Consiglio di Stato, Sezione Quarta, sentenza 5 aprile 2018 n.2122

L’Adunanza Plenaria, ai sensi dell’art. 99, comma 1, c.p.a., è chiamata a pronunziarsi: a) sul carattere tassativo delle ipotesi di annullamento con rinvio di cui all’art. 105 c.p.a., ovvero, ove se ne riconosca la natura di clausola generale, individuare i criteri che devono guidare il giudice nell’attività di interpretazione dei fatti processuali, onde qualificarli come cause di annullamento con rinvio; b) se l’erronea declaratoria di inammissibilità consiglio stato internodel ricorso per difetto di interesse debba (o possa) essere ricompresa nella categoria della lesione dei diritti della difesa, come perdita del  doppio grado di giudizio nel merito, con conseguente annullamento della sentenza con rinvio al primo giudice; c) se ed entro quali limiti e secondo quali criteri possa riconoscersi al giudice di secondo grado il potere di sindacare il contenuto della motivazione della sentenza impugnata, al fine di riqualificare il (formale) dispositivo di declaratoria di inammissibilità per carenza di interesse in un (sostanziale) accertamento della violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato (art. 112 c.p.c.) o dell’obbligo di motivazione (artt. 74 e 88 c.p.a.), intesa – questa – come elemento essenziale della sentenza, rispetto all’oggetto del processo; d) se dette ultime ipotesi costituiscano  rispettivamente, lesione dei diritti della difesa o ipotesi di nullità della sentenza, ai sensi dell’art. 105, comma 1, c.p.a.

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Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, Sezione Prima, sentenza 8 marzo 2018 n. 1486

Ove la gara debba essere aggiudicata secondo il criterio del prezzo più basso, la certificazione CE rilasciata dall’Ente Certificatore riferita ai prodotti offerti riguarda gli aspetti tecnici e qualitativi della fornitura, estranei alla nozione di offerta in senso proprio. Piuttosto, tale requisito va inquadrato, secondo la disciplina normativa applicabile ratione temporis, nell’ambito della capacità tecnica e professionale dei fornitori e dei prestatori di servizi, in particolare nella previsione di cui all’art. 42, primo comma lettere l) ed m) del d.lgs. 12 aprile 2006 n. 163 che, nel caso di forniture, prevede la possibilità di richiedere campioni, descrizioni o fotografie dei beni da fornire, la cui autenticità sia certificataesclusione gara a richiesta della stazione appaltante, nonché la produzione di certificati rilasciati dagli istituti o servizi ufficiali incaricati del controllo qualità, di riconosciuta competenza, che attestino la conformità dei beni con riferimento a determinati requisiti o norme. La stazione appaltante non può pretendere, al fine di dimostrare il possesso del predetto requisito speciale di partecipazione, la diretta produzione della documentazione di riferimento, o comunque limitare il ricorso alla semplificazione amministrativa, oltre tutto sanzionando la violazione di un simile precetto con l’estromissione dalla gara, fermo restando il principio di tassatività delle cause di esclusione di cui all’art. 46, comma 1 bis del d.lgs. 12 aprile 2006 n. 163, alla cui stregua la qualificazione giuridica di siffatti precetti è quella della nullità ex lege.

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Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 19 ottobre 2015, n. 21090. Nel contratto di spedalità la responsabilità della struttura ospedaliera per l’esito delle cure prestate al paziente è di natura contrattuale.

La responsabilità contrattuale di una struttura ospedaliera deriva dall’obbligo di erogare la propria prestazione con la massima diligenza e prudenza, oggetto di obbligazione contrattuale nel contratto c.d. di spedalità, e, oltre al rispetto delle normative di ogni rango in tema di dotazione e struttura delle organizzazioni di emergenza, vanno osservate in concreto, per il tramite degli operatori sanitari, condotte adeguate alle condizioni disperate del paziente ed in rapporto alle precarie o limitate disponibilità di mezzi o risorse, benché conformi alle dotazioni o alle istruzioni previste dalla normativa vigente, adottando di volta in volta le determinazioni più idonee a scongiurare l’impossibilità del salvataggio del leso. chirurgiaIl ritardo nella comunicazione dei decisivi dati degli esami di laboratorio e nell’effettivo avvio dell’intervento chirurgico, come pure le modalità di manipolazione di alcuni organi del paziente, sono correttamente individuate dalla corte del merito quali potenziali cause dell’esito letale; mentre anche un’eventuale conformità della non adeguata scorta di sangue alle previsioni normative applicabili non avrebbe esentato l’azienda ospedaliera dall’onere dell’adozione di ogni misura conseguente, quale l’immediata richiesta di altro sangue presso strutture che ne fossero invece dotate, o, per ipotesi, il trasferimento immediato del paziente ad altra struttura più attrezzata.

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