Consiglio di Stato, Sezione Quinta, sentenza 15 aprile 2020 n. 2427. Servizio assistito di gastronomia liberalizzato con attrezzature minime per il consumo sul posto

Maurizio CARNEVALI                                           Notte nata da Caos

Il servizio assistito di somministrazione in un esercizio di gastronomia calda non può essere circoscritto alla c.d. servizio da sala, vale a dire alla presenza fisica di camerieri che ricevano le ordinazioni o prestino comunque il servizio al tavolo degli avventori. Il discrimine effettivo fra le due modalità di esercizio consiste nella predisposizione di risorse, non solo umane ma anche materiali, che siano di servizio al cliente assistendolo per consumare confortevolmente sul posto (id est, non in piedi) quanto acquistato in loco anche con l’uso di tavolini e attrezzature (banche, panche, mensole). Naturalmente, secondo un ulteriore criterio di ragionevolezza, perché questa funzionalità alla somministrazione (anziché al mero consumo sul posto) vi sia, occorre che le attrezzature predisposte dall’esercente, pur senza un servizio al tavolo, siano di caratteri, dimensioni, quantità ed arredi tali da indurre indistintamente gli avventori al consumo sul posto dei prodotti appena acquistati. Incidendo sulle caratteristiche commerciali effettive dell’intero esercizio, visto dalla potenziale clientela non più come un luogo di mero approvvigionamento, ma anche come un possibile ed ordinario luogo di ristoro, viene a rilevare sul piano urbanistico della regolamentazione generale del commercio dell’area e sul discrimine reale tra attività liberalizzate – con condizioni minori di fruibilità ed arredi minimali sotto il profilo della comodità e dell’utilizzo – e attività non liberalizzate.

massima di Luca Sdanganelli

testo integrale

Consiglio di Stato Sez V sentenza 2427-2020

This Post Has Been Viewed 62 Times