Consiglio di Stato, Sezione Quinta, sentenza 10 aprile 2018 n. 2185

A fronte della tardiva notifica del ricorso alla controinteressata aggiudicataria dovuta a un iniziale errore nell’individuazione dell’effettivo domicilio, va riconosciuto l’errore scusabile (art.37 C.P.A.), essendo incolpevole la condotta del ricorrente il quale abbia tentato di notificare l’impugnativa avverso l’aggiudicazione presso la sede dell’aggiudicatario che era stata indicata dalla stessa stazione appaltante nell’ambito dell’avviso di aggiudicazione. L’indicazione da parte della stazione appaltante (non solo della notifica tardivadenominazione, ma anche) dell’indirizzo dell’aggiudicatario non rappresenta un adempimento meramente formale, ma costituisce ottemperanza a uno specifico obbligo di legge che non può restare privo di conseguenze in termini concreti e anche ai fini processuali, assolvendo segnatamente allo scopo di fornire agli altri concorrenti le indicazioni necessarie per contestare (in particolare, in giudizio) l’intervenuta aggiudicazione. Nonostante emergano elementi che inducono a ravvisare una violazione del principio del contraddittorio in danno dell’aggiudicataria tale da disporre il rinvio al primo Giudice ai sensi dell’art.105 C.P.A., prevalenti ragioni sistematiche inducono a procedere comunque nell’esame nel merito dell’appello, in quanto, essendo l’appello stesso infondato nel merito, l’eventuale rinvio al primo Giudice (finalizzato a garantire le prerogative della controinteressata pretermessa in primo grado) sortirebbe paradossalmente un effetto svantaggioso in suo danno, riaprendo una vicenda processuale che può invece risolversi in modo vantaggioso per essa in entrambi i gradi di giudizio.

massima di redazione©

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Consiglio di Stato, Sezione Quarta, sentenza 24 febbraio 2017 n. 873

Nell’ipotesi delle cd. “zone bianche” rimaste prive di una destinazione urbanistica specifica, la necessità della preventiva approvazione dello strumento urbanistico attuativo discende dalla stessa natura di alcuni interventi edilizi che, proprio per effetto della complessità e della incidenza urbanistica degli edifici, necessitano intrinsecamente di quel raccordo con l’intera strumentazione urbanistica che può essere assicurato solo dalla pianificazione attuativa. piano urbanisticoE’ immune da vizi l’annullamento di un permesso di costruire per un intervento in zona bianca – non ancora avviato – di consistente ampiezza , fondato su una sopravvenuta deliberazione di indirizzo del consiglio comunale che, con riferimento specifico all’intervento in questione al fine di prevedere i confini e la portata della modifica da effettuare sul territorio comunale, aveva ribadito la necessità della previa approvazione del piano urbanistico attuativo ed aveva impegnato il Sindaco e la Giunta a porre in essere ogni iniziativa nei confronti degli Uffici comunali necessaria per la piena attuazione del principio.

massima redatta da Gloria Sdanganelli ©

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Consiglio di Stato, Sezione Quarta, sentenza 13 gennaio 2017 n.72

Le scelte urbanistiche e la loro motivazione difficilmente vanno ricondotte ad un unico documento sul quale si definisce e manifesta l’esercizio della potestà discrezionale dell’amministrazione (sia pure nelle forme previste per l’espressione di tale “volontà”), redatto dal medesimo organo collegiale, ma più ragionevolmente sono desumibili sia dai documenti di accompagnamento ai piani (ordini del giorno, mozioni e simili, puntualmente messi in votazione ed approvati), sia dalla coerenza complessiva delle scelte effettuate dall’amministrazione comunale.piano urbanistico E ciò a maggior ragione laddove un organo come il consiglio comunale non si limiti a definire un generale indirizzo politico – amministrativo dell’ente cui è legato da rapporto di immedesimazione, ma debba effettuare concrete scelte di pianificazione urbanistica che, se esprimono in generale una visione dello sviluppo della comunità e del suo territorio, si sostanziano a valle in puntuali definizioni (zonizzazioni) del territorio e delle sue potenzialità, che abbisognano di una rappresentazione tecnico-giuridica e grafica, che certamente travalica le competenze dell’organo decidente. Una volta che l’organo collegiale (consiglio comunale) recepisce e rende proprie le argomentazioni illustrate da altri uffici od organi legittimamente inseriti nel procedimento di adozione del piano, non può affermarsi che vi sia una sorta di pedissequa ed acritica remissività dell’organo competente a scelte altrui, bensì una piena espressione di potestà discrezionale, le cui motivazioni sono ben ricavabili (anche) dagli atti del procedimento.

massima redatta da Gloria Sdanganelli ©

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Consiglio di Stato, Sezione Sesta, sentenza 1 giugno 2016 n.2326. L’indice rivelatore di un ente pubblico si ricava dalla legislazione nazionale, salvo nei contratti pubblici in cui le amministrazioni aggiudicatrici sono definite dalle norme comunitarie.

Un soggetto può essere ente pubblico o privato a seconda della disciplina che si applica e delle finalità perseguite; tuttavia il criterio sostanziale di identificazione di un ente pubblico nell’ordinamento nazionale valorizza una serie di indici esteriori sintomatici della pubblicità, rappresentati, in particolare: dall’istituzione per legge; ente pubblicodalla costituzione ad iniziativa pubblica; dal fine di interesse pubblico che deve essere perseguito; dall’attribuzione di poteri pubblici; dal rapporto di strumentalità con lo Stato o ente territoriale, che implica l’esercizio di penetranti poteri di indirizzo e controllo; dal finanziamento pubblico. L’esigenza di maggiore certezza ha indotto il legislatore ad affiancare un altro criterio di tipo formale, consistente nella norma generale, richiamata da molte leggi di settore per definire il loro ambito applicativo, costituita dall’art. 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, in cui si rinviene l’indicazione dei soggetti che devono ritenersi pubbliche amministrazioni. Il legislatore europeo, in ossequio al principio dell’autonomia organizzativa degli Stati membri, demanda ad essi l’individuazione del soggetti che devono qualificare come organizzazioni pubbliche. La deroga a questo principio è stata introdotta in materia di contratti pubblici  per assicurare la tutela della concorrenza per il mercato nei predetti settori mediante, in particolare, l’elaborazione della nozione di organismo di diritto pubblico. Si intende, così, impedire che il riconoscimento di una piena libertà agli ordinamenti nazionali di identificare la nozione di “amministrazione aggiudicatrice” rischi, mediante il ricorso a forme organizzative private, di eludere le norme di garanzia che presiedono alla scelta del contraente.

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Corte di Conti, Sezione Giurisdizionale Campania, sentenza 23.9.2015 n.905. Della gestione imprudente di una locazione di edificio scolastico rispondono per danno erariale il dirigente provinciale e l’assessore.

La nullità del recesso – dichiarata in un giudizio civile – da un contratto di locazione di edificio scolastico operato dal Dirigente provinciale, è il segno di una condotta improntata a grave imperizia ed imprudenza nella gestione di un rapporto contrattuale e configura un illecito esercizio del potere amministrativo, rendendo altresì dannoso per l’erario il corrispondente esborso delle somme pagate per canoni e danni per mancata custodia accertati nella sentenza civile.scuola abbandonata Sussiste la responsabilità erariale dell’assessore competente per non aver assunto alcuna iniziativa conoscitiva e/o sollecitatoria in ordine alla gestione dell’edificio, in ordine al quale esso era a conoscenza dell’abbandono dello stesso da parte della popolazione scolastica e, poi, del grave stato di deterioramento in cui si era venuto a trovare, non venendo in rilievo l’esercizio di un generalizzato potere di indirizzo/controllo verso il dirigente, bensì un intervento specifico legittimato da fatti concreti di cui aveva avuto conoscenza, suscettibili tra l’altro di comportare grave impatto finanziario per l’amministrazione. Continua a leggere

Corte di Cassazione, sez. VI Civile, sentenza 21 aprile, n. 8114. Per l’ufficiale giudiziario è sufficiente l’informazione negativa del portiere dello stabile per considerare sconosciuto il destinatario della notifica.

ufficiale giudiziarioDovendosi ritenersi integrata la normale diligenza richiesta al notificante, è legittima la notifica dell’atto di citazione effettuata ai sensi dell’art. 143 cod. proc. civ. qualora il notificante abbia previamente proceduto a notificare l’atto nella residenza risultante dall’anagrafe e, dalle informazioni assunte dall’ufficiale notificante presso il portiere dello stabile, il notificando sia risultato sconosciuto all’indirizzo noto. All”Ufficiale Giudiziario, che  non  è dotato di particolari poteri di indagine, non può richiedersi l’uso di diligenza straordinaria nello svolgimento di indagini approfondite, dovendo, piuttosto, ricadere sul notificando, che abbandoni l’originaria residenza senza preoccuparsi della necessaria registrazione anagrafica, il rischio della irreperibilità.

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