Consiglio di Stato, Sezione Quinta, sentenza 27 novembre 2019 n. 8091. Non idoneità e convenienza dell’offerta nel diniego di aggiudicazione.

Maurizxio Carnevali

Mentre l’organo di gara è vincolato dai criteri e sub-criteri stabiliti nel bando, aventi la funzione di predeterminare la discrezionalità tecnica spettante alla commissione aggiudicatrice, e così assicurare la trasparenza dei punteggi attribuibili e la consapevole formulazione dell’offerta per i concorrenti, l’amministrazione aggiudicatrice proprio sulla base della valutazione ottenuta in gara può invece apprezzare l’offerta in relazione ai presupposti della convenienza ed idoneità previsti dal previgente art. 81, comma 3, d.lgs. n. 163 del 2006 (oggi, art. 95, comma 12, del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50), la cui ampiezza emerge dalla loro latitudine semantica e – va aggiunto – si inquadra dal punto di vista sistematico nel potere di approvazione degli atti della procedura spettante alla stessa amministrazione ex art. 12 del previgente codice dei contratti pubblici. La valutazione così rimessa dalla legge all’amministrazione, non vincolata da quella della commissione giudicatrice, risponde ad un’immanente funzione di tutela dell’interesse pubblico da realizzare attraverso l’affidamento del contratto e di opportunità di stipularlo sulla base delle condizioni desumibili dall’offerta presentata in gara dal potenziale aggiudicatario. Un’offerta giudicata positivamente dalla commissione di gara, perché rispondente a criteri di valutazione stabiliti nel bando, può essere ritenuta dall’amministrazione aggiudicatrice non conveniente o idonea rispetto alle esigenze che la stessa si propone di realizzare attraverso l’affidamento del contratto, senza alcuna contraddittorietà nell’operato complessivo della stazione appaltante.

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Consiglio di Stato Sez V sentenza 8091-2019

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