Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione Terza, sentenza 24 novembre 2017 n. 2708

Rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo la revoca del decreto regionale di concessione del contributo in conto capitale concesso alla ditta ricorrente in relazione ad programma di sviluppo rurale, nella sola parte in cui detto provvedimento approvava la specifica somma per l’acquisto di beni, sulla base di preventivi allegati alla domanda di ammissione all’aiuto, assumendo essa rilievo per un aspetto relativo alla fase di verifica delle spese con riguardo a vizi propri del provvedimento che ha disposto il finanziamento. Il provvedimento di autotutela è congruamente motivato sulla base dell’esito del controllo e, in particolare, sulla verifica di ragionevolezza sulle modalità di acquisizione delle spese indicate dalla ditta ricorrente effettuato dalla Corte dei Conti Europea in base agli artt. 285 e 287 TFUE, che impone agli organismi nazionali di garantire il corretto e rigoroso utilizzo delle somme erogate per conto della Comunità Europea, a tutela della regolarità dell’erogazione dello stesso contributo, oltre che a tutela degli altri concorrenti. Ai provvedimenti adottati prima dell’entrata in vigore della riforma dell’art. 21 nonies della l. n. 241/1990 ad opera dell’art. 6, co. 1, lett. d), della l. n. 124/2015, mentre il termine dei diciotto mesi non può che cominciare a decorrere dalla data di entrata in vigore della nuova disposizione, è fatta salva, comunque, l’operatività del “termine ragionevole” già previsto dall’originaria versione dell’art. 21-nonies cit. Il “termine ragionevole” per l’esercizio del potere di autotutela non riveste carattere assoluto, e deve essere correlato alla peculiarità della fattispecie e all’interesse pubblico al corretto uso delle risorse specifico di volta in volta coinvolto, da ritenersi prevalente nei procedimenti di derivazione comunitaria dei finanziamenti, rispetto ai quali il fattore tempo risulta recessivo, così come l’eventuale buona fede del destinatario del contributo e il legittimo affidamento a seguito del controllo positivo da parte dell’organo regionale.

massima di redazione ©

testo integrale Continua a leggere

Tribunale Amministrativo Regionale del Piemonte, Sezione Seconda, sentenza 3.11.2017 n.1176

Il sindacato del giudice amministrativo sugli atti di regolazione delle Autorità indipendenti comporta sì la verifica diretta dei fatti posti a fondamento dei provvedimenti impugnati e si estende anche ai profili tecnici, il cui esame sia necessario per giudicarne della legittimità, salvo che detti profili non includano valutazioni ed apprezzamenti che presentano un oggettivo margine di opinabilità, nel qual caso il sindacato, treni affollatioltre che in un controllo di ragionevolezza, logicità e coerenza della motivazione del provvedimento impugnato, è limitato alla verifica della non esorbitanza dai suddetti margini di opinabilità, non potendo il giudice sostituire il proprio apprezzamento a quello dell’Autorità. Il sistema di controllo delle prestazioni del trasporto ferroviario  previsto dall’art. 21 del d.lgs. n. 112 del 2015 e l’art. 35 della direttiva 2012/34/UE ha come obiettivo l’efficienza della circolazione, attraverso l’introduzione di un meccanismo basato sul pagamento di penali (nel caso di ritardi e responsabilità nelle perturbazioni della circolazione) e su incassi di compensazioni economiche o bonus (quando si siano raggiunte prestazioni superiori a quelle indicate nei contratti di accesso all’infrastruttura). Tale sistema è finalizzato ad orientare la condotta degli operatori verso una riduzione delle inefficienze della circolazione ed un miglioramento generale delle performance, anche a vantaggio degli utenti finali dei servizi ferroviari. La penale a carico del responsabile (gestore o impresa ferroviaria) non dipende solo dalla penale unitaria per minuto di ritardo ma, nel nuovo schema di performance regime, è legata anche ad una formulazione che tiene conto della penale unitaria, dell’insieme dei ritardi nei punti di rilevamento lungo il percorso, del coefficiente di tratta, del tipo di circolazione, del ritardo massimo a destinazione, per i treni merci, e di quello massimo e medio nelle fermate commerciali per i treni passeggeri.

massima di redazione ©

testo integrale

Continua a leggere

Consiglio di Stato, Sezione Quinta, sentenza 4 agosto 2017 n. 3909

La revoca dell’affidamento delle attività di supporto all’ufficio tributi per la gestione di alcuni tributi locali è qualificabile come appalto di servizi e non come concessione di servizi, mancandoufficio tributi il conferimento alla società affidataria di qualunque potestà pubblicistica relativa alla gestione dei tributi comunali oggetto del servizio, sul quale il Comune conservava ogni potere di controllo sulla regolarità del servizio e sull’attività del gestore. Né all’affidataria era riservata la spendita di poteri pubblicistici connessi all’esercizio della potestà impositiva o il trasferimento del rischio connesso all’operatività del servizio, ma il solo espletamento di attività strumentali all’esercizio da parte del Comune delle proprie funzioni pubblicistiche in materia. La revoca dell’affidamento di un appalto di servizi nel corso della gestione degli stessi, dopo, cioè, la stipulazione del contratto di appalto, ricade nella giurisdizione del giudice ordinario, trattandosi di atto con cui si è stabilito di imprimere un esito risolutorio alla vicenda contrattuale. Infatti, il riscontro di sopravvenuti motivi di inopportunità alla realizzazione del programma negoziale si riconduce all’esercizio del potere contrattuale di recesso previsto, oltrechè dalle norme comuni, dalla normativa sugli appalti pubblici (articoli 1373 e 1671 cod. civ.; articolo 134 del previgente ‘Codice dei contratti’), con scelta che si riverbera sul contratto configurandosi nell’esercizio di un potere contrattuale del committente di recedere da esso, a prescindere dal nomen iuris impiegato.

massima di redazione

testo integrale Continua a leggere

Tribunale di Torino, Sezione Lavoro, sentenza 9 maggio 2017 n. 576

L’assoluzione del pubblico dipendente comunale a conclusione del processo penale per truffa aggravata e peculato al quale era stato sottoposto non impedisce il procedimento disciplinare a suo carico, potendo i fatti essere rivalutati in quella diversa sede non certo nella loro consistenza oggettiva, ciò che effettivamente è precluso dalla sentenza di assoluzione, bensì nella loro rilevanza ai fini di integrare la distinta fattispecie disciplinare. In sede disciplinare, l’amministrazione è libera di valutare autonomamente gli atti del procedimento penale, senza necessità di una ulteriore ed autonoma istruttoria, e di avvalersi dei medesimi atti, in sede d’impugnativa giudiziale, per dimostrare la fondatezza degli addebiti.procedimento disciplinare
L’avere timbrato la propria presenza in servizio in orari in cui il dipendente si trovava presso la propria abitazione o in altro luogo diverso dalla sede di servizio e per motivi estranei al proprio ufficio costituisce elusione dei sistemi di rilevamento elettronici della presenza e dell’orario o manomissione dei fogli di presenza o delle risultanze anche cartacee degli stessi. Eludere significa sottrarsi ad un controllo ed indubbiamente l’utilizzo del badge in modo improprio impedisce al datore di lavoro di controllare l’effettiva presenza in servizio del dipendente, esigenza nella specie ancora più pregnante tenuto conto che l’attività lavorativa si svolgeva per lo più al di fuori dell’ufficio

Massima di Gloria Sdanganelli © Continua a leggere

Consiglio di Stato, Sezione Quinta, sentenza 5 aprile 2017 n. 1599

Il rapporto sorto con un comune in forza di una convenzione per l’espletamento di compiti tecnici attinenti ad eventi straordinari – sisma del 1980 –  prestati senza soluzione di continuità per 36 ore settimanali, con carattere di esclusività, con stabile inserimento nella struttura organizzativo-burocratica dell’ente con rispetto dell’orario imposto, rivela i tratti distintivi di un’attività lavorativa di carattere subordinato, svolta in regime di pubblico impiego.geometra L’incardinamento  in seno all’organizzazione amministrativa comunale e il suo assoggettamento al vincolo di subordinazione gerarchica esclude la sussumibilità delle prestazioni effettivamente rese in favore del comune nell’ambito del rapporto libero – professionale (locatio operis), specificamente connesso all’attività tecnica richiesta, configurandosi esse piuttosto come locatio operarum e cioè come energie lavorative direttamente poste a disposizione dell’ente comunale per il perseguimento dei suoi fini, sotto la direzione ed il controllo dei relativi organi di vertice. Essendo il rapporto comunque nullo in quanto instaurato al di fuori dei parametri legislativi che, nel rispetto dell’art. 97, comma 3 della Costituzione, regolano l’accesso al pubblico impiego tramite concorso, tuttavia al lavoratore spettano, ai fini economici, la regolarizzazione previdenziale della sua posizione e la corresponsione delle differenze retributive tra quanto erogato per effetto della convenzione ed il trattamento economico previsto dagli accordi collettivi in vigore per la qualifica corrispondente, il tutto con interessi legali e rivalutazione monetaria.

massima di Gloria Sdanganelli ©

testo integrale Continua a leggere

Consiglio di Stato, Sezione quarta, sentenza 10 febbraio 2017, n. 575.

In tema di superamento dei termini perentori di conclusione del procedimento di valutazione di impatto ambientale VIA, fissati, ai sensi dell’art. 26, d.Lgs..3 aprile 2006, n. 152, in centocinquanta giorni dalla presentazione dell’istanza, il mero inverarsi del presupposto di legge (nel caso di specie scadenza dei termini) non implica l’avvenuta consumazione del potere in capo all’Autorità regionale che, invece, si verifica laddove l’Autorità deputata all’esercizio del potere sostitutivo si sia effettivamente insediata. In una cornice sistematica più ampia, VIAil potere sostitutivo è collegato a posizioni di controllo o di vigilanza, ovviamente esulanti da relazioni di tipo gerarchico, che può essere esercitato dallo Stato o dalle regioni soltanto in relazione ad attività rispettivamente regionali e locali di carattere obbligatorio, sostanzialmente prive di discrezionalità nell’an (anche se non necessariamente nel quid o nel quomodo), sia perché sottoposte per legge a termini perentori, sia per la natura degli atti da compiere, la cui obbligatorietà costituisca il riflesso degli interessi unitari alla cui salvaguardia è preordinato l’intervento sostitutivo. Si tratta di un potere strumentale rispetto all’esecuzione o all’adempimento di obblighi ovvero rispetto all’attuazione di indirizzi o di criteri operativi, i quali siano basati su interessi preminenti in grado di permettere allo Stato, quando ricorrano le necessarie condizioni di forma e di sostanza per un intervento sostitutivo, di superare, in via del tutto eccezionale, la separazione delle competenze tra lo Stato, le regioni e gli enti locali. Ne consegue che, in carenza di esercizio del potere sostitutivo da parte dell’Autorità Statuale l’avvenuto superamento dei termini non vizi l’esercizio del potere da parte dell’Autorità regionale.

Massima redatta da Gloria Sdanganelli ©

testo integrale Continua a leggere