Corte d’Appello di Genova, Sezione Lavoro, sentenza 29 novembre 2017 n.478

E’ contraria al canone di buona fede e correttezza del datore di lavoro pubblico la sospensione provvisoria delle indennità relative alla posizione  di alta professionalità impiegato pubblicosul presupposto dell’affievolimento del rapporto fiduciario con la P.A. a causa di una condanna penale a carico del dipendente e dell’avvio di un procedimento disciplinare. Anziché incidere sulla parte economica correlata allo svolgimento delle funzioni inerenti all’incarico di alta professionalità, l’amministrazione avrebbe dovuto, a seguito dei fatti di rilievo penale e disciplinare, destinare il dipendente ad altro incarico, facendo venire meno il titolo per il riconoscimento dell’alta professionalità – in ordine al quale non sussiste il diritto del dipendente ad ottenerlo – e del pagamento della conseguente indennità.

massima di redazione ©

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Tribunale di Monza, Sezione Lavoro, sentenza 12 settembre 2017 n.329

A fronte del reinserimento nella graduatoria provinciale ad esaurimento (GAE)  in forza di sentenza confermata in appello, il docente ha diritto a partecipare alla fase C del piano di assunzione straordinario previsto dalla Legge 107/15, per il quale ha inviato la domanda in forma cartacea, classeatteso che, alla data di entrata in vigore della legge, era da intendersi soggetto iscritto a pieno titolo nelle graduatorie ad esaurimento, per effetto del provvedimento di ottemperanza del MIUR che lo inseriva con decorrenza dall’anno 2014. Di conseguenza il MIUR va condannato a emanare tutti gli atti necessari per il riconoscimento del diritto del ricorrente a essere individuato quale destinatario di proposta di stipula di un contratto a tempo indeterminato, per la classe di concorso Scuola Primaria, in relazione alle immissioni in ruolo disposte nell’anno scolastico 2015/2016 nella fase C del piano varato con la legge 107/2015, con decorrenza dall’1.9.2015.

massima di redazione

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Tribunale Amministrativo Regionale Puglia, Sezione Terza, Bari, sentenza 27 luglio 2017 n. 869

Un accordo transattivo finalizzato a porre termine ad una complessa controversia avente ad oggetto la contestazione di una variante al piano di zona, ha natura sostitutiva dei relativi provvedimenti amministrativi con la conseguenza che sono riconducibili al genuspiano di zona degli accordi sostitutivi  di cui all’art. 11 legge n. 241/1990. Le controversie in materia di formazione, conclusione ed esecuzione degli accordi suddetti sono riservate alla giurisdizione esclusiva del Giudice amministrativo con estensione della cognizione del G.A. alle controversie avente ad oggetto sia la risoluzione della convenzione per inadempimento della P.A., sia la condanna di quest’ultima al risarcimento del danno. Qualora sia pattuito un termine essenziale ex art.1457, c.c., per l’adempimento degli obblighi derivanti dai menzionati atti transattivi, la risoluzione del contratto opera di diritto, prescindendo dall’indagine in ordine all’importanza dell’inadempimento, che è stata anticipatamente valutata dai contraenti, dovendo in tal caso il giudice limitarsi ad accertare la sussistenza e l’imputabilità dell’inadempimento.

massima della redazione

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Tribunale Amministrativo Regionale Calabria, Catanzaro, Sezione Seconda, sentenza 20 maggio 2017 n. 804

E’ illegittima la cancellazione del candidato dalla lista elettorale presentata nelle elezioni comunali a carico del quale la commissione elettorale ha accertato una sentenza di patteggiamento per un reato previsto dalla legge Severino come causa di incadidabilità, se la sentenza ex art.444, c.p.p., risale ad un periodo antecedente all’entrata in vigore della “disciplina previgente” prevista dall’art. 16, comma 1, del D.lgs. n. 235/2012. elezioni comunaliPoiché la normativa precedente, individuata nell’art. 15 della legge n. 55/1990, come modificato dall’art. 1, comma 2, della legge 13 dicembre 1999 n. 475, prevedeva, in effetti, al comma 1-bis, l’equiparazione, agli effetti della disciplina ivi prevista, delle sentenze ex art. 444 c.p.p. alle sentenze di condanna, va evidenziato che il comma 3, del detto art. 1 della legge n. 475/1999, al fine di regolare gli effetti temporali della predetta equiparazione, ha espressamente previsto che “la disposizione del comma 1-bis dell’art. 15 della legge 19 marzo 1990 n. 55, introdotto dal comma 2 del presente articolo, si applica alle sentenze previste dall’articolo 444 del codice di procedura penale pronunciate successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge. Con la conseguenza che, a fronte del chiaro tenore letterale, le pronunce ex art. 444 c.p.p. precedenti a tale data, quali quelle a carico dell’odierno ricorrente, non possono essere considerate equipollenti. Detta differenziazione è coerente con la caratterizzazione premiale che permea l’istituto del patteggiamento, dalla quale discende l’esigenza di evitare conseguenze negative non preventivamente valutate e ponderate dall’imputato al momento della prestazione del consenso.

massima di Gloria Sdanganelli ©

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Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale del Lazio, sentenza 8 novembre 2016 n.302. La mancata riscossione degli oneri concessori è fonte di responsabilità erariale per dirigente e funzionari dell’ufficio tecnico comunale.

Rispondono del danno erariale patito dal comune per mancata riscossione degli oneri concessori, escussione delle polizze fideiussorie ed applicazione delle sanzioni pecuniarie dirigente e funzionari comunali dell’ufficio tecnico addetti al servizio edilizio, per effetto di omissioni e violazioni dei propri obblighi di servizio, ciascuno in relazione alle mansioni svolte consistenti nella mancata richiesta di quanto dovuto dai costruttori beneficiari dei permessi a costruire.uffici-pubblici In particolare, il dirigente ha  mancato di esercitare qualsiasi funzione di controllo e propulsiva in ordine alla corretta gestione delle pratiche relative agli oneri concessori e, considerate le funzioni dirigenziali esercitate e i poteri ad esse connesse, alla sua condotta antidoverosa deve essere ricondotta una maggiore efficienza nella causazione del danno.

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Tribunale Roma, sentenza 16 settembre 2015, n. 7552. Dopo la rimozione del blocco della contrattazione collettiva nel pubblico impiego, l’avvio del procedimento di contrattazione è un obbligo per la P.A. cui corrisponde un diritto fondamentale ex art.39 Cost. tutelabile dal giudice ordinario.

Per effetto della dichiarazione di illegittimità costituzionale (sentenza 178/2015 della Corte Costituzionale)  con cui è stato rimosso dal nostro ordinamento il “blocco” della contrattazione collettiva nel settore del pubblico impiego, qualificato dalla Corte costituzionale quale vera e propria causa di sospensione strutturale, l’avvio del procedimento di contrattazione collettiva per i comparti della scuola e delle relative aree dirigenziali costituisce un obbligo per l’amministrazione competente. Ad esso corrisponde, correlativamente, il diritto vantato dall’associazione sindacale ricorrente, che, promuovendo l’azione a tutela dei lavoratori del settore, ha il rango di diritto fondamentale ex art.39 Cost., già compresso per un periodo di tempo ritenuto non più sopportabile dalla Corte costituzionale, ed esige pertanto una pronta attuazione.contrattazione collettiva Il giudice adotta, nei confronti delle pubbliche amministrazioni, tutti i provvedimenti, di accertamento, costitutivi o di condanna, richiesti dalla natura dei diritti tutelati”, compresa la sentenza di condanna ad un facere, funzionale alla produzione di ulteriori conseguenze giuridiche (derivanti dall’inosservanza dell’ordine in essa contenuto) che il titolare del rapporto è autorizzato ad invocare in suo favore, prima fra tutte la possibile successiva domanda di risarcimento del danno, rispetto alla quale la condanna ad un facere infungibile assume valenza sostanziale di sentenza di accertamento.

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