indebitamento per finanziare spese diverse da quelle di investimento non si applicano al caso di risarcimento del danno da occupazione illegittima che rappresenta la contropartita della possibile stabilizzazione dell’acquisto in capo all’ Amministrazione, che, pertanto, acquisisce un bene nel proprio patrimonio, con possibilità di qualificare la predetta spesa in conto capitale.  enti localiLa richiesta di risarcimento del danno, con successiva liquidazione giudiziale, ha funzione abdicativa del diritto di proprietà che può conseguentemente essere acquisita al patrimonio pubblico, specie se il bene immobile privato è stato destinato ad opere pubbliche effettivamente realizzate.

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Corte di Cassazione, sez. V Penale, sentenza 23 giugno 2015, n. 26455. Per reati di falso in atto pubblico è richiesto il dolo generico.

Ai fini della sussistenza dei reati di falso in atto pubblico delineati nel codice penale (artt.476 ss.), non rileva l’intento che muove l’agente, atteso che le fattispecie in questione sono configurate come reati di pericolo e sono connotate dal dolo generico e, dunque, la volontarietà e la consapevolezza della falsa attestazione, mentre non è richiesto l’animus nocendi né l’animus decipiendi, con la conseguenza che il delitto sussiste non solo quando la falsità sia compiuta senza l’intenzione di nuocere, ma altresì quando la sua commissione sia accompagnata dalla convinzione di non produrre alcun danno.timbro falso E se deve escludersi che il dolo generico possa ritenersi sussistente per il solo fatto che l’atto contenga un asserto obiettivamente non veritiero, dovendosi, invece, verificare anche che la falsità non sia dovuta ad una leggerezza dell’agente, come pure ad una incompleta conoscenza e o errata interpretazione di disposizioni normative o, ancora, alla negligente applicazione di una prassi amministrativa, tuttavia deve considerarsi dolosa la falsa attestazione di un accertamento in realtà mai compiuto. Ricorre il cosiddetto “falso innocuo” nei casi in cui l’infedele attestazione (nel falso ideologico) o l’alterazione (nel falso materiale), siano del tutto irrilevanti ai fini del significato dell’atto e non esplichino, effetti sulla sua funzione documentale, non dovendo l’innocuità essere valutata con riferimento all’uso che dell’atto falso venga fatto.

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Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 22 giugno 2015, n. 12876. L’interruzione della prescrizione è eccezione in senso lato rilevabile d’ufficio.

L’eccezione di interruzione della prescrizione integra un’eccezione in senso lato e non in senso stretto e, pertanto, può essere rilevata d’ufficio dal giudice sulla base di elementi probatori ritualmente acquisiti agli atti, dovendosi escludere, altresì, che la rilevabilità ad istanza di parte possa giustificarsi in ragione della (normale) rilevabilità soltanto ad istanza di parte dell’eccezione di pretempo clessidrascrizione, giacché non ha fondamento di diritto positivo assimilare al regime di rilevazione di una eccezione in senso stretto quello di una controeccezione, qual è l’interruzione della prescrizione.

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Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 19 giugno 2015, n. 25944 . L’abuso di ufficio include il vizio di eccesso di potere.

giunta assessoreIl reato di abuso di ufficio è caratterizzato da una “doppia ingiustizia“: la prima inerisce alla condotta ed è costituita dalla contrarietà a norme di legge o di regolamento; la seconda attiene invece al risultato della condotta e si concreta nell’attribuzione ad un privato di un vantaggio indebito. Esso può configurarsi anche in relazione all’attività discrezionale della pubblica amministrazione non solo qualora la condotta si ponga in contrasto con il significato letterale o logico- sistematico di una norma, ma anche allorquando l’agire del pubblico ufficiale contraddica lo specifico fine perseguito dalla norma stessa, concretandosi nello sviamento di potere, indice dello svolgimento della funzione o del servizio che oltrepassi l’ambito delle scelte discrezionali attribuito al soggetto pubblico. Il reato include, dunque,  anche le altre patologie dell’atto amministrativo, tra le quali l’eccesso di potere, configurabile laddove vi sia stata oggettiva distorsione dell’atto dalla finalità tipica, in una interpretazione orientata costituzionalmente e rispettosa  del rilievo assunto dall’art. 97 Cost., nel suo nucleo precettivo, diretto ad evitare favoritismi o discriminazioni.

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Corte dei Conti, Seconda Sezione Centrale d’Appello, sentenza 10.6.2015 n. 314. L’immunità prevista dall’art.122, comma 4, Costituzione, non si applica ai consiglieri regionali responsabili di danno erariale.

 

Può configurarsi la responsabilità dei componenti dell’organo politico qualora esso abbia deliberato nell’ambito di un’attribuzione propria o comunque ingerendosi direttamente in attività gestorie. Ai consiglieri regionale membri dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale che ha disposto l’inquadramento illegittimo di un dipendente nei ruoli dirigenziali, non opera l’immunità prevista dall’art. 122, 4° comma Cost. secondo i principi stabiliti dalle sentenze della Corte Costituzionale nn. 289/1997 e 392/1999, in quanto essa si estende agli atti riconducibili alla sfera di autonomia propria dei consigli regionali connesse strettamente all’esplicazione del mandato rappresentativo, che si vuole preservare dalla interferenza di altri organi.consiglio regionale I consiglieri regionali sono comunque soggetti alla responsabilità amministrativa e contabile per il danno cagionato alle finanze regionali, in quanto l’autonomia organizzativa e contabile dei Consigli regionali non può implicare di per sé che l’amministrazione consiliare sfugga alla disciplina generale, prevista dalle leggi dello Stato. In una accezione prettamente giuscontabilistica il dolo eventuale è accettazione del rischio del previsto verificarsi dell’illecito pregiudizio alle casse della Regione, come si desume dalla superficialità con cui si pervenne all’adozione dei provvedimenti de quibus, caratterizzati da abnorme illegittimità.

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