Consiglio di Stato, Sezione Quarta, sentenza 15 dicembre 2017 n. 5908

Nell’ipotesi di impugnazione di titoli edilizi, la sussistenza del requisito della mera vicinitas non costituisce elemento sufficiente a comprovare la legittimazione a ricorrere e l’interesse al ricorso, occorrendo invece la positiva dimostrazione di un danno che attingerebbe la posizione di colui il quale insorge giudizialmente. Il criterio della vicinitas vicinatose è idoneo a definire la sussistenza di una posizione giuridica qualificata e differenziata in astratto configurabile come interesse legittimo, tuttavia non esaurisce le condizioni necessarie cui è subordinata la legittimazione al ricorso, dovendosi da parte di chi ricorre fornire invece la prova del concreto pregiudizio patito e patiendo (sia esso di carattere patrimoniale o di deterioramento delle condizioni di vita o di peggioramento dei caratteri urbanistici che connotano l’area) a cagione dell’intervento edificatorio. Il sistema così disegnato è armonico rispetto alla disciplina disegnata anche dal codice civile e dalle leggi speciali succedutesi: a ben guardare, il vicino vede protetta la propria sfera giuridica attraverso la inderogabile disciplina dettata in materia di distanze; ma laddove ipotizzi in suo danno un pregiudizio discendente da altre violazioni ha il dovere di dedurlo e provarlo.

massima di redazione ©

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Tribunale di Bari, Prima Sezione Civile, sentenza 21 aprile 2017 n. 2105

Il giudice ordinario potrebbe rilevare anche d’ufficio il difetto di giurisdizione ma ciò solo se (o fino a quando) sul punto non si sia formato il giudicato esplicito o implicito. Essendo stata emessa una pronuncia in tema di giurisdizione ad opera del giudice amministrativo su cui si è formato il giudicato esplicito,  ogni questione in tema di giurisdizione, a causa dell’omessa impugnazione della sentenza, deve ritenersi preclusa, benchè le posizioni soggettive controverse nel giudizio civile abbiano natura di interesse legittimo.peschereccio In un procedimento amministrativo volto alla concessione di contributi a fondo perduto per la sostituzione della flotta da pesca, il provvedimento di approvazione della graduatoria (atto precedente e prodromico ma non indefettibilmente preordinato alla concessione del beneficio) legittimamente revocato in quanto divenuto inopportuno, preclude al privato collocato utilmente in graduatoria di ottenere il risarcimento del danno. La tutela risarcitoria è ravvisabile, invece, nella diversa situazione in cui il ritiro avesse colpito il provvedimento di concessione del contributo, discendendo da esso il diritto soggettivo ad ottenere il beneficio.

massima redatta da Gloria Sdanganelli ©

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T.A.R. Calabria, Catanzaro, sez.II, sentenza 11.12.2015 n.1873. Lo scorrimento di una graduatoria efficace approvata da un’Azienda sanitaria prevale su ogni altra forma selettiva del personale sanitario e si estende a tutte le aziende del territorio regionale.

Nei confronti della scelta della pubblica amministrazione di non scorrere una graduatoria ancora efficace, ma di indire una diversa procedura di reclutamento, la posizione giuridica del soggetto aspirante allo scorrimento assume la configurazione dell’interesse legittimo, la cui tutela spetta alla cognizione di legittimità del giudice amministrativo.aslIl potere di revocare in autotutela una procedura di reclutamento a tempo indeterminato (nella specie: lo scorrimento da una graduatoria vigente) e di dare corso ad un’altra forma di reclutamento (nella specie: la mobilità esterna), deve avvenire nel rispetto del principio di buona fede e correttezza e della tutela dell’affidamento ingenerato, cui corrisponde l’obbligo di fornire un’adeguata motivazione in ordine alle circostanze che giustificano il provvedimento in autotutela.

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Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 23 aprile 2015, n. 8303. Il giudicato penale vincola il giudice civile nella previsione dell’art. 654 c.p.p.

Se è vero che il codice di procedura penale del 1988 detta la regola, innovativa e generale, dell’autonomia tra il giudizio civile ed il giudizio penale, nondimeno di tale regola le norme di cui agli artt. 651, 652, 653 e 654 c.p.p. individuano tre categorie di giudizi, quella (civile e amministrativa) dei giudizi di “danno”, quella dei giudizi “disciplinari” e quella genericamente qualificabile come “altri giudizi civili e amministrativi”. Nell’ambito di tal cassazioneultima categoria la sentenza di assoluzione o di condanna fa indifferentemente stato, tout court, sui fatti accertati dal giudice penale e rilevanti ai fini della decisione, e, più esattamente, il giudicato penale ha autorità, ai sensi dell’art. 654 c.p.p., nel giudizio civile diverso da quello risarcitorio, quando oggetto del giudizio civile è un diritto o un interesse legittimo il cui riconoscimento dipende dall’accertamento degli stessi fatti che sono oggetto del giudizio penale e la legge civile non ponga limitazione alla prova della posizione soggettiva controversa.

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