Consiglio di Stato, Sezione Quinta, sentenza 10 aprile 2018 n. 2185

A fronte della tardiva notifica del ricorso alla controinteressata aggiudicataria dovuta a un iniziale errore nell’individuazione dell’effettivo domicilio, va riconosciuto l’errore scusabile (art.37 C.P.A.), essendo incolpevole la condotta del ricorrente il quale abbia tentato di notificare l’impugnativa avverso l’aggiudicazione presso la sede dell’aggiudicatario che era stata indicata dalla stessa stazione appaltante nell’ambito dell’avviso di aggiudicazione. L’indicazione da parte della stazione appaltante (non solo della notifica tardivadenominazione, ma anche) dell’indirizzo dell’aggiudicatario non rappresenta un adempimento meramente formale, ma costituisce ottemperanza a uno specifico obbligo di legge che non può restare privo di conseguenze in termini concreti e anche ai fini processuali, assolvendo segnatamente allo scopo di fornire agli altri concorrenti le indicazioni necessarie per contestare (in particolare, in giudizio) l’intervenuta aggiudicazione. Nonostante emergano elementi che inducono a ravvisare una violazione del principio del contraddittorio in danno dell’aggiudicataria tale da disporre il rinvio al primo Giudice ai sensi dell’art.105 C.P.A., prevalenti ragioni sistematiche inducono a procedere comunque nell’esame nel merito dell’appello, in quanto, essendo l’appello stesso infondato nel merito, l’eventuale rinvio al primo Giudice (finalizzato a garantire le prerogative della controinteressata pretermessa in primo grado) sortirebbe paradossalmente un effetto svantaggioso in suo danno, riaprendo una vicenda processuale che può invece risolversi in modo vantaggioso per essa in entrambi i gradi di giudizio.

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Tribunale Amministrativo Regionale Puglia, Sezione I, Bari, sentenza 5 agosto 2017 n. 918

E’ consentito il soccorso istruttorio nei limiti in cui il chiarimento richiesto al concorrente sia circoscritto ad una mera precisazione circa un elemento aggiuntivo dell’offerta tecnica, quale l’impegno alla sostituzione del software offerto in sede di gara, già valutato dalla Commissione come idoneo e completo delle richieste caratteristiche minime, con altro più evoluto di prossima uscita.software Non avendo comportato alcuna richiesta e/o accettazione di integrazione o modifica dell’offerta tecnica, esitando in una mera conferma delle precedenti valutazioni già svolte dalla stazione appaltante circa la completezza dell’offerta tecnica prodotta, le richieste di precisazioni  all’operatore vanno considerate del tutto ammissibili, non essendosi violata la par condicio tra i concorrenti. Nell’esercizio del potere discrezionale di richiedere ai candidati chiarimenti sulla loro offerta, l’amministrazione aggiudicatrice deve trattarli in maniera paritaria e leale, di modo che, all’esito della procedura di selezione delle offerte e tenuto conto del suo risultato, non possa apparire che la richiesta di chiarimenti abbia indebitamente favorito o sfavorito il candidato o i candidati cui essa è stata rivolta. Spetta all’amministrazione aggiudicatrice assicurarsi che la richiesta di chiarimenti di un’offerta non conduca, da parte dell’offerente interessato, alla presentazione di quella che in realtà sarebbe una nuova offerta.

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Tribunale di Napoli, Giudice Lupi, sentenza 21 luglio 2017 n. 8466

Qualora l’organo straordinario statale – Commissariato di Governo per l’Emergenza Bonifiche e Tutela delle Acque nella Regione Campania delegato ex O.P.C.M. n. 2425/96 e successive – abbia ceduto per legge talune competenze alla Regione senza cessare come struttura commissariale,appalto pubblico non si è verificata l’estinzione dell’ente, ipotesi riconducibile alla fattispecie di cui all’art. 110 c.p.c. applicabile solo nel caso di definitiva cessazione di ogni funzione dell’ente. Nella fattispecie, quindi, trova applicazione l’art. 111 c.p.c. e, non sussistendo l’obbligo di riassumere il giudizio nei confronti della Regione, essa avrebbe potuto intervenire in giudizio o essere chiamata in causa. Poiché ciò non si è verificato, la sentenza, ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 111 c.p.c. produce, comunque, effetti nei confronti della Regione, successore a titolo particolare. Negli appalti pubblici l’autonomia dell’appaltatore, pur essendo meno ampia di  quella degli appaltatori privati per l’ingerenza dell’amministrazione appaltante  (attraverso la nomina obbligatoria del direttore dei lavori ed una sorveglianza intensa e costante), continua, tuttavia, a sussistere in limiti più ristretti, sicché  anche l’appaltatore di opera pubblica, di regola, è l’unico responsabile dei  danni cagionati a terzi nel corso dei lavori, mentre una responsabilità  dell’amministrazione committente resta configurabile, in via concorrente e  solidale, allorché il fatto dannoso sia stato posto in essere in esecuzione del  progetto o di direttive della medesima e, in via esclusiva, solo quando  l’ingerenza di detta amministrazione abbia compromesso ogni margine di  libertà ed autonomia dell’appaltatore nell’organizzazione ed esecuzione dei lavori.

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Tribunale Amministrativo Regionale Toscana, Sezione Prima, sentenza 31 marzo 2017 n. 495

I Comuni non possono introdurre nel regolamento urbanistico e negli altri strumenti pianificatori-come il regolamento comunale per gli impianti – divieti o limitazioni generalizzate o, comunque, estese ad intere zone comunali con l’effetto di non assicurare i livelli essenziali delle prestazioni che l’Amministrazione è tenuta a garantire su tutto il territorio nazionale.elettrosmogCiò in forza sia dell’art. 117, secondo comma, della Costituzione, che riserva nelle materie di legislazione concorrente la potestà legislativa alle Regioni, salva la determinazione dei principi fondamentali spettante alla legislazione dello Stato, sia delle normative statali introdotte dal legislatore (legge n. 36/2001 e d.lgs. n. 259/2003 sulla disciplina delle comunicazioni elettroniche). La disposizione regolamentare in contrasto con il su riferito contesto giuridico rappresenta una misura discriminatoria e generalizzata, volta non a minimizzare l’esposizione ma ad ostacolare irragionevolmente la diffusione del servizio sull’intero territorio comunale ed a precludere contra legem l’installazione di impianti e antenne di telefonia.

massima di Gloria Sdanganelli ©

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Corte dei Conti, Sezione giurisdizionale della Calabria, sentenza 20 aprile 2016, n.93. L’assenteista risponde del danno materiale ed all’immagine procurato all’amministrazione. Il suo controllore che ha tentato di coprirlo con un la falsa concessione di un periodo di ferie, concorre nel danno in via sussidiaria.

Nel caso di dipendente assenteista, oltre al danno rappresentato dall’importo degli assegni indebitamente percepiti, può venire in evidenza anche il danno non patrimoniale, arrecato al prestigio ed all’immagine della pubblica amministrazione dal suo comportamento doloso. Per la valutazione di detta ultima voce di danno da immagine, da effettuarsi equitativamente ai sensi dell’art. 1226 cod. civ., devono essere congiuntamente seguiti, secondo la giurisprudenza prevalente, tre criteri: oggettivo (che considera la gravità dell’illecito in riferimento agli effetti sull’azione amministrativa), soggettivo (che tiene conto della posizione  rivestita all’interno dell’ente) e sociale (relativo al clamore suscitato nell’opinione pubblica locale dai fatti in questione ed all’impressione che esso ha suscitato nell’opinione pubblica). assenteismoSe al danno erariale vi abbia concorso il soggetto che abbia controfirmato la domanda di ferie, rivelatasi falsa, al solo scopo di assicurare copertura all’assenteista, la responsabilità del concorrente ha natura sussidiaria da perseguire secondo un ordine di escussione, per cui la sentenza di condanna deve essere eseguita prima nei confronti del debitore principale e, poi, solo in caso di mancata realizzazione del credito erariale, nei confronti del debitore sussidiario nei limiti della somma al pagamento della quale questi è stato condannato.

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