Consiglio di Stato, Sezione Quinta, sentenza 10 aprile 2018 n. 2185

A fronte della tardiva notifica del ricorso alla controinteressata aggiudicataria dovuta a un iniziale errore nell’individuazione dell’effettivo domicilio, va riconosciuto l’errore scusabile (art.37 C.P.A.), essendo incolpevole la condotta del ricorrente il quale abbia tentato di notificare l’impugnativa avverso l’aggiudicazione presso la sede dell’aggiudicatario che era stata indicata dalla stessa stazione appaltante nell’ambito dell’avviso di aggiudicazione. L’indicazione da parte della stazione appaltante (non solo della notifica tardivadenominazione, ma anche) dell’indirizzo dell’aggiudicatario non rappresenta un adempimento meramente formale, ma costituisce ottemperanza a uno specifico obbligo di legge che non può restare privo di conseguenze in termini concreti e anche ai fini processuali, assolvendo segnatamente allo scopo di fornire agli altri concorrenti le indicazioni necessarie per contestare (in particolare, in giudizio) l’intervenuta aggiudicazione. Nonostante emergano elementi che inducono a ravvisare una violazione del principio del contraddittorio in danno dell’aggiudicataria tale da disporre il rinvio al primo Giudice ai sensi dell’art.105 C.P.A., prevalenti ragioni sistematiche inducono a procedere comunque nell’esame nel merito dell’appello, in quanto, essendo l’appello stesso infondato nel merito, l’eventuale rinvio al primo Giudice (finalizzato a garantire le prerogative della controinteressata pretermessa in primo grado) sortirebbe paradossalmente un effetto svantaggioso in suo danno, riaprendo una vicenda processuale che può invece risolversi in modo vantaggioso per essa in entrambi i gradi di giudizio.

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Consiglio di Stato, Sezione Quarta, sentenza 13 marzo 2018 n. 1583

Se in sede di pianificazione urbanistica generale l’edificazione di un’area è subordinata alla predisposizione di un piano particolareggiato, si è in presenza di un effetto conformativo dello ius aedificandi che incide direttamente sulla posizione soggettiva. In tal senso, se si contesta la disposizione generale indirettamente mediante l’impugnazione del rigetto della proposta di piano di lottizzazione, assumendo urbanistica 2che, stante la già avvenuta urbanizzazione dell’area, non vi erano le condizioni di fatto per imporre il piano particolareggiato, non si rispetta l’onere di immediata impugnativa in osservanza del termine decadenziale decorrente dalla pubblicazione dello strumento pianificatorio. Invece, le prescrizioni di dettaglio che disciplinano l’esercizio della futura attività edificatoria, mediante disposizioni sul calcolo delle distanze e delle altezze, sull’osservanza di canoni estetici, sull’assolvimento di oneri procedimentali e documentali, mediante regole tecniche sull’attività costruttiva, regole che, per loro natura, sono suscettibili di ripetuta applicazione, esplicando l’effetto lesivo nel momento in cui l’atto applicativo è adottato e possono essere censurate in occasione della sua impugnazione.

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TRIBUNALE DI MILANO Sezione specializzata in materia di impresa, sentenza 23 gennaio 2018 n. 741

La dichiarazione di riserva dell’esecutore dell’appalto nel registro di contabilità rappresenta un onere cui la legge condiziona, a pena di decadenza, la pretensibilità nei confronti della stazione appaltante degli adeguamenti del corrispettivo alle imprevedibili vicende dell‟esecuzione della commessa e in particolare ai maggiori oneri e sostenuti e mezzi impiegati rispetto a quelli apprestabili alla luce delle prescrizioni dei documenti contrattuali e di gara.riserve appalto Ove anche si riconosca il carattere lato sensu indennitario del credito da riserva, essa rappresenta la modalità con cui la legislazione speciale attua negli appalti pubblici, procedimentalizzandolo a fini di controllo della spesa pubblica alla luce del vincolo costituito dagli atti di gara e dal prezzo di aggiudicazione, il principio generale della variabilità condizionata del corrispettivo proprio dell’appalto d’opera: sicché normalmente le riserve iscritte riguardano proprio il maggior corrispettivo cui l’impresa ritiene di avere diritto a fronte di lacune di progettazione o di maggiori e non prevedibili oneri a carico della propria organizzazione, e partecipano quindi della medesima natura del credito dell‟appaltatore al prezzo convenuto. Dato che il credito da riserva sorge nel momento in cui l’impresa lo abbia iscritto in contabilità, indipendentemente dalla posizione che prenderà la stazione appaltante, la cessione indistinta di tutti i crediti anche futuri sorti ed a sorgere in dipendenza di un rapporto contrattuale d’appalto determinato ed espressamente indicato, comporta che essa si perfeziona per effetto del consenso del cedente e cessionario. L’effetto c.d. reale di trasferimento del credito al cessionario si verifica – senza necessità di ulteriore attività esecutiva –  nel momento in cui il credito viene ad esistenza e, anteriormente, il contratto, pur essendo perfetto, esplica efficacia meramente obbligatoria.

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Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione Terza, Palermo, sentenza 11 settembre 2017 n. 2144

Ove l’amministrazione regionale sia tenuta, con cadenza annuale, alla puntuale verifica del mantenimento dei requisiti previsti in capo agli iscritti in un Albo regionale degli enti autorizzati a svolgere un servizio di natura socio-sanitaria, la cancellazione dall’Albo di un’associazione è inficiata dal vizio di carenza di motivazione, essendo palesemente insufficiente il richiamo ad un provvedimento di sospensione cautelare servizi socialidi oltre due anni prima, determinato da una misura cautelare a carico del suo legale rappresentante. La misura era, infatti, immediatamente venuta meno, e, in sede procedimentale, era emerso che l’associazione interessata aveva anche provveduto a rinnovare le cariche sociali. Era, dunque, onere a carico della Regione, in ragione del considerevole lasso di tempo trascorso, scongiurare un mero effetto di trascinamento del provvedimento di sospensione (che, in quanto cautelare, doveva verosimilmente essere venuto meno) e verificare d’ufficio con l’ASP (non avendo instaurato il contradditorio con la parte, come sopra evidenziato) la effettiva permanenza dei requisiti in capo all’ente.

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Tar Calabria, Catanzaro, sez.I, sentenza 30.12.2015 n.1620. Il soccorso istruttorio è istituto applicabile ai procedimenti amministrativi in quanto deriva deriva dalla previsione generale dell’art.6 l.241/90

La violazione del dovere del cd. “soccorso istruttorio” è previsto, in generale, dall’art. 6 della L. 241/90, secondo cui, alla luce del generale principio del “giusto procedimento” ex art. 97 Cost., il responsabile del procedimento è tenuto ad invitare gli interessati a rettificare eventuali irregolarità formali ( a condizione che non sia alterato il contenuto della documentazione e la par condicio nel caso di più aspiranti al medesimo bene giuridico), cui corrisponde, in ottica di leale collaborazione, la possibilità offerta al privato di sanare le istanze o le dichiarazioni incomplete.Nel caso specifico, essendo in contestazione proprio che la domanda fosse corredata o meno della relativa documentazione riferita ai singoli componenti della squadra di caccia, l’amministrazione resistente avrebbe dovuto, tempestivamente rispetto alla presentazione della domanda e comunque prima della conclusione del procedimento,cinghiale indicare per quali soggetti fossero carenti le fotocopie del “porto d’armi” che era stato comunque dichiarato sussistente per tutti, consentendo così l’integrazione documentale di un requisito che, secondo quanto prospettato da parte ricorrente e quanto sarebbe stato comunque facilmente accertabile, era sussistente al momento della domanda. In ottemperanza dell’effetto conformativo derivante dalla presente decisione, l’amministrazione resistente è tenuta pertanto a rifare l’istruttoria, riesaminando la domanda della squadra ricorrente, precisando a quale dei componenti si riferisce l’incompletezza (n. 16 copie di porto d’armi e n. 5 rinnovi di porto d’armi), e invitando parte interessata ad integrare la documentazione mancante, purché sia accertato che il requisito attestato dalla predetta documentazione sussista al momento della formulazione originaria dell’istanza. Solo all’esito di tale rinnovata istruttoria potrà pertanto assumere le determinazioni finali dirette all’assegnazione della zona di caccia secondo i criteri di priorità dettati dal regolamento.

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