Consiglio di Stato, Sezione Quarta, sentenza 29 marzo 2019 n.2084

Le previsioni dello strumento urbanistico attuativo con specificazione delle regole di conformazione disposte dal piano regolatore generale, ai sensi dell’art. 869 del codice civile rimangono efficaci a tempo indeterminato, nel senso che costituiscono le regole determinative del contenuto della proprietà delle aree incluse nel piano attuativo, diventando inefficaci unicamente le previsioni  che non abbiano avuto concreta attuazione, nel senso che non è più consentita la sua ulteriore esecuzione, salva la possibilità di costruzioni coerenti con le vigenti previsioni del piano regolatore generale e con le prescrizioni del piano attuativo (anche sugli allineamenti), che per questa parte ha efficacia ultrattiva. L’art. 17 della legge n. 1150 del 1942 si ispira al principio secondo cui, mentre le previsioni del piano regolatore rientrano in una prospettiva dinamica della utilizzazione dei suoli, le previsioni dello strumento attuativo hanno carattere di tendenziale stabilità, in quanto specificano in dettaglio le consentite modifiche del territorio, in una prospettiva in cui l’attuazione del piano esecutivo esaurisce la fase della pianificazione, determina l’assetto definitivo della parte del territorio in considerazione e inserisce gli edifici in un contesto compiutamente definito e, quindi, contiene prescrizioni urbanistiche che rilevano a tempo indeterminato, anche dopo la sua scadenza. Con la scadenza del termine decennale del piano attuativo, l’autorità competente riacquista il potere-dovere di dare un nuovo assetto urbanistico alle parti non realizzate, anche, in ipotesi, con una nuova convenzione di lottizzazione.  Le conseguenze della scadenza dell’efficacia del piano attuativo (ovvero dei piani a questo equiparati) si esauriscono, in sostanza, nell’ambito della sola disciplina urbanistica non potendo invece incidere sulla validità ed efficacia delle obbligazioni assunte dai soggetti attuatori degli interventi. Spetta al Comune di valutare la commutazione pecuniaria delle aree cedute dal privato sulla base di un apprezzamento complesso afferente alla sfera di discrezionalità tecnico-amministrativa non censurabile in sede giurisdizionale se non per manifesta irragionevolezza, che investe sia l’idoneità o meno delle aree offerte in funzione dell’uso pubblico cui verrebbero destinate, sia la possibilità di acquisire aree alternative, con monetizzazione a carico del lottizzante, al fine di mantenere invariato il livello di dotazione di standard fissato dal piano regolatore. Nel caso dell’urbanistica convenzionata, la cessione gratuita delle aree necessarie per le opere di urbanizzazione costituisce la regola, in quanto consente di reperire le aree a standard in loco e, quindi, di assicurare uno sviluppo urbanistico equilibrato. La c.d. monetizzazione di quota parte delle suddette aree costituisce, per contro, un’eccezione e, comunque, non configura una vicenda di carattere meramente patrimoniale poiché non può ammettersi separazione tra i commoda, sotto forma di entrata patrimoniale per il Comune, dagli incommoda, cioè il peggioramento della qualità di vita dei residenti della zona.

massima di Gloria Sdanganelli©

testo integrale

sentenza Cons.Stato IV n. 2084-2019

Il Comune di Sant’Andrea Apostolo dello Ionio è stato difeso dall’avv. Antonello Sdanganelli

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