Tribunale di Verona, Sezione Lavoro, sentenza 24 gennaio 2018 n.31

Il dirigente medico in servizio di ruolo da almeno cinque anni presso l’azienda sanitaria, dopo aver ottenuto la valutazione positiva dal Collegio Tecnico Aziendale disciplinata dall’art. 28, comma 2, CCNL 3.11.2005 Dirigenza Area IV, è titolare del diritto di conseguire l’incarico dirigenziale di natura professionale di alta specializzazione, di consulenza, studio e ricerca, ispettive, di verifica e di controllo o di direzione di struttura semplicesanità dirigenti previsto dall’art. 15 del D. Lgs. n. 502 del 1992, con il riconoscimento del corrispondente trattamento economico. I predetti incarichi, individuati dall’Amministrazione alla luce della natura e delle caratteristiche dei programmi da realizzare e delle attitudini e capacità professionali del singolo dirigente, attengono al contenuto minimo della figura di dirigente sanitario e non già ad una mera e semplice progressione di carriera, quanto piuttosto al conseguimento di una funzione diversa.

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Corte d’Appello di Genova, Sezione Lavoro, sentenza 29 novembre 2017 n.478

E’ contraria al canone di buona fede e correttezza del datore di lavoro pubblico la sospensione provvisoria delle indennità relative alla posizione  di alta professionalità impiegato pubblicosul presupposto dell’affievolimento del rapporto fiduciario con la P.A. a causa di una condanna penale a carico del dipendente e dell’avvio di un procedimento disciplinare. Anziché incidere sulla parte economica correlata allo svolgimento delle funzioni inerenti all’incarico di alta professionalità, l’amministrazione avrebbe dovuto, a seguito dei fatti di rilievo penale e disciplinare, destinare il dipendente ad altro incarico, facendo venire meno il titolo per il riconoscimento dell’alta professionalità – in ordine al quale non sussiste il diritto del dipendente ad ottenerlo – e del pagamento della conseguente indennità.

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Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per il Lazio, sentenza 14 novembre 2016 n.305. Direttore dei lavori e collaudatore rispondono di danno erariale nei confronti della amministrazione appaltante per l’esecuzione dell’incarico.

Il direttore dei lavori per la realizzazione di un’opera pubblica in considerazione dei compiti e delle funzioni che gli sono devoluti, comportanti l’esercizio di poteri autoritativi nei confronti dell’appaltatore e l’assunzione della veste di agente, deve ritenersi funzionalmente e temporaneamente inserito nell’apparato organizzativo della pubblica amministrazione che gli ha conferito l’incarico, quale organo tecnico e straordinario della stessa; con la conseguenza che, con riferimento alla responsabilità per danni cagionati nell’esecuzione dell’incarico stesso, è soggetto alla giurisdizione della Corte dei Conti. collaudoLa responsabilità per danni cagionati all’amministrazione appaltante dal direttore dei lavori ricade nella giurisdizione della stessa Corte dei conti anche se il medesimo abbia anche rivestito l’incarico di progettista (anche se solo il direttore dei lavori, e non anche il progettista, sia temporaneamente inserito nell’apparato organizzativo della pubblica amministrazione appaltante quale organo tecnico e straordinario della stessa), sorgendo in tal caso la responsabilità dal cumulo degli incarichi e da una complessiva attività professionale che non consente di scindere le giurisdizioni in presenza di un rapporto unitario. Ad analoga conclusione si perviene con riferimento alla posizione del collaudatore  che ha emesso un certificato di collaudo statico dell’immobile smentito dalle successive verifiche svolte sulla struttura, accertando pertanto indebitamente la regolare esecuzione di un’opera che presentava vizi e difformità tali da renderla inidonea alla sua naturale funzione.

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