Corte dei Conti, Seconda Sezione Centrale d’Appello, sentenza 26 gennaio 2018 n.37

La costituzione di parte civile nel processo penale dell’Amministrazione danneggiata, produce effetti interruttivi della prescrizione, anche nei confronti della Procura della Corte dei Conti, sino al momento in cui passa in giudicato la sentenza che definisce il processo.Le occasionali interferenze derivanti dalla possibilità che l’ordinamento giuridico consenta una pluriqualificazione giuridica dei medesimi fatti materiali oggetto della cognizione dei diversi plessi giurisdizionali pone esclusivamente un problema di proponibilità dell’azione a fronte di un titolo giudiziale già perfezionatosi, eseguito e totalmente satisfattorio della pretesa esercitata, risolvibile secondo i principi della preclusione, ma non un problema di giurisdizione. L’occultamento doloso del danno, correlato alla condotta di cui all’art. 640 bis, c.p. (truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche) stante le acclarate modalità truffaldine della condotta contestata all’appellante, preclude il decorso del termine di prescrizione, finanziamenti truffaprima che la Procura contabile, titolare dell’azione risarcitoria, abbia avuto conoscenza completa e qualificata dei fatti forieri di danno erariale, al punto da non poter attribuire rilevanza alla scoperta del danno ad opera di altri organi dello Stato. Nel giudizio di responsabilità amministrativa, il giudice può porre a fondamento della decisione anche prove atipiche, ovvero innominate in quanto non espressamente previste dal codice di rito (scritti provenienti da terzi a contenuto testimoniale; gli atti dell’istruttoria penale o amministrativa; i verbali di prove espletate in altri giudizi; le sentenze rese in altri giudizi civili o penali, comprese le sentenze di patteggiamento; le perizie stragiudiziali; i chiarimenti resi dal CTU, le informazioni dal medesimo assunte, le risposte eccedenti il mandato e le CTU rese in altri giudizi fra le stesse o altre parti), in base alle quali – previo contraddittorio tra le parti – può formare il proprio libero convincimento ex artt. 115 e 116 c.p.c. (v. ora artt. 94 e 95 c.g.c.), purché di tale utilizzazione fornisca adeguata motivazione.Ove il conseguimento del finanziamento pubblico sia il frutto di un’artificiosa e truffaldina simulazione di requisiti in verità insussistenti e dunque di un comportamento illecito che vizia tutto il programma di erogazione e sottrae pubblico denaro ad altre iniziative produttive e ad altri soggetti imprenditoriali, va esclusa la detraibilità dal danno di quella parte di finanziamento eventualmente utilmente impiegata.

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Il Consiglio di Stato apre alla notifica del ricorso introduttivo a mezzo PEC

Antonello Sdanganelli

Il Consiglio di Stato apre alla notifica del ricorso introduttivo a mezzo PEC. Nota a: Consiglio di Stato sez.VI^, sentenza 28.5.2015 n. 2682*

Scritto in onore di Antonio Romano, per i 50 anni di Avvocatura.

Sommario: 1. Lo stato della normativa sul processo amministrativo telematico; 2. Strumenti di notificazione tradizionale e PEC; 3. La notificazione del ricorso introduttivo è compatibile con l’attuale quadro normativo.

1) La sentenza in commento ha il pregio di dissolvere i dubbi disseminati da alcune decisioni del giudice amministrativo[1], taluna favorevole, talaltra contraria alla immediata precettività, in materia di notificazione del ricorso introduttivo del processo, della disciplina fissata negli articoli 1 e 3 bis della l. 53/94, nel testo modificato dall’art. 25 comma, 3, lett. a) della l. 12 novembre 2011, n. 183, che affida all’avvocato il compito di“eseguire la notificazione di atti in materia civile, amministrativa e stragiudiziale […] a mezzo della posta elettronica certificata. La decisione del Consiglio di Stato dovrebbe por fine alla eccessiva prudenza di un orientamento che, in attesa delle regole tecniche ministeriali propulsive del processo amministrativo telematico (PAT) annunciato dall’art. 13 dell’Allegato 2 al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104  (Codice del Processo Amministrativo – CPA), ha tracciato alcune linee per dissuadere dall’impiego della PEC nella notificazione del ricorso introduttivo, ipotizzando la nullità della notificazione, sanabile con la costituzione del convenuto, e, di rado, riconoscendo la rinnovazione della notificazione per errore scusabile[2]. L’impatto delle tesi restrittive sulle modalità di esercizio del diritto di difesa del soggetto che instaura l’azione giudiziaria non è privo di rilevo se si pone mente al fatto che la scelta dello strumento notificatorio è salvaguardata secondo un’impostazione orientata in conformità all’art.24 Cost. ed ai principi di uguaglianza e non discriminazione contenuti nel nostro ordinamento[3]

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