Consiglio di Stato, Sezione Quarta, sentenza 5 aprile 2018 n.2122

L’Adunanza Plenaria, ai sensi dell’art. 99, comma 1, c.p.a., è chiamata a pronunziarsi: a) sul carattere tassativo delle ipotesi di annullamento con rinvio di cui all’art. 105 c.p.a., ovvero, ove se ne riconosca la natura di clausola generale, individuare i criteri che devono guidare il giudice nell’attività di interpretazione dei fatti processuali, onde qualificarli come cause di annullamento con rinvio; b) se l’erronea declaratoria di inammissibilità consiglio stato internodel ricorso per difetto di interesse debba (o possa) essere ricompresa nella categoria della lesione dei diritti della difesa, come perdita del  doppio grado di giudizio nel merito, con conseguente annullamento della sentenza con rinvio al primo giudice; c) se ed entro quali limiti e secondo quali criteri possa riconoscersi al giudice di secondo grado il potere di sindacare il contenuto della motivazione della sentenza impugnata, al fine di riqualificare il (formale) dispositivo di declaratoria di inammissibilità per carenza di interesse in un (sostanziale) accertamento della violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato (art. 112 c.p.c.) o dell’obbligo di motivazione (artt. 74 e 88 c.p.a.), intesa – questa – come elemento essenziale della sentenza, rispetto all’oggetto del processo; d) se dette ultime ipotesi costituiscano  rispettivamente, lesione dei diritti della difesa o ipotesi di nullità della sentenza, ai sensi dell’art. 105, comma 1, c.p.a.

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Tribunale di Roma, Seconda Sezione Civile, sentenza 12 aprile 2017 n. 7312

La responsabilità precontrattuale di cui all’art. 1337, c.c., oltre all’ipotesi di formale interruzione delle trattative e manifestazione di una volontà negativa alla conclusione del contratto, sorge allorquando l’originario assetto di interessi risulti talmente mutato da rivelarsi nettamente più svantaggioso per una delle parti, sempre che ciò dipenda da un comportamento sleale e scorretto della controparte. Nelle trattative contrattuali avente ad oggetto la locazione di un  edificio che il privato si è obbligato a realizzare per adibirlo ad uffici pubblici, la pubblica amministrazione – futura locatrice – è tenuta a non abusare della propria libertà negoziale e ad osservare un comportamento leale e diligente, nel rispetto degli obblighi di protezione e informazione nei confronti dei privati destinatari della sua iniziativa, assolvendo con correttezza ai relativi oneri informativi che gravano sulla stessa.trattative interrotte Pur con i dovuti adattamenti rispetto alla generale disciplina civilistica, la qualità di soggetto pubblico non è sufficiente di per sé ad escludere l’operatività del principio di buona fede né a ritenere sussistente in re ipsa la giusta causa che legittima il recesso dalle trattative, dovendosi valutare, caso per caso, le circostanze concrete e le ragioni di interesse pubblico che l’hanno determinato e le modalità con cui ha agito la pubblica amministrazione. Il risarcimento da responsabilità precontrattuale deve comprendere, ex art.1223, c.c., sia la perdita subita che il mancato guadagno, purché in relazione immediata e diretta con la lesione dell’affidamento, e non del contratto giammai stipulato, giacchè, mancando la lesione di diritti che dallo stesso sarebbero nati, non può essere dovuto un risarcimento equivalente a quello conseguente all’inadempimento contrattuale, per cui resta in ogni caso escluso quanto sarebbe stato dovuto in forza del contratto non concluso.

massima di Gloria Sdanganelli ©

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HIGH COURT OF JUSTICE, London, sentenza 3 novembre 2016 R (Miller) -V- Secretary of State for Exiting the European Union. L’esito del referendum BREXIT, avendo natura consultiva, richiede che il Parlamento inglese si debba pronunziare sul recesso del Regno Unito dall’Unione Europea.

In seguito al referendum BREXIT del 23 giugno 2016 indetto con legge del Parlamento inglese (“the 2015 Referendum Act”) l’esito alla domanda posta al corpo elettorale – “Se il Regno Unito rimane un membro dell’Unione europea o lasciare l’Unione Europea?”-  è stato positivo. Secondo i principi di diritto costituzionale del Regno Unito individuati dalla High Court of Justice con sentenza del 3 novembre 2016, dal referendum non scaturisce l’esercizio del potere della Corona/Governo di recedere dall’Unione Europea ai sensi dell’art.50 del Trattato dell’Unione Europea.brexit Alla luce dei principi costituzionali fondamentali della sovranità parlamentare e rappresentativa democrazia parlamentare che si applicano nel Regno Unito, un referendum su qualsiasi argomento ha natura consultiva mentre il potere legislativo è affidato, in via esclusiva, al Parlamento. Peraltro,  la legge 2015 sul Referendum cd.Brexit è stata approvata reca un documento informativo (relazione) che spiega chiaramente come il referendum avrebbe avuto effetto solo consultivo. La Corona non ha alcuna prerogativa (prerogative powers)di abrogare il trattato comunitario che permette alla normativa UE di introdurre diritti e doveri che investono i cittadini del Regno Unito La Corona non ha quindi alcun potere prerogativa di effettuare un ritiro dai trattati relativi dandone comunicazione ai sensi dell’articolo 50 del Trattato UE, in quanto la subordinazione della Corona (cioè il governo esecutivo) alla legge è il fondamento dello Stato di diritto nel Regno Unito.

nota redazionale di Gloria Sdanganelli ©

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