Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana, Sezione Seconda, sentenza 23 marzo 2018 n. 437

E’ illegittima la revoca dell’autorizzazione rilasciata per l’esercizio dell’attività di trasporto mediante noleggio di autovettura da rimessa con conducente ove l’ente, accertata la sopravvenuta mancanza di un requisito prescritto per l’esercizio della professione, non conceda all’interessato il termine per la regolarizzazione previsto dal regolamento comunale. risciòBenchè la concessione del termine costituisca una mera facoltà, ciò non implica che l’Amministrazione possa decidere a proprio arbitrio di concederla o meno, senza alcuna motivazione, a fronte di una richiesta che, come nel caso di specie, è esplicitamente formulata dall’interessato. Il potere pubblico è sempre funzionalizzato alla tutela dell’interesse pubblico e tanto vale non solo per gli atti doverosi ma anche, e a maggior ragione, per quelli al cui esercizio l’ente è facoltizzato da una disposizione normativa che, nel caso di specie, le imponeva di prendere in esame la richiesta del ricorrente ed eventualmente anche respingerla, dando però conto del motivo della decisione, a compimento di scelte ragionevoli finalizzate nel senso sopraindicato, secondo un percorso logico esplicitato adeguatamente con congrua motivazione, in relazione all’interesse pubblico di volta in volta rilevante.

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Tribunale di Torino, Sezione Quarta Civile, sentenza 15 marzo 2018 n. 1308

In seguito a sentenza di patteggiamento resa ai sensi dell’art. 444 c.p.p., gli agenti di Polizia Municipale imputati di peculato, corruzione, ricettazione e intercettazione di comunicazioni telefoniche per l’illecito utilizzo da parte di privati di strumentazione in uso e nella disponibilità di pubblici ufficiali per destinazioni e fini diversi da quelli istituzionali al fine di accedere e avere conoscenza di comunicazioni e conversazioni riservate destinate a pubblici ufficiali per lo svolgimento e l’adempimento delle loro funzioni, rispondono, vigili urbani2dinanzi al giudice ordinario, del danno all’immagine sofferto dal Comune, avendo l’attività illecita inciso sulla credibilità e il prestigio dell’ente, con indubbia sfiducia nei confronti della gestione della cosa pubblica. La lesione del diritto personale all’immagine configurabile in capo all’amministrazione per la percezione che i consociati hanno delle modalità di azione conforme ai canoni del buon andamento e dell’imparzialità, comporta la tutela risarcitoria per la relazione tendenzialmente esistente tra le regole interne, improntate al rispetto dei predetti canoni, e la proiezione esterna di esse. Va altresì riconosciuto il risarcimento per danno funzionale da disservizio integrato dal dispendio di risorse comunali, anche in relazione alla mole di lavoro interno sopportato per svolgere le attività richieste dall’autorità giudiziaria, al fine di fornire un quadro completo dell’uso delle apparecchiature in oggetto in relazione alle condotte illecite contestate. Sotto altro aspetto, gli agenti rispondono per il danno patrimoniale procurato al Comune costituito dalla perdita per l’utilizzo da parte di terzi degli apparecchi in dotazione ai pubblici ufficiali e corrispondente alle utilità economiche da essi godute quale ingiusto corrispettivo del noleggio a terzi della strumentazione di servizio.

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Tribunale di Cosenza, Prima Sezione Civile, sentenza 6 marzo 2018 n.530

In materia di vincoli preordinati all’esproprio, comportando una indubbia grave restrizione del diritto di disporre della proprietà, l’indennità di cui all’art. 39 d.P.R. n. 327 del 2001 (T.U Espropriazioni) va commisurata all’entità del danno effettivamente prodotto soltanto «nel caso di reiterazione di un vincolo preordinato all’esproprio o di un vincolo sostanzialmente espropriativo». vincoli espropriativiSecondo un’interpretazione costituzionalmente orientata della norma contenuta nell’art. 39 cit., benchè l’area continui ad essere goduta dal proprietario, non può imputarsi ad esso l’onere di dimostrare il danno effettivamente patito, essendo il danno insito nella stessa reiterazione del vincolo, presumibile – secondo l’id quod plerumque accidit – riguardo all’evento lesivo che alla concreta lesione, rilevando la mancata disponibilità del bene e la compressione delle facoltà dominicali per la concreta difficoltà – se non impossibilità – di valutare sia l’opportunità di locazione o affitto dei fondi, sia, a fortiori, l’eventuale vendita degli stessi. Proprio l’indisponibilità patrimoniale del bene costituisce indispensabile parametro per addivenire ad una corretta stima del danno subito in misura percentuale rispetto all’indennità di espropriazione, rimanendo del tutto evidente come il calcolo del medesimo non possa prescindere anche da una valutazione del valore dell’area, incisa dal provvedimento di reiterazione del vincolo espropriativo. Rispondono in solido dell’obbligo dell’indennizzo, il Comune che ha adottato il vincolo e disposto le sue plurime reiterazioni, e l’ente universitario  beneficiario del vincolo medesimo.

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Tribunale di Roma, XII Sezione Civile, sentenza 27 febbraio 2018 n. 4202

Ove l’apertura di una voragine riveli una cavità sotterranea (banco di pozzolana situato, al di sotto del piano di campagna su cui, in epoca, imprecisata, si sono svolte attività estrattive con scavo di gallerie e ambienti ipogei) sottostante la strada pubblica,  l’area attigua su cui sorge un fabbricato abitativo è intrinsecamente pericolosa, benchè, come accertato dal Ctu, voragine2l’eventualità che si presentino a breve fenomeni di cedimento e più ancora di collasso non appaia imminente né tale eventualità può rappresentare un pericolo per la stabilità del fabbricato. In tal caso, il Comune titolare dell’area pubblica ed il gestore dei servizi idrici non sono tenuti a risarcire il danno patrimoniale ed esistenziale ai titolari dell’unità abitativa, in quanto il timore per la loro incolumità – di natura soggettiva e non oggettiva – non giustifica il trasferimento in altra abitazione. I costi derivanti dal trasferimento della propria dimora non sono risarcibili, non configurandosi la sussistenza di una situazione di fatto tale da non lasciare agli attori alcuna possibilità diversa da quella di procurarsi una nuova abitazione.

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Tribunale di Catania, Sezione Lavoro, sentenza 7 febbraio 2018 n. 499

In materia di riconoscimento delle differenze retributive derivanti dall’espletamento di funzioni dirigenziali di fatto, non spettano al dipendente comunale le indennità di posizione nella parte variabile e di risultato, trattandosi di emolumenti indefettibilmente legati al raggiungimento di obiettivi e valutazioni del risultato demandati alla mansioni superioridiscrezionalità datoriale. In tal senso, non possono utilizzarsi parametri normativi o costituzionali di riferimento quantitativo e la relativa quantificazione (o il suo accrescimento nel tempo) non può che restare riservata alla discrezionalità datoriale o al più alla fonte contrattuale, senza possibilità di alcun intervento di determinazione giudiziale. Detta discrezionalità è giustificata dalla ratio del trattamento economico accessorio, finalizzato non già alla corresponsione generalizzata ed indifferenziata di indennità incentivanti o premiali al personale, bensì alla valorizzazione tanto di posizioni di concreta responsabilità (con relativa graduazione anch’essa spettante alla discrezionalità amministrativa) quanto dei risultati effettivamente conseguiti a livello collettivo o individuale.

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Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per la Campania, sentenza 5 dicembre 2017 n. 424

Benchè non possa escludersi del tutto la possibilità di concessione a terzi, in uso gratuito, di beni immobili facenti parte del patrimonio disponibile dell’ente locale, ammettendola in casi in cui risulti adeguatamente dimostrata la finalità pubblicistica e l’utilità sociale della decisione assunta, tuttavia è indispensabile la preventiva ponderazione di tutti gli aspetti coinvolti, anche economici, al fine di evitare che, con la giustificazione di perseguire interessi pubblici, isola ecologicasi finisca con il favorire interessi privati. Rispondono di danno erariale i funzionari che abbiano consentito il comodato gratuito di un’area comunale per adibirla ad isola ecologica, prima del ricevimento del quadro economico delle entrate e delle spese previste dalla società per la gestione dell’area attrezzata e, quindi, senza alcuna valutazione in ordine alla quantificazione delle spese invocate per compensare il mancato versamento del canone di locazione. Il comodato di un bene di proprietà pubblica, costituendo una deroga al principio generale della redditività del patrimonio pubblico, deve costituire uno strumento per perseguire esclusivamente interessi pubblici che, al contrario, sono disattesi ove si riscontri il mancato versamento di un canone di locazione a fronte di spese – sostenute dal privato –  che non risultano adeguatamente documentate e valutate e di non irrilevanti introiti percepiti dal soggetto privato (e non dal Comune) per effetto della differenziazione dei rifiuti. L’affidamento diretto del servizio di gestione dell’isola ecologica in assenza dei presupposti richiesti dagli allora vigenti articoli 57 (procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara) e 125 (affidamento di servizi in economia) del D.Lgs. n.163/2006 e senza alcuna procedura comparativa che avrebbe potuto consentire all’Amministrazione di conseguire condizioni più favorevoli è fonte di responsabilità erariale.

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