Corte di Cassazione, Sezioni Unite, sentenza 7 febbraio 2019 n.3706

Nel procedimento di cancellazione di un iscritto dall’Albo degli Avvocati in possesso del titolo di Avocat rilasciato in Romania dall’U.N.B.R. – struttura “Bota”, ove il Consiglio dell’Ordine rilevi la mancanza di un requisito necessario per il mantenimento dell’iscrizione, prima della deliberazione finale deve invitare l’interessato a presentare eventuali osservazioni, e, se questi ha richiesto espressamente di essere ascoltato, deve procedere alla sua audizione in applicazione dell’art. 17, comma 12, legge 247 del 2012. La procedura di cancellazione regolata dall’art. 17 cit., non è una procedura disciplinare le cui disposizioni si estendono alla prima “in quanto applicabili”, nel senso che la disciplina del procedimento disciplinare è chiamata ad integrare la regolamentazione dell’art. 17 solo in quanto manchi una norma specifica nella disciplina sulla iscrizione e cancellazione dall’albo per assenza dei requisiti di legge e solo in quanto non vi sia rapporto di incompatibilità tra le due normative.


Il tema affrontato dalla sentenza delle SS.UU. n. 3706/2019 riguarda la figura dell’avvocato comunitario, introdotto dalla direttiva 98/5/CE e recepita nell’ordinamento italiano con il d.lgs. 96/2001. All’art. 1 della direttiva citata è esplicitato lo scopo della stessa, ovvero quello di “facilitare l’esercizio permanente della professione di avvocato, come libero professionista o come lavoratore subordinato, in uno Stato membro diverso da quello nel quale è stata acquisita la qualifica professionale”. L’avvocato che ha ottenuto questa qualifica nel proprio Paese di origine, e che, quindi, risulta iscritto presso la competente organizzazione professionale, può esercitare la professione in Italia purché sia iscritto alla sezione speciale dell’albo della circoscrizione del tribunale nella quale ha fissato la residenza o il proprio domicilio professionale e, purché per tre anni vi abbia svolto l’attività forense. Trascorso questo periodo l’avvocato potrà essere iscritto nell’albo comune con gli altri avvocati italiani.

Nel provvedimento in oggetto si discute l’iter di cancellazione dall’albo comune dell’avvocato cosiddetto integrato. L’art. 17 della legge n. 247 del 2012, al comma 12 prevede che “Nei casi in cui sia rilevata la mancanza di uno dei requisiti necessari per l’iscrizione, il consiglio, prima di deliberare la cancellazione, con lettera raccomandata con avviso di ricevimento invita l’iscritto a presentare eventuali osservazioni entro un termine non inferiore a trenta giorni dal ricevimento di tale raccomandata. L’iscritto può chiedere di essere ascoltato personalmente”. Le Sezioni Unite, con la sentenza n. 6963 del 2017, applicavano al procedimento di cancellazione le norme previste per i procedimenti disciplinari – in base al richiamo operato dall’art. 17, comma 3, L. 247/2012 – garantendo, così, il contraddittorio ed il diritto di difesa. Ciò comportava che, nel caso in cui fosse stata accertata la mancanza dei presupposti necessari per mantenere l’avvocato integrato nell’albo comune sarebbe stato necessario che questi, prima di essere cancellato dal COA, fosse invitato a comparire. In assenza dell’invito si sarebbe determinata la nullità del provvedimento di cancellazione.

Le Sezioni Unite, visto il contrasto creatosi sulla medesima questione, hanno proposto un’esegesi dell’articolo 17, l. n. 247 del 2012, chiarendo che la procedura prevista non rientra tra quelle disciplinari per una serie di ragioni. Innanzitutto, perché quest’ultima è disciplinata dal titolo V della legge citata. In secondo luogo, perché se così non fosse, sarebbe stato privo di senso il richiamo previsto dal comma 3 dell’articolo di cui si discute (l’accertamento dei requisiti è compiuto dal consiglio dell’ordine, osservate le norme dei procedimenti disciplinari, in quanto applicabili), visto che ci sarebbe stato un rinvio diretto. Inoltre, il richiamo ai procedimenti disciplinari avviene solo nei casi in cui non vi sia una disciplina specifica atta a regolare l’iscrizione e la cancellazione dall’albo e, soprattutto, purchè vi sia compatibilità tra le normative. Nel caso di specie la Cassazione non ha ravvisato i due requisiti: da un lato l’art. 17, comma 12 è completo in ogni sua parte, non necessitando rinvii ad altre norme, al contrario, si mette in rilievo il carattere della specificità; dall’altro lato, si crea un contrasto tra le disposizioni perché mentre nei procedimenti disciplinari è obbligatorio citare l’incolpato, nel procedimento di cui si discute l’audizione dell’iscritto avviene esclusivamente se richiesto dallo stesso, evidenziando la diversità tra le norme.

È chiaro che il contraddittorio non risulti violato per due ordini di motivi: in primo luogo perché è garantito sempre un contraddittorio cartolare, visto che il COA invita l’iscritto a presentare osservazioni su quanto contestatogli; in secondo luogo, il contraddittorio orale è consentito sulla base di una scelta discrezionale della parte personalmente che decide se è opportuno richiedere di farsi ascoltare dal Consiglio, altrimenti questi delibererà sulla base degli elementi a disposizione.

La Cassazione, tramite l’enunciazione del principio di diritto, ha voluto circoscrivere l’ambito di applicazione dei procedimenti disciplinari, sottolineando e chiarendone il rapporto con l’istituto della cancellazione dall’albo. In particolare, la Corte ha messo in evidenza l’importanza rivestita dalla libertà di agire e di autodeterminarsi.

massima e commento di Nicoletta Palazzo©

testo integrale della sentenza

Cassazione ss.uu. sentenza 3706-2019

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