Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, Sezione Prima, sentenza 8 marzo 2018 n. 1486

Ove la gara debba essere aggiudicata secondo il criterio del prezzo più basso, la certificazione CE rilasciata dall’Ente Certificatore riferita ai prodotti offerti riguarda gli aspetti tecnici e qualitativi della fornitura, estranei alla nozione di offerta in senso proprio. Piuttosto, tale requisito va inquadrato, secondo la disciplina normativa applicabile ratione temporis, nell’ambito della capacità tecnica e professionale dei fornitori e dei prestatori di servizi, in particolare nella previsione di cui all’art. 42, primo comma lettere l) ed m) del d.lgs. 12 aprile 2006 n. 163 che, nel caso di forniture, prevede la possibilità di richiedere campioni, descrizioni o fotografie dei beni da fornire, la cui autenticità sia certificataesclusione gara a richiesta della stazione appaltante, nonché la produzione di certificati rilasciati dagli istituti o servizi ufficiali incaricati del controllo qualità, di riconosciuta competenza, che attestino la conformità dei beni con riferimento a determinati requisiti o norme. La stazione appaltante non può pretendere, al fine di dimostrare il possesso del predetto requisito speciale di partecipazione, la diretta produzione della documentazione di riferimento, o comunque limitare il ricorso alla semplificazione amministrativa, oltre tutto sanzionando la violazione di un simile precetto con l’estromissione dalla gara, fermo restando il principio di tassatività delle cause di esclusione di cui all’art. 46, comma 1 bis del d.lgs. 12 aprile 2006 n. 163, alla cui stregua la qualificazione giuridica di siffatti precetti è quella della nullità ex lege.

massima di redazione©

testo integrale Continua a leggere

Tribunale di Verona, Sezione Lavoro, sentenza 24 gennaio 2018 n.31

Il dirigente medico in servizio di ruolo da almeno cinque anni presso l’azienda sanitaria, dopo aver ottenuto la valutazione positiva dal Collegio Tecnico Aziendale disciplinata dall’art. 28, comma 2, CCNL 3.11.2005 Dirigenza Area IV, è titolare del diritto di conseguire l’incarico dirigenziale di natura professionale di alta specializzazione, di consulenza, studio e ricerca, ispettive, di verifica e di controllo o di direzione di struttura semplicesanità dirigenti previsto dall’art. 15 del D. Lgs. n. 502 del 1992, con il riconoscimento del corrispondente trattamento economico. I predetti incarichi, individuati dall’Amministrazione alla luce della natura e delle caratteristiche dei programmi da realizzare e delle attitudini e capacità professionali del singolo dirigente, attengono al contenuto minimo della figura di dirigente sanitario e non già ad una mera e semplice progressione di carriera, quanto piuttosto al conseguimento di una funzione diversa.

massima di redazione ©

testo integrale Continua a leggere

TRIBUNALE DI MILANO Sezione specializzata in materia di impresa, sentenza 23 gennaio 2018 n. 741

La dichiarazione di riserva dell’esecutore dell’appalto nel registro di contabilità rappresenta un onere cui la legge condiziona, a pena di decadenza, la pretensibilità nei confronti della stazione appaltante degli adeguamenti del corrispettivo alle imprevedibili vicende dell‟esecuzione della commessa e in particolare ai maggiori oneri e sostenuti e mezzi impiegati rispetto a quelli apprestabili alla luce delle prescrizioni dei documenti contrattuali e di gara.riserve appalto Ove anche si riconosca il carattere lato sensu indennitario del credito da riserva, essa rappresenta la modalità con cui la legislazione speciale attua negli appalti pubblici, procedimentalizzandolo a fini di controllo della spesa pubblica alla luce del vincolo costituito dagli atti di gara e dal prezzo di aggiudicazione, il principio generale della variabilità condizionata del corrispettivo proprio dell’appalto d’opera: sicché normalmente le riserve iscritte riguardano proprio il maggior corrispettivo cui l’impresa ritiene di avere diritto a fronte di lacune di progettazione o di maggiori e non prevedibili oneri a carico della propria organizzazione, e partecipano quindi della medesima natura del credito dell‟appaltatore al prezzo convenuto. Dato che il credito da riserva sorge nel momento in cui l’impresa lo abbia iscritto in contabilità, indipendentemente dalla posizione che prenderà la stazione appaltante, la cessione indistinta di tutti i crediti anche futuri sorti ed a sorgere in dipendenza di un rapporto contrattuale d’appalto determinato ed espressamente indicato, comporta che essa si perfeziona per effetto del consenso del cedente e cessionario. L’effetto c.d. reale di trasferimento del credito al cessionario si verifica – senza necessità di ulteriore attività esecutiva –  nel momento in cui il credito viene ad esistenza e, anteriormente, il contratto, pur essendo perfetto, esplica efficacia meramente obbligatoria.

massima di redazione

testo integrale Continua a leggere

Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione Terza, sentenza 24 novembre 2017 n. 2708

Rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo la revoca del decreto regionale di concessione del contributo in conto capitale concesso alla ditta ricorrente in relazione ad programma di sviluppo rurale, nella sola parte in cui detto provvedimento approvava la specifica somma per l’acquisto di beni, sulla base di preventivi allegati alla domanda di ammissione all’aiuto, assumendo essa rilievo per un aspetto relativo alla fase di verifica delle spese con riguardo a vizi propri del provvedimento che ha disposto il finanziamento. Il provvedimento di autotutela è congruamente motivato sulla base dell’esito del controllo e, in particolare, sulla verifica di ragionevolezza sulle modalità di acquisizione delle spese indicate dalla ditta ricorrente effettuato dalla Corte dei Conti Europea in base agli artt. 285 e 287 TFUE, che impone agli organismi nazionali di garantire il corretto e rigoroso utilizzo delle somme erogate per conto della Comunità Europea, a tutela della regolarità dell’erogazione dello stesso contributo, oltre che a tutela degli altri concorrenti. Ai provvedimenti adottati prima dell’entrata in vigore della riforma dell’art. 21 nonies della l. n. 241/1990 ad opera dell’art. 6, co. 1, lett. d), della l. n. 124/2015, mentre il termine dei diciotto mesi non può che cominciare a decorrere dalla data di entrata in vigore della nuova disposizione, è fatta salva, comunque, l’operatività del “termine ragionevole” già previsto dall’originaria versione dell’art. 21-nonies cit. Il “termine ragionevole” per l’esercizio del potere di autotutela non riveste carattere assoluto, e deve essere correlato alla peculiarità della fattispecie e all’interesse pubblico al corretto uso delle risorse specifico di volta in volta coinvolto, da ritenersi prevalente nei procedimenti di derivazione comunitaria dei finanziamenti, rispetto ai quali il fattore tempo risulta recessivo, così come l’eventuale buona fede del destinatario del contributo e il legittimo affidamento a seguito del controllo positivo da parte dell’organo regionale.

massima di redazione ©

testo integrale Continua a leggere

Tribunale Amministrativo Regionale del Piemonte, Sezione Seconda, sentenza 3.11.2017 n.1176

Il sindacato del giudice amministrativo sugli atti di regolazione delle Autorità indipendenti comporta sì la verifica diretta dei fatti posti a fondamento dei provvedimenti impugnati e si estende anche ai profili tecnici, il cui esame sia necessario per giudicarne della legittimità, salvo che detti profili non includano valutazioni ed apprezzamenti che presentano un oggettivo margine di opinabilità, nel qual caso il sindacato, treni affollatioltre che in un controllo di ragionevolezza, logicità e coerenza della motivazione del provvedimento impugnato, è limitato alla verifica della non esorbitanza dai suddetti margini di opinabilità, non potendo il giudice sostituire il proprio apprezzamento a quello dell’Autorità. Il sistema di controllo delle prestazioni del trasporto ferroviario  previsto dall’art. 21 del d.lgs. n. 112 del 2015 e l’art. 35 della direttiva 2012/34/UE ha come obiettivo l’efficienza della circolazione, attraverso l’introduzione di un meccanismo basato sul pagamento di penali (nel caso di ritardi e responsabilità nelle perturbazioni della circolazione) e su incassi di compensazioni economiche o bonus (quando si siano raggiunte prestazioni superiori a quelle indicate nei contratti di accesso all’infrastruttura). Tale sistema è finalizzato ad orientare la condotta degli operatori verso una riduzione delle inefficienze della circolazione ed un miglioramento generale delle performance, anche a vantaggio degli utenti finali dei servizi ferroviari. La penale a carico del responsabile (gestore o impresa ferroviaria) non dipende solo dalla penale unitaria per minuto di ritardo ma, nel nuovo schema di performance regime, è legata anche ad una formulazione che tiene conto della penale unitaria, dell’insieme dei ritardi nei punti di rilevamento lungo il percorso, del coefficiente di tratta, del tipo di circolazione, del ritardo massimo a destinazione, per i treni merci, e di quello massimo e medio nelle fermate commerciali per i treni passeggeri.

massima di redazione ©

testo integrale

Continua a leggere

Consiglio di Stato, Sezione Quinta, sentenza 4 agosto 2017 n. 3909

La revoca dell’affidamento delle attività di supporto all’ufficio tributi per la gestione di alcuni tributi locali è qualificabile come appalto di servizi e non come concessione di servizi, mancandoufficio tributi il conferimento alla società affidataria di qualunque potestà pubblicistica relativa alla gestione dei tributi comunali oggetto del servizio, sul quale il Comune conservava ogni potere di controllo sulla regolarità del servizio e sull’attività del gestore. Né all’affidataria era riservata la spendita di poteri pubblicistici connessi all’esercizio della potestà impositiva o il trasferimento del rischio connesso all’operatività del servizio, ma il solo espletamento di attività strumentali all’esercizio da parte del Comune delle proprie funzioni pubblicistiche in materia. La revoca dell’affidamento di un appalto di servizi nel corso della gestione degli stessi, dopo, cioè, la stipulazione del contratto di appalto, ricade nella giurisdizione del giudice ordinario, trattandosi di atto con cui si è stabilito di imprimere un esito risolutorio alla vicenda contrattuale. Infatti, il riscontro di sopravvenuti motivi di inopportunità alla realizzazione del programma negoziale si riconduce all’esercizio del potere contrattuale di recesso previsto, oltrechè dalle norme comuni, dalla normativa sugli appalti pubblici (articoli 1373 e 1671 cod. civ.; articolo 134 del previgente ‘Codice dei contratti’), con scelta che si riverbera sul contratto configurandosi nell’esercizio di un potere contrattuale del committente di recedere da esso, a prescindere dal nomen iuris impiegato.

massima di redazione

testo integrale Continua a leggere