Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per la Regione Sardegna, sentenza 15 dicembre 2017 n. 160

Il pubblico dipendente nei cui confronti è stata applicata la pena per patteggiamento in ordine ai reati di associazione a delinquere e di turbata libertà degli incanti, risponde del danno all’immagine procurato alla amministrazione di appartenenza, in quanto, in disparte la indubbia risonanza sociale del reato commesso come appalti truccaticomprovato dai vari articoli di stampa versati in atti, dal comportamento delittuoso da esso serbato è derivato un vulnus al prestigio delle amministrazioni coinvolte, anche in ragione del ruolo di particolare rilievo (responsabile dell’ufficio tecnico), specie in piccole comunità. Il modo di condurre le gare, incidente, negativamente e in maniera profonda, sulla stessa organizzazione amministrativa, evidenzia la sussistenza di tutti i negativi risvolti di natura sociale, originati da un operare in cui l’interesse personale sopravanza, di gran lunga, i doveri di lealtà e correttezza imposti a ciascun pubblico dipendente. Tali risvolti sono legati alla negativa impressione suscitata nell’opinione pubblica locale, ed anche all’interno della stessa Amministrazione, mentre l’eventuale clamor fori,e la diffusione ed amplificazione del fatto operata dai mass-media, non integrano la lesione del bene tutelato, ma ne indicano semplicemente la dimensione, diventando, per tale aspetto, uno dei parametri utilizzabili per una quantificazione del danno commisurato nel doppio della somma di denaro o del valore patrimoniale di altra utilità illecitamente percepita dal dipendente, in applicazione della disposizione prevista dal comma 1-sexies dell’articolo 1 della legge 14 gennaio 1994, n. 20, come introdotto dalla legge n. 190/2012.

massima di redazione ©

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HIGH COURT OF JUSTICE, London, sentenza 3 novembre 2016 R (Miller) -V- Secretary of State for Exiting the European Union. L’esito del referendum BREXIT, avendo natura consultiva, richiede che il Parlamento inglese si debba pronunziare sul recesso del Regno Unito dall’Unione Europea.

In seguito al referendum BREXIT del 23 giugno 2016 indetto con legge del Parlamento inglese (“the 2015 Referendum Act”) l’esito alla domanda posta al corpo elettorale – “Se il Regno Unito rimane un membro dell’Unione europea o lasciare l’Unione Europea?”-  è stato positivo. Secondo i principi di diritto costituzionale del Regno Unito individuati dalla High Court of Justice con sentenza del 3 novembre 2016, dal referendum non scaturisce l’esercizio del potere della Corona/Governo di recedere dall’Unione Europea ai sensi dell’art.50 del Trattato dell’Unione Europea.brexit Alla luce dei principi costituzionali fondamentali della sovranità parlamentare e rappresentativa democrazia parlamentare che si applicano nel Regno Unito, un referendum su qualsiasi argomento ha natura consultiva mentre il potere legislativo è affidato, in via esclusiva, al Parlamento. Peraltro,  la legge 2015 sul Referendum cd.Brexit è stata approvata reca un documento informativo (relazione) che spiega chiaramente come il referendum avrebbe avuto effetto solo consultivo. La Corona non ha alcuna prerogativa (prerogative powers)di abrogare il trattato comunitario che permette alla normativa UE di introdurre diritti e doveri che investono i cittadini del Regno Unito La Corona non ha quindi alcun potere prerogativa di effettuare un ritiro dai trattati relativi dandone comunicazione ai sensi dell’articolo 50 del Trattato UE, in quanto la subordinazione della Corona (cioè il governo esecutivo) alla legge è il fondamento dello Stato di diritto nel Regno Unito.

nota redazionale di Gloria Sdanganelli ©

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