Consiglio di Stato, Sezione Quinta, sentenza 10 ottobre 2018 n. 5838

Maurizio Carnevali

Sebbene l’annotazione di un operatore « nel casellario informatico tenuto dall’Osservatorio dell’ANAC per aver presentato false dichiarazioni o falsa documentazione nelle procedure di gara», prevista dalla lettera f-ter dell’ art. 80, comma 5, d.lgs. n. 50 del 2016, riporti «la non escludibilità della società dalle gare pubbliche», è tuttavia legittima l’esclusione disposta dalla stazione appaltante a carico dello stesso operatore per aver attestato falsamente di non essere iscritto nel casellario dell’ANAC.  La falsità dichiarativa, incidendo sulla fiducia che l’amministrazione deve nutrire nei confronti dell’operatore economico privato, integra l’ipotesi dell’art. 80, comma 5, lett. f-bis, d.lgs. n. 50 del 2016, che nondimeno il legislatore, sulla base di una valutazione svolta in astratto, ha elevato a motivo esclusione dalle procedure di affidamento senza margine di apprezzamento in capo all’amministrazione ulteriore rispetto al riscontro del falso. La contemporanea partecipazione ad una medesima gara in due diversi raggruppamenti temporanei di impresa– ascritta all’operatore nell’annotazione dell’ANAC ai sensi dell’art. 38, comma 1, lett. f), del previgente codice dei contratti pubblici – deve ritenersi idonea di per sé ad integrare un grave errore professionale. Ciò in base alla qualificazione normativa dello condotta medesima come turbativa d’asta ai sensi dell’art. 353 del codice penale, contenuta nel medesimo art. 37, comma 7, d.lgs. n. 163 del 2006.

massima di Gloria Sdanganelli

testo integrale

Consiglio di Stato V sentenza n.5838-2018

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