Corte d’Appello di Genova, Sezione Lavoro, sentenza 29 novembre 2017 n.478

E’ contraria al canone di buona fede e correttezza del datore di lavoro pubblico la sospensione provvisoria delle indennità relative alla posizione  di alta professionalità impiegato pubblicosul presupposto dell’affievolimento del rapporto fiduciario con la P.A. a causa di una condanna penale a carico del dipendente e dell’avvio di un procedimento disciplinare. Anziché incidere sulla parte economica correlata allo svolgimento delle funzioni inerenti all’incarico di alta professionalità, l’amministrazione avrebbe dovuto, a seguito dei fatti di rilievo penale e disciplinare, destinare il dipendente ad altro incarico, facendo venire meno il titolo per il riconoscimento dell’alta professionalità – in ordine al quale non sussiste il diritto del dipendente ad ottenerlo – e del pagamento della conseguente indennità.

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Tribunale Amministrativo Regionale Lombardia, Brescia, Sezione Prima, sentenza 25 maggio 2017 n. 696

La contemporanea assenza del presidente del consiglio comunale e le dimissioni dalla carica di vicepresidente da parte del consigliere investito delle funzioni vicarie, non impediscono il regolare svolgimento dell’adunanza del consiglio comunale. In mancanza di una disposizione statutaria nella materia delle funzioni vicarie adottata secondo il rinvio operato dall’art.39, comma 1, d.lgs. n.267/2000, il principio generale di continuità degli organi politici indica la soluzione nel transito automatico delle stesse al consigliere anziano, scongiurando il riconsiglio comunaleschio dell’interruzione dell’attività di tali organi collegiali. L’autonomia statutaria può essere esercitata per individuare ulteriori forme di sostituzione, aggiuntive e prevalenti, del presidente del consiglio comunale nella previsione della figura del vicepresidente, ma non può escludere espressamente le funzioni vicarie residuali del consigliere anziano, in quanto priverebbe il consiglio comunale di uno strumento per bilanciare l’assenza o le dimissioni contemporanee del presidente e del vicepresidente. Talvolta alle dimissioni è associato un rilievo politico, che in quanto tale non è sindacabile, ma, al di fuori dei casi tassativamente previsti dalla legge, deve produrre conseguenze solo nella sfera personale del singolo consigliere, senza ostruire o condizionare il funzionamento dell’intero organo collegiale. Il necessario contrappeso è quindi il subentro automatico di un altro soggetto, che garantisca la prosecuzione dei lavori. Anche sotto questo profilo, l’art. 39 comma 1 del Dlgs. 267/2000 si rivela una norma di chiusura in grado di dare ordine alle diverse esigenze che si manifestano nello svolgimento dell’attività istituzionale in forma collegiale.

massima di Gloria Sdanganelli ©

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Tribunale di Torino, Sezione Lavoro, sentenza 9 maggio 2017 n. 576

L’assoluzione del pubblico dipendente comunale a conclusione del processo penale per truffa aggravata e peculato al quale era stato sottoposto non impedisce il procedimento disciplinare a suo carico, potendo i fatti essere rivalutati in quella diversa sede non certo nella loro consistenza oggettiva, ciò che effettivamente è precluso dalla sentenza di assoluzione, bensì nella loro rilevanza ai fini di integrare la distinta fattispecie disciplinare. In sede disciplinare, l’amministrazione è libera di valutare autonomamente gli atti del procedimento penale, senza necessità di una ulteriore ed autonoma istruttoria, e di avvalersi dei medesimi atti, in sede d’impugnativa giudiziale, per dimostrare la fondatezza degli addebiti.procedimento disciplinare
L’avere timbrato la propria presenza in servizio in orari in cui il dipendente si trovava presso la propria abitazione o in altro luogo diverso dalla sede di servizio e per motivi estranei al proprio ufficio costituisce elusione dei sistemi di rilevamento elettronici della presenza e dell’orario o manomissione dei fogli di presenza o delle risultanze anche cartacee degli stessi. Eludere significa sottrarsi ad un controllo ed indubbiamente l’utilizzo del badge in modo improprio impedisce al datore di lavoro di controllare l’effettiva presenza in servizio del dipendente, esigenza nella specie ancora più pregnante tenuto conto che l’attività lavorativa si svolgeva per lo più al di fuori dell’ufficio

Massima di Gloria Sdanganelli © Continua a leggere