Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale Puglia, sentenza 4 ottobre 2021 n. 867. Assenteismo, danno erariale, irrilevanza delle prassi d’ufficio, dolo del dipendente.

Joshua Reynolds

La fissazione di varie disposizioni di principio e di diversi obblighi in materia di orario di lavoro, di presenza in ufficio e di accertamento di tale presenza, recepiti anche dalla contrattazione collettiva per fronteggiare l’assenteismo, è rivolta per un verso, a prevenire la compromissione, in via generale il principio di buon andamento e il prestigio della p.a., e sul piano della singola amministrazione, il sinallagma tra le prestazioni sotteso al contratto di lavoro del dipendente pubblico, la cui retribuzione è finanziata con risorse della collettività; sotto altro aspetto, essa è finalizzata a potenziare i livelli di efficienza del settore pubblico, contrastando i fenomeni di scarsa produttività e di assenteismo, tramite meccanismi funzionali a rilevare sia la qualità, che la quantità del lavoro prestato nel settore pubblico, anche attraverso forme di controllo automatizzato. La liquidazione della retribuzione da parte dell’Ente-datore di lavoro a fronte di periodi caratterizzati dalla mancata prestazione lavorativa, se sotto il profilo civile configura la lesione dell’equilibrio patrimoniale del rapporto di scambio, sotto il profilo amministrativo-contabile procura un danno alle finanze della P.A., senza che nessuna prassi o consuetudine, per quanto risalente, possa giustificare la violazione dell’obbligo di timbrare il cartellino e di attestare l’allontanamento dall’ufficio. Sotto il profilo probatorio, alla parte requirente è sufficiente dimostrare l’allontanamento dalla sede di servizio senza avere effettuato la dovuta timbratura, spettando poi al debitore-convenuto allegare la prova dell’adempimento o del corretto adempimento, quale fatto estintivo o modificativo del diritto azionato dal creditore, trattandosi di fatto riferibile alla sua sfera di azione, in coerenza con la regola della ripartizione dell’onere della prova dettata dall’art. 2697 c.c. (ad es., allegando autorizzazioni o permessi di sorta del dirigente competente, dichiarazioni testimoniali di colleghi o di terzi, foglio uscita automezzi vistato dal capo servizio o area, presunzioni). Circa l’elemento psicologico, si ritiene connotata dal dolo la condotta imputabile al dipendente, configurabile nell’abuso ripetuto della qualità di dipendente pubblico, nella falsa attestazione della propria presenza in ufficio o dell’assenza motivata da esigenze di servizio, nel compimento di gravi e reiterati atti contrari ai doveri d’ufficio, nella documentazione probatoria e l’accertamento compiuto in sede penale (per quanto provvisorio).

massima di redazione

testo integrale

Corte dei Conti Giur. Puglia sentenza 867-2021

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