Corte dei conti, Sezione Giurisdizionale per la Regione Emilia-Romagna, sentenza 26 marzo 2018 n.72

L’annullamento da parte del giudice del lavoro, con sentenza priva di effetti reintegratori passata in giudicato, del licenziamento per giusta causa del direttore generale di un’azienda pubblica per mancanza di contestazione degli addebiti ex art. 7 della legge n. 300/70, relativi alla condotta disciplinarmente rilevante anche alla fattispecie del licenziamento per giusta causa del personale inquadrato nella categoria contrattuale dirigenziale, licenziatoè fonte di responsabilità amministrativa dei componenti del consiglio di amministrazione dell’ente che ha adottato il censurato recesso. Se il comportamento gestorio del Consiglio di amministrazione  fosse stato rispettoso della rituale instaurazione della procedura disciplinare nei confronti del direttore generale licenziato, la plausibile fondatezza del recesso datoriale intimato per giusta causa, a fronte della condotta disciplinarmente rilevante, avrebbe scongiurato un oneroso esborso per l’erario a titolo risarcitorio e di spese di giudizio. Sussiste il presupposto per l’esercizio del potere riduttivo del danno erariale a fronte di un comportamento comunque maldestro, imperito e negligente, sì da compromettere anche il conseguimento delle finalità perseguite, e, nondimeno, effettivamente ispirato dall’intento, che costituisce motivo di particolare valore morale e sociale (cfr. art. 62 n.1 c.p.), di perseguire l’effettivo o presunto interesse dell’Azienda attraverso l’allontanamento dal servizio di un dipendente cui, a torto o a ragione, si riteneva di addebitare, in tutto o in parte, una condotta contraria all’interesse dell’Azienda medesima.

massima di redazione©

testo integrale Continua a leggere

Tribunale di Roma, Seconda Sezione Civile, sentenza 12 aprile 2017 n. 7312

La responsabilità precontrattuale di cui all’art. 1337, c.c., oltre all’ipotesi di formale interruzione delle trattative e manifestazione di una volontà negativa alla conclusione del contratto, sorge allorquando l’originario assetto di interessi risulti talmente mutato da rivelarsi nettamente più svantaggioso per una delle parti, sempre che ciò dipenda da un comportamento sleale e scorretto della controparte. Nelle trattative contrattuali avente ad oggetto la locazione di un  edificio che il privato si è obbligato a realizzare per adibirlo ad uffici pubblici, la pubblica amministrazione – futura locatrice – è tenuta a non abusare della propria libertà negoziale e ad osservare un comportamento leale e diligente, nel rispetto degli obblighi di protezione e informazione nei confronti dei privati destinatari della sua iniziativa, assolvendo con correttezza ai relativi oneri informativi che gravano sulla stessa.trattative interrotte Pur con i dovuti adattamenti rispetto alla generale disciplina civilistica, la qualità di soggetto pubblico non è sufficiente di per sé ad escludere l’operatività del principio di buona fede né a ritenere sussistente in re ipsa la giusta causa che legittima il recesso dalle trattative, dovendosi valutare, caso per caso, le circostanze concrete e le ragioni di interesse pubblico che l’hanno determinato e le modalità con cui ha agito la pubblica amministrazione. Il risarcimento da responsabilità precontrattuale deve comprendere, ex art.1223, c.c., sia la perdita subita che il mancato guadagno, purché in relazione immediata e diretta con la lesione dell’affidamento, e non del contratto giammai stipulato, giacchè, mancando la lesione di diritti che dallo stesso sarebbero nati, non può essere dovuto un risarcimento equivalente a quello conseguente all’inadempimento contrattuale, per cui resta in ogni caso escluso quanto sarebbe stato dovuto in forza del contratto non concluso.

massima di Gloria Sdanganelli ©

testo integrale Continua a leggere

Tribunale di Milano, Sezione Lavoro, sentenza 19 aprile 2017 n.1119

La plurima frammentazione di un consorzio – che mantiene la sua originaria soggettività – preordinata alla creazione di diverse e più piccole realtà societarie, ha natura simulatoria e in frode alla legge qualora le società collegate o controllate – formalmente autonome –  non abbiano, di fatto, capacità e autonomia imprenditoriale così che, a dispetto della pluralità formale e del frazionamento dell’attività, si accerti un’unicità sostanziale: un’unica organizzazione, un unico centro decisionale, un’unica realtà economico-funzionale, un uso promiscuo e indifferenziato del personale dipendente.gruppo imprese Il collegamento giuridico-funzionale tra il consorzio e le società da esso generate per scissione è il segno di un’unica realtà datoriale, ravvisandosi elementi sintomatici di un abuso dello strumento giuridico del collegamento societario. L’insussistenza del fatto di cui all’art. 18 l. n. 300 del 1970, come modificato dalla l. n. 92 del 2012 (legge Fornero), comprende, nel caso di licenziamento per giusta causa, anche l’ipotesi in cui il fatto sussista ma sia privo di illiceità, poiché la completa irrilevanza giuridica del fatto contestato equivale alla sua insussistenza materiale ed è, pertanto, suscettibile di dare luogo alla tutela reintegratoria.

massima di Gloria Sdanganelli ©

testo integrale

Continua a leggere

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 10 febbraio 2015, n. 2552

Sussiste la giusta causa del  licenziamento del dipendente che omette di denunciare il collega appropriatosi del denaro dei parcometri, e, quale responsabile dell’ufficio commerciale, si è reso  autore di gravissime violazioni degli obblighi di vigilanza ed immediata denuncia su di lui incombenti, in relazione agli ammanchi da tempo  licenziamentomanifestatisi nella raccolta del denaro proveniente dai parcometri gestiti dall’azienda, aggravato dal lungo silenzio serbato sull’episodio cui aveva assistito, e chiedendo anche il silenzio di altro dipendente impedendo all’azienda di conseguire una completa cognizione.

testo integrale Continua a leggere