Consiglio di Stato, Sezione Quarta, sentenza 25 maggio 2018 n. 3142

In tema di risarcimento per equivalente del danno da perdita della proprietà, derivante da un decreto di esproprio assunto come illegittimo per essere intervenuto dopo la scadenza della dichiarazione di pubblica utilità non ritualmente prorogata, rileva l’assenza di una stretta pregiudiziale processuale e della connessione sostanziale di tipo causale tra rimedio impugnatorio e azione risarcitoria, ritenuti autonomi dalla prevalente giurisprudenza comunitaria. Il rapporto tra azione di danno e domanda di annullamento non pone un problema di ammissibilità dell’actio damni ma è idonea ad incidere sulla fondatezza della domanda risarcitoria sul piano della causalità, opere pubblichegiacchè le coordinate ermeneutiche evincibili dagli artt. 1223 e 1227, comma 2, del codice civile, confermate dall’art. 30, comma 3, c.p.a., introducono un giudizio basato sulla cd. causalità ipotetica, in forza del quale non deve essere risarcito il danno che il creditore non avrebbe subito se avesse serbato il comportamento collaborativo cui è tenuto, secondo correttezza, mirando a prevenire comportamenti opportunistici e, in definitiva, l’abuso dello strumento processuale. In una prospettiva valorizzatrice del principio di solidarietà sociale sancito dall’art. 2 Cost., favorevole ad una lettura dell’art. 1227, comma 2, c.c., alla luce delle clausole generali di buona fede e correttezza di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c., il creditore-danneggiato è gravato non soltanto da un obbligo negativo (astenersi dall’aggravare il danno), ma anche da un obbligo positivo (tenere quelle condotte, anche positive, esigibili, utili e possibili, rivolte a evitare o ridurre il danno). Nel novero dei comportamenti ordinariamente esigibili dal destinatario di un provvedimento lesivo vi rientra: i) la proposizione, nel termine di decadenza, della domanda di annullamento con contestuale attivazione della tutela cautelare di tutti gli atti della serie procedimentale prodromici all’adozione del decreto di esproprio, quale tempestiva reazione, conforme al canone di buona fede e di autoresponsabilità, capace di evitare o mitigare il danno; ii) una condotta processuale lineare del danneggiato incompatibile con la scelta di agire dapprima dinanzi al giudice civile per ottenere il solo ristoro della perdita del bene, nel malcelato intento di eludere i termini decadenziali per l’impugnazione degli atti ritenuti illegittimi; iii) una strategia difensiva univoca diretta ad ottenere l’immediata restituzione del bene illegittimamente espropriato, senza attenderne l’irreversibile trasformazione.

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Consiglio di Stato, Sezione Quarta, sentenza 13 marzo 2018 n. 1583

Se in sede di pianificazione urbanistica generale l’edificazione di un’area è subordinata alla predisposizione di un piano particolareggiato, si è in presenza di un effetto conformativo dello ius aedificandi che incide direttamente sulla posizione soggettiva. In tal senso, se si contesta la disposizione generale indirettamente mediante l’impugnazione del rigetto della proposta di piano di lottizzazione, assumendo urbanistica 2che, stante la già avvenuta urbanizzazione dell’area, non vi erano le condizioni di fatto per imporre il piano particolareggiato, non si rispetta l’onere di immediata impugnativa in osservanza del termine decadenziale decorrente dalla pubblicazione dello strumento pianificatorio. Invece, le prescrizioni di dettaglio che disciplinano l’esercizio della futura attività edificatoria, mediante disposizioni sul calcolo delle distanze e delle altezze, sull’osservanza di canoni estetici, sull’assolvimento di oneri procedimentali e documentali, mediante regole tecniche sull’attività costruttiva, regole che, per loro natura, sono suscettibili di ripetuta applicazione, esplicando l’effetto lesivo nel momento in cui l’atto applicativo è adottato e possono essere censurate in occasione della sua impugnazione.

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Tribunale di Cosenza, Prima Sezione Civile, sentenza 6 marzo 2018 n.530

In materia di vincoli preordinati all’esproprio, comportando una indubbia grave restrizione del diritto di disporre della proprietà, l’indennità di cui all’art. 39 d.P.R. n. 327 del 2001 (T.U Espropriazioni) va commisurata all’entità del danno effettivamente prodotto soltanto «nel caso di reiterazione di un vincolo preordinato all’esproprio o di un vincolo sostanzialmente espropriativo». vincoli espropriativiSecondo un’interpretazione costituzionalmente orientata della norma contenuta nell’art. 39 cit., benchè l’area continui ad essere goduta dal proprietario, non può imputarsi ad esso l’onere di dimostrare il danno effettivamente patito, essendo il danno insito nella stessa reiterazione del vincolo, presumibile – secondo l’id quod plerumque accidit – riguardo all’evento lesivo che alla concreta lesione, rilevando la mancata disponibilità del bene e la compressione delle facoltà dominicali per la concreta difficoltà – se non impossibilità – di valutare sia l’opportunità di locazione o affitto dei fondi, sia, a fortiori, l’eventuale vendita degli stessi. Proprio l’indisponibilità patrimoniale del bene costituisce indispensabile parametro per addivenire ad una corretta stima del danno subito in misura percentuale rispetto all’indennità di espropriazione, rimanendo del tutto evidente come il calcolo del medesimo non possa prescindere anche da una valutazione del valore dell’area, incisa dal provvedimento di reiterazione del vincolo espropriativo. Rispondono in solido dell’obbligo dell’indennizzo, il Comune che ha adottato il vincolo e disposto le sue plurime reiterazioni, e l’ente universitario  beneficiario del vincolo medesimo.

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Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Terza), sentenza 30 gennaio 2018 n.154

La riduzione della visuale panoramica sul mare legittima i proprietari di un’unità immobiliare a contestare il permesso edilizio di sostituzione del tetto spiovente con una terrazza piana su un manufatto prospiciente, praticando un rialzamento dell’originaria altezza del manufatto vietato espressamente dal regolamento edilizio comunale.Ove non sussistano esigenze tecniche di consolidamento statico o di adeguamento igienico sanitario oppure di riorganizzazione di volumi già esistenti è illegittimo il permesso di costruire lesivo della tutela, desuntatropea 2 dalla normativa urbanistica comunale, dello sky line urbano, inteso non come linea orizzontale ideale che congiunge i punti più elevati degli edifici esistenti, ma come salvaguardia del paesaggio urbano dato dagli edifici presenti lungo la fascia costiera nei loro rapporti spaziali orizzontali e verticali. Essa comporta la conservazione dello scenario frastagliato che connota un particolare profilo urbano e non certo la sua eliminazione come accadrebbe qualora fosse consentita la uniformazione delle altezze e la conseguente creazione di vere e proprie barriere murarie che stravolgerebbero il profilo edilizio esistente di una città o di un centro storico.

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