Consiglio di Stato, Sezione Sesta, sentenza 20 maggio 2021 n. 3907. Ritardo nell’assunzione del vincitore di concorso, risarcimento danni, onere della prova.

Maurizio Carnevali

La reiterata ed illegittima interferenza nella procedura valutativa determina l’insorgenza di un danno ingiusto, derivante dalla tardiva assunzione, di cui si ritiene integrato il presupposto soggettivo della responsabilità, tenuto conto che l’illegittimità del provvedimento, pur non coincidendo con la colpa, rappresenta un indice presuntivo, ovvero un indizio grave, preciso e concordante, idoneo a fondarne una presunzione semplice. In assenza di prova contraria da parte dell’amministrazione, che avrebbe l’onere di allegare circostanze da cui desumere la scusabilità dell’errore, la colpa dell’amministrazione deve ritenersi provata. Il nesso causale va ricercato nell’illegittimo e reiterato operato dell’Università tale da impedire per anni la presa di servizio della ricorrente, non consentendole di svolgere le funzioni di ricercatore universitario e di percepire la relativa remunerazione. Nella liquidazione del danno, sorgendo l’obbligo di retribuzione della prestazione lavorativa solo con il perfezionamento degli atti costitutivi del rapporto di impiego ed in presenza dell’effettivo svolgimento della prestazione, in assenza del provvedimento costitutivo del rapporto di lavoro e dei conseguenti adempimenti contabili per il pagamento degli assegni con carattere di fissità, nessuna pretesa può essere validamente avanzata per la remunerazione di prestazioni non rese. Tuttavia, la pretesa risarcitoria per equivalente in ipotesi di omessa o ritardata assunzione per illegittima esclusione da un pubblico concorso, implica la sussistenza di un danno non identificabile  in astratto nella mancata erogazione della retribuzione e della contribuzione, occorrendo invece, caso per caso, individuare l’entità dei pregiudizi di tipo patrimoniale e non patrimoniale che trovino causa nella condotta illecita dell’amministrazione alla stregua dell’art. 1223, cod. civ. Residua certamente un danno da mancato guadagno, che ha solo come base di calcolo l’ammontare del trattamento economico netto non goduto (ossia con esclusione di ogni voce retributiva diversa e ulteriore allo stipendio tabellare) decorrente dalla data in cui l’appellante avrebbe dovuto essere immessa in servizio, e che, non identificandosi con esso, deve essere sottoposto ad una percentuale di abbattimento in considerazione del fatto che il danneggiato ha comunque potuto dirottare le sue energie lavorative in altre occasioni, anche solo potenziali, di guadagno e ha potuto risparmiare, nel contempo, le energie fisico-psichiche che il lavoro, che le è stato illegittimamente negato dall’amministrazione resistente, avrebbe comunque implicato. Il danno non patrimoniale, da identificarsi con qualsiasi conseguenza pregiudizievole della lesione di diritti della personalità costituzionalmente protetti, il pregiudizio, non costituendo un mero danno-evento, cioè in re ipsa, deve essere oggetto di allegazione e prova.

massima di redazione©

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Consiglio Stato Sez VI sentenza 3907-2021

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