Consiglio di Stato, Sezione Quarta, sentenza 23 gennaio 2019 n.577

Di fronte al silenzio dell’Amministrazione comunale sulla diffida della parte privata ad impedire lo sversamento abusivo di reflui sul bosco prospiciente la loro abitazione, di rimuovere le condotte abusivamente realizzate e di bonificare l’area, in vista della realizzazione di un allaccio della zona all’impianto fognario comunale, è inconfigurabile il rimedio impugnatorio, ex art. 117 c.p.a., essendo l’esigenza privata protesa ad attivare una complessa attività comunale, destinata a tradursi nell’adozione di atti programmatori generali e specifici provvedimenti costitutivi nonché nell’espletamento di onerose attività materiali di bonifica ambientale e ripristino dello stato dei luoghi, previo reperimento delle necessarie risorse finanziarie. Il silenzio-inadempimento tutelabile ai sensi degli artt. 31 e 117 c.p.a. postula in capo all’ amministrazione l’obbligo giuridico di provvedere sull’istanza del privato, in quanto finalizzato ad ottenere un provvedimento amministrativo tipizzato nella forma e nel contenuto. Tale rimedio processuale non ha lo scopo di tutelare la posizione del privato di fronte a qualsiasi tipo di inerzia comportamentale della p.a., bensì quello di apprestare una garanzia avverso il mancato esercizio di potestà pubbliche discrezionali, dal quale non può prescindersi al fine di valutare la compatibilità con l’interesse pubblico di quello sostanziale dedotto dall’interessato.

Massima di Nicoletta Palazzo

testo integrale

Cons. Stato sez. IV sentenza 577-.2019

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