Consiglio di Stato, Sezione Terza, sentenza 20 febbraio 2019 n. 1182

Non è configurabile il contrasto della disciplina nazionale sull’informativa interdittiva antimafia con l’art. 23 della Dichiarazione universale dei diritti umani e con i principi della Carta costituzionale, per violazione della libertà di impresa , poiché va ricordato che la normativa antimafia è espressione della potestà di cui all’art. 117, comma 1, lett. h) …. “ordine pubblico e sicurezza” ed e) … “tutela della concorrenza…” Cost., in relazione all’art. 1 del Protocollo addizionale 1 alla CEDU, sul presupposto che la formula elastica adottata dal legislatore per la disciplina delle misure prefettizie – che consente di procedere in tal senso anche solo su base indiziaria – deve ritenersi quale corretto bilanciamento dei valori coinvolti. Se da una parte è opportuno fornire adeguata tutela alla libertà di esercizio dell’attività imprenditoriale, dall’altra non può che considerarsi preminente l’esigenza di salvaguardare l’interesse pubblico al presidio del sistema socio-economico da qualsivoglia inquinamento mafioso. Non vi sono dubbi che l’esigenza di tutela della libertà di tutti i cittadini e di salvaguardia della convivenza democratica sono finalità perfettamente coincidenti con i principi della CEDU, ed anche la formula elastica adottata dal legislatore nel disciplinare l’interdittiva antimafia su base indiziaria ha il suo fondamento nella ragionevole esigenza del bilanciamento tra la libertà di iniziativa economica riconosciuta dall’art. 41 Cost. e l’interesse pubblico alla salvaguardia dell’ordine pubblico e alla prevenzione dei fenomeni mafiosi che, del resto, mediante l’infiltrazione nel tessuto economico e nei mercati, compromettono anche – oltre alla sicurezza pubblica – il valore costituzionale di libertà economica, indissolubilmente legato alla trasparenza e alla corretta competizione nelle attività con cui detta libertà si manifesta in concreto nei rapporti tra soggetti dell’ordinamento. Costituisce apprezzabile elemento di giustificazione dell’interdittiva il versamento costante di una somma da parte dell’imprenditore per il mantenimento del clan con cui gestivano gli affari e, grazie allo stesso clan, ricevevano commesse  come sorta di corrispettivo che l’imprenditore ha versato al clan in cambio dell’aggiudicazione dei lavori, della protezione del cantiere e della diretta mediazione con il clan del luogo ove i lavori vanno realizzati. E’ una commissione per il contratto di agenzia stipulato con il clan che abilita l’imprenditore a trattare con altri clan per facilitare l’esecuzione dei lavori.

massima di Gloria Sdanganelli©

testo integrale

Consiglio Stato III sentenza 1182-2019

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