Consiglio di Stato, Sezione Quinta, sentenza 10 aprile 2018 n. 2185

A fronte della tardiva notifica del ricorso alla controinteressata aggiudicataria dovuta a un iniziale errore nell’individuazione dell’effettivo domicilio, va riconosciuto l’errore scusabile (art.37 C.P.A.), essendo incolpevole la condotta del ricorrente il quale abbia tentato di notificare l’impugnativa avverso l’aggiudicazione presso la sede dell’aggiudicatario che era stata indicata dalla stessa stazione appaltante nell’ambito dell’avviso di aggiudicazione. L’indicazione da parte della stazione appaltante (non solo della notifica tardivadenominazione, ma anche) dell’indirizzo dell’aggiudicatario non rappresenta un adempimento meramente formale, ma costituisce ottemperanza a uno specifico obbligo di legge che non può restare privo di conseguenze in termini concreti e anche ai fini processuali, assolvendo segnatamente allo scopo di fornire agli altri concorrenti le indicazioni necessarie per contestare (in particolare, in giudizio) l’intervenuta aggiudicazione. Nonostante emergano elementi che inducono a ravvisare una violazione del principio del contraddittorio in danno dell’aggiudicataria tale da disporre il rinvio al primo Giudice ai sensi dell’art.105 C.P.A., prevalenti ragioni sistematiche inducono a procedere comunque nell’esame nel merito dell’appello, in quanto, essendo l’appello stesso infondato nel merito, l’eventuale rinvio al primo Giudice (finalizzato a garantire le prerogative della controinteressata pretermessa in primo grado) sortirebbe paradossalmente un effetto svantaggioso in suo danno, riaprendo una vicenda processuale che può invece risolversi in modo vantaggioso per essa in entrambi i gradi di giudizio.

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Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione Terza, sentenza 24 novembre 2017 n. 2708

Rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo la revoca del decreto regionale di concessione del contributo in conto capitale concesso alla ditta ricorrente in relazione ad programma di sviluppo rurale, nella sola parte in cui detto provvedimento approvava la specifica somma per l’acquisto di beni, sulla base di preventivi allegati alla domanda di ammissione all’aiuto, assumendo essa rilievo per un aspetto relativo alla fase di verifica delle spese con riguardo a vizi propri del provvedimento che ha disposto il finanziamento. Il provvedimento di autotutela è congruamente motivato sulla base dell’esito del controllo e, in particolare, sulla verifica di ragionevolezza sulle modalità di acquisizione delle spese indicate dalla ditta ricorrente effettuato dalla Corte dei Conti Europea in base agli artt. 285 e 287 TFUE, che impone agli organismi nazionali di garantire il corretto e rigoroso utilizzo delle somme erogate per conto della Comunità Europea, a tutela della regolarità dell’erogazione dello stesso contributo, oltre che a tutela degli altri concorrenti. Ai provvedimenti adottati prima dell’entrata in vigore della riforma dell’art. 21 nonies della l. n. 241/1990 ad opera dell’art. 6, co. 1, lett. d), della l. n. 124/2015, mentre il termine dei diciotto mesi non può che cominciare a decorrere dalla data di entrata in vigore della nuova disposizione, è fatta salva, comunque, l’operatività del “termine ragionevole” già previsto dall’originaria versione dell’art. 21-nonies cit. Il “termine ragionevole” per l’esercizio del potere di autotutela non riveste carattere assoluto, e deve essere correlato alla peculiarità della fattispecie e all’interesse pubblico al corretto uso delle risorse specifico di volta in volta coinvolto, da ritenersi prevalente nei procedimenti di derivazione comunitaria dei finanziamenti, rispetto ai quali il fattore tempo risulta recessivo, così come l’eventuale buona fede del destinatario del contributo e il legittimo affidamento a seguito del controllo positivo da parte dell’organo regionale.

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Tribunale Amministrativo Regionale Toscana, Sezione Prima, sentenza 31 marzo 2017 n. 495

I Comuni non possono introdurre nel regolamento urbanistico e negli altri strumenti pianificatori-come il regolamento comunale per gli impianti – divieti o limitazioni generalizzate o, comunque, estese ad intere zone comunali con l’effetto di non assicurare i livelli essenziali delle prestazioni che l’Amministrazione è tenuta a garantire su tutto il territorio nazionale.elettrosmogCiò in forza sia dell’art. 117, secondo comma, della Costituzione, che riserva nelle materie di legislazione concorrente la potestà legislativa alle Regioni, salva la determinazione dei principi fondamentali spettante alla legislazione dello Stato, sia delle normative statali introdotte dal legislatore (legge n. 36/2001 e d.lgs. n. 259/2003 sulla disciplina delle comunicazioni elettroniche). La disposizione regolamentare in contrasto con il su riferito contesto giuridico rappresenta una misura discriminatoria e generalizzata, volta non a minimizzare l’esposizione ma ad ostacolare irragionevolmente la diffusione del servizio sull’intero territorio comunale ed a precludere contra legem l’installazione di impianti e antenne di telefonia.

massima di Gloria Sdanganelli ©

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