Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per la Campania, sentenza 5 dicembre 2017 n. 424

Benchè non possa escludersi del tutto la possibilità di concessione a terzi, in uso gratuito, di beni immobili facenti parte del patrimonio disponibile dell’ente locale, ammettendola in casi in cui risulti adeguatamente dimostrata la finalità pubblicistica e l’utilità sociale della decisione assunta, tuttavia è indispensabile la preventiva ponderazione di tutti gli aspetti coinvolti, anche economici, al fine di evitare che, con la giustificazione di perseguire interessi pubblici, isola ecologicasi finisca con il favorire interessi privati. Rispondono di danno erariale i funzionari che abbiano consentito il comodato gratuito di un’area comunale per adibirla ad isola ecologica, prima del ricevimento del quadro economico delle entrate e delle spese previste dalla società per la gestione dell’area attrezzata e, quindi, senza alcuna valutazione in ordine alla quantificazione delle spese invocate per compensare il mancato versamento del canone di locazione. Il comodato di un bene di proprietà pubblica, costituendo una deroga al principio generale della redditività del patrimonio pubblico, deve costituire uno strumento per perseguire esclusivamente interessi pubblici che, al contrario, sono disattesi ove si riscontri il mancato versamento di un canone di locazione a fronte di spese – sostenute dal privato –  che non risultano adeguatamente documentate e valutate e di non irrilevanti introiti percepiti dal soggetto privato (e non dal Comune) per effetto della differenziazione dei rifiuti. L’affidamento diretto del servizio di gestione dell’isola ecologica in assenza dei presupposti richiesti dagli allora vigenti articoli 57 (procedura negoziata senza previa pubblicazione di un bando di gara) e 125 (affidamento di servizi in economia) del D.Lgs. n.163/2006 e senza alcuna procedura comparativa che avrebbe potuto consentire all’Amministrazione di conseguire condizioni più favorevoli è fonte di responsabilità erariale.

massima di redazione

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Consiglio di Stato, Sezione Sesta, sentenza 18 novembre 2016 n.4826.

É immune da vizi la decisione della Consob di stabilire autonomamente, se ed in quali termini promuovere separati procedimenti sanzionatori aventi ad oggetto ipotesi di indebita utilizzazione da parte di pluralità di titolari di partecipazioni azionarie di informazioni privilegiate suscettibili di favorire l’individuazione del momento più opportuno per disfarsi, cedendole sul mercato, dei titoli medesimi.consobÈ tuttavia irragionevole, e perciò illegittima, la motivazione del diniego di accesso alla documentazione amministrativa relativa ai procedimenti sanzionatori di eventuale interesse di soggetti terzi, che sia imperniata esclusivamente sul dato, unilateralmente costituito dall’Autorità, della formale diversità dei soggetti interessati dalle indagini. In tema di accesso agli atti per fini defensionali, la valutazione delle finalità di tipo difensivo non è estranea al giudizio di appropriatezza ex ante che deve essere svolto dall’autorità amministrativa la quale può attivare un’interlocuzione dialogica con i terzi cui i dati ed informazioni si riferiscono, commisurata alla esigenza sostanziale dell’istante di ottenerne l’ostensione.

massima di Gloria Sdanganelli ©

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Consiglio di Stato, Sezione Sesta, sentenza 1 giugno 2016 n.2326. L’indice rivelatore di un ente pubblico si ricava dalla legislazione nazionale, salvo nei contratti pubblici in cui le amministrazioni aggiudicatrici sono definite dalle norme comunitarie.

Un soggetto può essere ente pubblico o privato a seconda della disciplina che si applica e delle finalità perseguite; tuttavia il criterio sostanziale di identificazione di un ente pubblico nell’ordinamento nazionale valorizza una serie di indici esteriori sintomatici della pubblicità, rappresentati, in particolare: dall’istituzione per legge; ente pubblicodalla costituzione ad iniziativa pubblica; dal fine di interesse pubblico che deve essere perseguito; dall’attribuzione di poteri pubblici; dal rapporto di strumentalità con lo Stato o ente territoriale, che implica l’esercizio di penetranti poteri di indirizzo e controllo; dal finanziamento pubblico. L’esigenza di maggiore certezza ha indotto il legislatore ad affiancare un altro criterio di tipo formale, consistente nella norma generale, richiamata da molte leggi di settore per definire il loro ambito applicativo, costituita dall’art. 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, in cui si rinviene l’indicazione dei soggetti che devono ritenersi pubbliche amministrazioni. Il legislatore europeo, in ossequio al principio dell’autonomia organizzativa degli Stati membri, demanda ad essi l’individuazione del soggetti che devono qualificare come organizzazioni pubbliche. La deroga a questo principio è stata introdotta in materia di contratti pubblici  per assicurare la tutela della concorrenza per il mercato nei predetti settori mediante, in particolare, l’elaborazione della nozione di organismo di diritto pubblico. Si intende, così, impedire che il riconoscimento di una piena libertà agli ordinamenti nazionali di identificare la nozione di “amministrazione aggiudicatrice” rischi, mediante il ricorso a forme organizzative private, di eludere le norme di garanzia che presiedono alla scelta del contraente.

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Consiglio di Stato, Sezione Sesta, sentenza 1 giugno 2016 n.2328. In un consorzio anticoncorrenziale, il singolo consorziato risponde della propria attività distorsiva del mercato dinanzi all’Autorità Garante della Concorrenza

In materia di intese restrittive della concorrenza i singoli comportamenti delle imprese possono rivelarsi elementi di una fattispecie complessa, costitutiva di un’unica infrazione da ricondurre in parte al concetto di <<accordo>>, in parte a quello di <<pratica concordata>>, ai sensi e per gli effetti dell’art. 81 del trattato, ora art. 101 del trattato UE, e degli art. 1, 2 e 3 della l. n. 287 del 1990. concorrenzaIn un consorzio costituito a fini esclusivamente anticoncorrenziali la partecipazione dei singoli consorziati avviene per perseguire le finalità proprie del consorzio e non per ostacolare l’attività anticoncorrenziale, consistente, nel caso concreto, in un’unica e complessa pratica concordata continuata nel tempo volta a distorcere fortemente i meccanismi di confronto concorrenziale nel mercato nazionale dei dispositivi metallici di sicurvia. Al riguardo, è sufficiente che l’Autorità garante tracci un quadro indiziario coerente ed univoco, a fronte del quale spetta ai soggetti interessati fornire spiegazioni alternative alle conclusioni tratte nel provvedimento accertativo della violazione concorrenziale.

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Consiglio di Stato, Sezione Quarta, sentenza 25 maggio 2016 n. 2221. Le scelte di pianificazione urbanistica richiedono una motivazione specifica nel caso di variante su area specifica.

L’urbanistica ed il correlativo esercizio del potere di pianificazione non possono essere intesi, sul piano giuridico, solo come un coordinamento delle potenzialità edificatorie connesse al diritto di proprietà, così offrendone una visione minimale limitata solo alla disciplina coordinata della edificazione dei suoli, ma devono essere ricostruiti come intervento degli enti esponenziali sul proprio territorio, in funzione dello sviluppo complessivo ed armonico del medesimo. urbanisticaPer mezzo della disciplina dell’utilizzo delle aree, si realizzano anche finalità economico – sociali della comunità locale (non in contrasto ma anzi in armonico rapporto con analoghi interessi di altre comunità territoriali, regionali e dello Stato), nel quadro di rispetto e positiva attuazione di valori costituzionalmente tutelati. L’onere di motivazione gravante sull’amministrazione in sede di adozione di uno strumento urbanistico, salvo i casi in cui esse incidano su zone territorialmente circoscritte ledendo legittime aspettative, è di carattere generale e risulta soddisfatto con l’indicazione dei profili generali e dei criteri che sorreggono le scelte effettuate, senza necessità di una motivazione puntuale e mirata. Le scelte urbanistiche, dunque, richiedono una motivazione più puntuale qualora incidano su aree specifiche, ledendo legittime aspettative; così come mentre richiede una motivazione specifica una variante che interessi aree determinate del PRG., per le quali quest’ultimo prevedeva diversa destinazione (a maggior ragione in presenza di legittime aspettative dei privati). Non altrettanto può dirsi allorchè la destinazione di un’area muta per effetto della adozione di un nuovo strumento urbanistico generale, che provveda ad una nuova e complessiva definizione del territorio comunale che involge il complessivo disegno di governo del territorio da parte dell’ente locale.

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Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 16 aprile 2015, n. 15804. Il trust non è sufficiente ad evitare il sequestro e la confisca del patrimonio di provenienza illecita.

confiscaAnalogamente ai meccanismi di interposizione fittizia o reale posti in essere al fine di mettere in salvo il proprio patrimonio per tentare di sfuggire alla pretesa statuale di confisca dei patrimoni illecitamente accumulati, l’ordinamento non può consentire né ammettere che il semplice utilizzo di un lecito istituto giuridico come il trust, costituito per la finalità frodatoria di sottrarre i beni alla pretesa ablatoria dello Stato, sia sufficiente ad eludere la rigida normativa prevista nel diritto penale a presidio di norme inderogabili di diritto pubblico.

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