Tribunale Amministrativo Regionale Toscana, Sezione Prima, sentenza 31 marzo 2017 n. 495

I Comuni non possono introdurre nel regolamento urbanistico e negli altri strumenti pianificatori-come il regolamento comunale per gli impianti – divieti o limitazioni generalizzate o, comunque, estese ad intere zone comunali con l’effetto di non assicurare i livelli essenziali delle prestazioni che l’Amministrazione è tenuta a garantire su tutto il territorio nazionale.elettrosmogCiò in forza sia dell’art. 117, secondo comma, della Costituzione, che riserva nelle materie di legislazione concorrente la potestà legislativa alle Regioni, salva la determinazione dei principi fondamentali spettante alla legislazione dello Stato, sia delle normative statali introdotte dal legislatore (legge n. 36/2001 e d.lgs. n. 259/2003 sulla disciplina delle comunicazioni elettroniche). La disposizione regolamentare in contrasto con il su riferito contesto giuridico rappresenta una misura discriminatoria e generalizzata, volta non a minimizzare l’esposizione ma ad ostacolare irragionevolmente la diffusione del servizio sull’intero territorio comunale ed a precludere contra legem l’installazione di impianti e antenne di telefonia.

massima di Gloria Sdanganelli ©

testo integrale

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Tribunale Amministrativo Regionale del Piemonte, Sezione Prima, sentenza 10 marzo 2017 n.348

La dismissione della partecipazione di un Comune da una società a partecipazione pubblica concreta un atto jure privatorum, compiuto dal comune “uti socius” – e non “jure imperii”. Pertanto, delibere impugnate pongono le parti contendenti, il Comune e società partecipata su un piano paritetico e rivelano nelle rispettive posizioni giuridiche soggettive da queste azionate una natura di diritti soggettivi, in quanto attinenti alla posizione dei comuni-soci all’interno della società.società partecipate Sotto diverso profilo, l’azione esperita nel presente giudizio dalla società ricorrente è volta a dimostrare la insussistenza dei presupposti per esercitare la dimissione delle quote da parte di un socio e, di conseguenza, la permanente validità della adesione dei Comuni alla società: essa è, quindi, diretta a tutelare il diritto soggettivo perfetto all’esecuzione delle partecipazioni comunali ed alle conseguenti controprestazioni. Il reale oggetto del giudizio, dunque, non è l’esercizio del servizio, né, tantomeno la questione attinente alla complessiva azione di gestione dei servizi erogati dalla società partecipata, ma gli atti con i quali i Comuni hanno fatto valere una posizione contrattuale paritetica. Non venendo in questione l’esercizio di un potere amministrativo propriamente detto, ma soltanto l’accertamento – vincolato – del ricorrere dei presupposti di legge per la cessazione della partecipazione azionaria, deve ritenersi che la controversia esuli – ex art. 7 comma 1 c.p.a. – dalla giurisdizione del giudice amministrativo, per rientrare appieno in quella dell’autorità giudiziaria ordinaria

motivazione redatta da Gloria Sdanganelli ©

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Consiglio di Stato, Sezione Quarta, sentenza 25 maggio 2016 n. 2221. Le scelte di pianificazione urbanistica richiedono una motivazione specifica nel caso di variante su area specifica.

L’urbanistica ed il correlativo esercizio del potere di pianificazione non possono essere intesi, sul piano giuridico, solo come un coordinamento delle potenzialità edificatorie connesse al diritto di proprietà, così offrendone una visione minimale limitata solo alla disciplina coordinata della edificazione dei suoli, ma devono essere ricostruiti come intervento degli enti esponenziali sul proprio territorio, in funzione dello sviluppo complessivo ed armonico del medesimo. urbanisticaPer mezzo della disciplina dell’utilizzo delle aree, si realizzano anche finalità economico – sociali della comunità locale (non in contrasto ma anzi in armonico rapporto con analoghi interessi di altre comunità territoriali, regionali e dello Stato), nel quadro di rispetto e positiva attuazione di valori costituzionalmente tutelati. L’onere di motivazione gravante sull’amministrazione in sede di adozione di uno strumento urbanistico, salvo i casi in cui esse incidano su zone territorialmente circoscritte ledendo legittime aspettative, è di carattere generale e risulta soddisfatto con l’indicazione dei profili generali e dei criteri che sorreggono le scelte effettuate, senza necessità di una motivazione puntuale e mirata. Le scelte urbanistiche, dunque, richiedono una motivazione più puntuale qualora incidano su aree specifiche, ledendo legittime aspettative; così come mentre richiede una motivazione specifica una variante che interessi aree determinate del PRG., per le quali quest’ultimo prevedeva diversa destinazione (a maggior ragione in presenza di legittime aspettative dei privati). Non altrettanto può dirsi allorchè la destinazione di un’area muta per effetto della adozione di un nuovo strumento urbanistico generale, che provveda ad una nuova e complessiva definizione del territorio comunale che involge il complessivo disegno di governo del territorio da parte dell’ente locale.

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