Consiglio di Stato, Sezione Terza, sentenza 17 settembre 2019 n. 6207. Scioglimento del consiglio comunale e limiti della cognizione del giudice amministrativo.

Renato Guttuso

In tema di scioglimento del Consiglio comunale disposto ai sensi dell’art. 143 del d.lgs 267/2000, pur dando atto che un’inchiesta penale – estesa, unitamente a soggetti riconducibili ai locali clan, anche ad alcuni amministratori locali – si è conclusa con la condanna dei soli indagati per reati di criminalità organizzata e con l’assoluzione degli amministratori coinvolti, non sembra che la presenza di accostamenti suggestivi tra l’ipotesi accusatoria, poi non condivisa dal giudice penale, e gli elementi oggettivi contestati nei confronti di alcuni amministratori locali, abbia condizionato la corretta descrizione dei fatti e la formulazione delle considerazioni conclusive e rilevanti riguardo al significato indiziario da essi ritraibile.  Sulla descrizione e valutazione degli elementi contestati deve soffermarsi l’esame del giudice amministrativo, per stabilire se possa ritenersi logico attribuire ad essi un disvalore sintomatico, ulteriore rispetto a quello non ritenuto sussistente in sede penale, e idoneo ad integrare i presupposti richiesti dall’art. 143 cit. In questa prospettiva, la continuità personale tra i componenti delle amministrazioni che si sono succedute – anzi, come sottolinea la relazione prefettizia, “le continue e frequenti migrazioni di consiglieri dalla minoranza alla maggioranza, girandola di nomine assessorili e surroghe consiliari che hanno messo in luce strettissimi legami parentali tra gli stessi” – costituiscono un dato oggettivo, che risulta suffragato attraverso l’elencazione analitica delle cariche e delle vicende politiche dei diversi amministratori comunali, e che può assumere o meno un significato in relazione agli elementi che connotano le condotte dei singoli e li pongono, direttamente o indirettamente, in collegamento con soggetti controindicati. L’analitica mappatura delle aree di influenza e delle vicende che testimoniano l’evoluzione nella distribuzione del potere all’interno della criminalità organizzata nel territorio in questione, pure contenute nella relazione, lungi dal costituire un pregiudizio fuorviante, forniscono un fondamentale presupposto per interpretare il significato delle condotte contestate agli amministratori. La misura dello scioglimento risponde ad un’esigenza di prevenzione anticipata di fronte alla minaccia della criminalità organizzata, ed è frutto di valutazioni ampiamente discrezionali e suscettibili di un sindacato soltanto estrinseco che si arresta sulla soglia della logicità e completezza delle valutazioni esternate.

massima di Gloria Sdanganelli©

testo integrale

Consiglio Stato sez III sentenza n 6207-2019

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