Corte dei conti, Sezione Giurisdizionale per la Regione Emilia-Romagna, sentenza 26 marzo 2018 n.72

L’annullamento da parte del giudice del lavoro, con sentenza priva di effetti reintegratori passata in giudicato, del licenziamento per giusta causa del direttore generale di un’azienda pubblica per mancanza di contestazione degli addebiti ex art. 7 della legge n. 300/70, relativi alla condotta disciplinarmente rilevante anche alla fattispecie del licenziamento per giusta causa del personale inquadrato nella categoria contrattuale dirigenziale, licenziatoè fonte di responsabilità amministrativa dei componenti del consiglio di amministrazione dell’ente che ha adottato il censurato recesso. Se il comportamento gestorio del Consiglio di amministrazione  fosse stato rispettoso della rituale instaurazione della procedura disciplinare nei confronti del direttore generale licenziato, la plausibile fondatezza del recesso datoriale intimato per giusta causa, a fronte della condotta disciplinarmente rilevante, avrebbe scongiurato un oneroso esborso per l’erario a titolo risarcitorio e di spese di giudizio. Sussiste il presupposto per l’esercizio del potere riduttivo del danno erariale a fronte di un comportamento comunque maldestro, imperito e negligente, sì da compromettere anche il conseguimento delle finalità perseguite, e, nondimeno, effettivamente ispirato dall’intento, che costituisce motivo di particolare valore morale e sociale (cfr. art. 62 n.1 c.p.), di perseguire l’effettivo o presunto interesse dell’Azienda attraverso l’allontanamento dal servizio di un dipendente cui, a torto o a ragione, si riteneva di addebitare, in tutto o in parte, una condotta contraria all’interesse dell’Azienda medesima.

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Tribunale di Milano, Settima Sezione Civile, giudice Vasile, sentenza 4 settembre 2017 n. 8948

Il mutamento soggettivo dell’appaltatore esecutore dopo la stipulazione del contratto d’appalto a seguito di un affitto di azienda, regolata dall’art.116 d.lgs.163/2016, applicabile ratione temporis, pone in capo alla stazione appaltante l’obbligo di valutare in concreto la sussistenza in capo alla cessionaria (o affittuaria del ramo aziendale) dei requisiti di qualificazione per l’esecuzione delle opere e servizi appaltati, il cui difetto determina la risoluzione dell’appalto.affitto azienda Allo scopo di  assicurare l’interesse pubblico all’esatto adempimento, l’esigenza è di evitare che le prestazioni oggetto del contratto siano eseguite da soggetti non scrutinati in sede di gara e che potrebbero non superare le verifiche circa i requisiti soggettivi e oggettivi.Ove il contratto di affitto di ramo d’azienda non abbia previsto né un trasferimento di qualifiche e requisiti (in particolare, quello economico-finanziario) da parte della concedente all’affittuaria, né che l’affittuaria si avvale di quelli dell’azienda cedente in forza di un contestuale accordo di avvalimento tra le parti avente ad oggetto il fatturato maturato negli anni precedenti, tali requisiti rimangono nella sfera esclusiva del cedente e non possono ritenersi trasferiti al cessionario alla pari delle altre componenti oggettive dell’azienda. Pur intendendo l’avvalimento istituto di applicazione generale anziché circoscritto alla fase di gara, le esigenze di garanzia della stazione appaltante non risultano assolte né dal contenuto del contratto di affitto, né dalle dichiarazioni che dovrebbero costituire accordo di avvalimento, per omessa indicazione puntuale del fatturato, che escludono la natura vincolativa dell’impegno finanziario assunto dal subentrante.

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Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, Sezione Quarta, sentenza 27 marzo 2017 n. 710

In una gara per il servizio di revisione o rigenerazione (sostituzione) di apparati meccanici dei veicoli in dotazione di un’azienda di trasporto urbano, la disciplina comunitaria impone che il mercato dei ricambi sia aperto anche ai riparatori indipendenti che debbono essere nelle condizioni, al fine di poter svolgere la loro funzione concorrenziale, di accedere sia all’acquisto di pezzi di ricambio originali o di qualità corrispondente, ripara autobussia alle “informazioni tecniche, attrezzature di diagnostica e altre apparecchiature o attrezzi, compreso tutto il software rilevante o alla formazione richiesta per la riparazione e la manutenzione di detti veicoli o per l’applicazione di misure di tutela ambientale. L’accesso agli operatori indipendenti deve essere concesso in modo non discriminatorio, pronto e proporzionato e le informazioni devono essere fornite in una forma utilizzabile.

massima redatta da Gloria Sdanganelli ©

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Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 8 ottobre 2015, n. 2018. L’associazione in partecipazione simula un affitto d’azienda se il rischio d’impresa è assunto integralmente dall’associato.

Il contratto di associazione in partecipazione occulta un affitto di ramo d’azienda se la completa conduzione dell’azienda sia riservata all’associato, l’unico ad intrattenere rapporti con i terzi, a decidere in totale autonomia le strategie di vendita e ad assumere i dipendenti, sopportando da sola l’intero rischio di impresa. associzione partecipazioneCiò vuoi dire che, sebbene l’attività affidata all’associato possa concretizzarsi in una vera e propria preposizione institoria, nondimeno essa rimane cosa molto diversa dall’addossare al solo associato l’intero rischio di impresa, giacchè gli effetti giuridici del suo esercizio si producono pur sempre nella sfera giuridica (anche) dell’associante medesimo, che per tale ragione sopporta (sebbene non da solo) il rischio di impresa. Continua a leggere