Consiglio di Stato, Sezione Quarta, sentenza 5 aprile 2018 n.2122

L’Adunanza Plenaria, ai sensi dell’art. 99, comma 1, c.p.a., è chiamata a pronunziarsi: a) sul carattere tassativo delle ipotesi di annullamento con rinvio di cui all’art. 105 c.p.a., ovvero, ove se ne riconosca la natura di clausola generale, individuare i criteri che devono guidare il giudice nell’attività di interpretazione dei fatti processuali, onde qualificarli come cause di annullamento con rinvio; b) se l’erronea declaratoria di inammissibilità consiglio stato internodel ricorso per difetto di interesse debba (o possa) essere ricompresa nella categoria della lesione dei diritti della difesa, come perdita del  doppio grado di giudizio nel merito, con conseguente annullamento della sentenza con rinvio al primo giudice; c) se ed entro quali limiti e secondo quali criteri possa riconoscersi al giudice di secondo grado il potere di sindacare il contenuto della motivazione della sentenza impugnata, al fine di riqualificare il (formale) dispositivo di declaratoria di inammissibilità per carenza di interesse in un (sostanziale) accertamento della violazione del principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato (art. 112 c.p.c.) o dell’obbligo di motivazione (artt. 74 e 88 c.p.a.), intesa – questa – come elemento essenziale della sentenza, rispetto all’oggetto del processo; d) se dette ultime ipotesi costituiscano  rispettivamente, lesione dei diritti della difesa o ipotesi di nullità della sentenza, ai sensi dell’art. 105, comma 1, c.p.a.

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Consiglio di Stato, Sezione Terza, sentenza 15 febbraio 2018 n. 971

In tema di interdittiva prefettizia antimafia, il potere preventivo dello Stato, nonostante la funzione anticipatrice della soglia di difesa sociale ad esso riconosciuta, non può fondarsi su valutazioni di carattere personalistico e/o soggettivistico, sganciate da comportamenti materiali che denotino la propensione, o comunque l’influenzabilità mafiosa del soggetto. I legami familiari confluenti in una struttura clanica non sono sufficienti a denotare il pericolo di condizionamento mafioso, se non si colorino di ulteriori connotati – di cui è onere dell’Amministrazione dare conto nel contesto motivazionale del provvedimento interdittivo, ndranghetadopo averli puntualmente lumeggiati in sede istruttoria – atti ad attribuire ad essi valore sintomatico di un collegamento che vada oltre il mero e passivo dato genealogico, ma si traduca nella volontaria condivisione di aspetti importanti di vita quotidiana ovvero, nelle ipotesi di maggiore evidenza dell’influenza mafiosa, nella sussistenza di cointeressenze economiche e commistioni imprenditoriali. Tali ulteriori elementi qualificanti tuttavia, per consentire di fondarvi il ragionamento logico-presuntivo che mette capo alla valutazione di permeabilità criminale dell’impresa, devono essere dotati di sufficienti requisiti di certezza storico-fattuale, mentre la catena deduttiva che di essi si alimenta per approdare alla conclusione interdittiva deve ispirarsi a canoni di logica e verosimiglianza, la cui corretta applicazione spetta in ultima analisi al giudice, nella eventuale sede contenziosa, verificare. Le condotte criminose analizzate non vengono censurate per sé stesse con metodo atomistico, ma, in una visione d’insieme, saranno ritenute sintomatiche di una personalità mafiosa che tuttavia, per poter essere ragionevolmente configurata, richiede l’imputabilità al soggetto attenzionato di azioni effettivamente riconducibili al modus operandi proprio delle organizzazioni criminali – e non solo espressive di una generica ed astratta “mentalità” mafiosa. L’ipotesi investigativa, intesa ad attribuire ad una scelta del tutto personale, come quella di celebrare matrimonio nella regione d’origine, notoriamente ad alta densità mafiosa, per di più imputabile ad un soggetto distinto dai partecipi dell’impresa interdetta, un valore strategico sul piano dei rapporti criminali, richiederebbe invero, per risultare attendibile, il supporto di elementi ulteriori rispetto a quelli semplicemente desumibili dal curriculum criminale di uno degli sposi (o di suoi parenti): elementi, in particolare, dimostrativi di una concreta inclinazione dei genitori della sposa, cui quella scelta sarebbe in ultima analisi riconducibile, verso la criminalità organizzata, anche solo per ragioni di opportunismo imprenditoriale.

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Tribunale di Napoli, Giudice Lupi, sentenza 21 luglio 2017 n. 8466

Qualora l’organo straordinario statale – Commissariato di Governo per l’Emergenza Bonifiche e Tutela delle Acque nella Regione Campania delegato ex O.P.C.M. n. 2425/96 e successive – abbia ceduto per legge talune competenze alla Regione senza cessare come struttura commissariale,appalto pubblico non si è verificata l’estinzione dell’ente, ipotesi riconducibile alla fattispecie di cui all’art. 110 c.p.c. applicabile solo nel caso di definitiva cessazione di ogni funzione dell’ente. Nella fattispecie, quindi, trova applicazione l’art. 111 c.p.c. e, non sussistendo l’obbligo di riassumere il giudizio nei confronti della Regione, essa avrebbe potuto intervenire in giudizio o essere chiamata in causa. Poiché ciò non si è verificato, la sentenza, ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 111 c.p.c. produce, comunque, effetti nei confronti della Regione, successore a titolo particolare. Negli appalti pubblici l’autonomia dell’appaltatore, pur essendo meno ampia di  quella degli appaltatori privati per l’ingerenza dell’amministrazione appaltante  (attraverso la nomina obbligatoria del direttore dei lavori ed una sorveglianza intensa e costante), continua, tuttavia, a sussistere in limiti più ristretti, sicché  anche l’appaltatore di opera pubblica, di regola, è l’unico responsabile dei  danni cagionati a terzi nel corso dei lavori, mentre una responsabilità  dell’amministrazione committente resta configurabile, in via concorrente e  solidale, allorché il fatto dannoso sia stato posto in essere in esecuzione del  progetto o di direttive della medesima e, in via esclusiva, solo quando  l’ingerenza di detta amministrazione abbia compromesso ogni margine di  libertà ed autonomia dell’appaltatore nell’organizzazione ed esecuzione dei lavori.

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