Corte di Cassazione, Sezione Prima Civile, ordinanza 18 novembre 2021 n. 35352. Pluralità di C.T.U., vocazione edificatoria del bene occupato, valore dell’area, vizio della motivazione.

Luigi Busi

Ove la Corte di merito, la quale, facendo proprie le prime considerazioni del C.T.U., da una parte ha riconosciuto che l’area in questione era  destinata dal piano urbanistico comunale a zona verde privata di rispetto e, dall’altra, ne ha accertato la vocazione edificatoria, ciò pur in presenza di una seconda relazione predisposta dal medesimo consulente che, dopo aver confermato la destinazione a verde privato, aveva quantificato il valore dell’area, in applicazione dell’art. 16, comma 4, lett. b), I. 867/1971, tenendo conto del valore agricolo medio della coltura più redditizia tra quelle della regione agraria in cui il terreno ricadeva, incorre in vizio della motivazione. Dato che il riconoscimento dell’edificabilità di un suolo è legato soltanto alla sua classificazione urbanistica, occorre verificare, onde assicurare la piena reintegrazione patrimoniale commisurata al prezzo di mercato del fondo occupato, se sullo stesso insistessero vincoli di destinazione tali da escludere o limitare l’edificabilità legale. Se nel corso del giudizio di merito siano espletate più consulenze tecniche in tempi diversi con risultati difformi, il giudice può di certo seguire il parere che ritiene più congruo o discostarsene, dando però adeguata e specifica giustificazione del suo convincimento. In presenza di difformi risultati peritali, la Corte di merito, ove intenda uniformarsi alle risultanze di una relazione, non si limita ad un’adesione acritica ad esse, ma è tenuta a giustificare la propria preferenza, specificando la ragione per la quale, pur dopo aver chiamato a chiarimenti il consulente, aveva ritenuto di discostarsi dalle sue più recenti conclusioni, ravvisando comunque la natura edificatoria dell’area.

massima di redazione

testo integrale

Cassazione civile sez I ordinanza 35352-2021

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