Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana, Sezione Seconda, sentenza 23 marzo 2018 n. 437

E’ illegittima la revoca dell’autorizzazione rilasciata per l’esercizio dell’attività di trasporto mediante noleggio di autovettura da rimessa con conducente ove l’ente, accertata la sopravvenuta mancanza di un requisito prescritto per l’esercizio della professione, non conceda all’interessato il termine per la regolarizzazione previsto dal regolamento comunale. risciòBenchè la concessione del termine costituisca una mera facoltà, ciò non implica che l’Amministrazione possa decidere a proprio arbitrio di concederla o meno, senza alcuna motivazione, a fronte di una richiesta che, come nel caso di specie, è esplicitamente formulata dall’interessato. Il potere pubblico è sempre funzionalizzato alla tutela dell’interesse pubblico e tanto vale non solo per gli atti doverosi ma anche, e a maggior ragione, per quelli al cui esercizio l’ente è facoltizzato da una disposizione normativa che, nel caso di specie, le imponeva di prendere in esame la richiesta del ricorrente ed eventualmente anche respingerla, dando però conto del motivo della decisione, a compimento di scelte ragionevoli finalizzate nel senso sopraindicato, secondo un percorso logico esplicitato adeguatamente con congrua motivazione, in relazione all’interesse pubblico di volta in volta rilevante.

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Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Terza), sentenza 30 gennaio 2018 n.154

La riduzione della visuale panoramica sul mare legittima i proprietari di un’unità immobiliare a contestare il permesso edilizio di sostituzione del tetto spiovente con una terrazza piana su un manufatto prospiciente, praticando un rialzamento dell’originaria altezza del manufatto vietato espressamente dal regolamento edilizio comunale.Ove non sussistano esigenze tecniche di consolidamento statico o di adeguamento igienico sanitario oppure di riorganizzazione di volumi già esistenti è illegittimo il permesso di costruire lesivo della tutela, desuntatropea 2 dalla normativa urbanistica comunale, dello sky line urbano, inteso non come linea orizzontale ideale che congiunge i punti più elevati degli edifici esistenti, ma come salvaguardia del paesaggio urbano dato dagli edifici presenti lungo la fascia costiera nei loro rapporti spaziali orizzontali e verticali. Essa comporta la conservazione dello scenario frastagliato che connota un particolare profilo urbano e non certo la sua eliminazione come accadrebbe qualora fosse consentita la uniformazione delle altezze e la conseguente creazione di vere e proprie barriere murarie che stravolgerebbero il profilo edilizio esistente di una città o di un centro storico.

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Tribunale di Bologna, Seconda Sezione Civile, sentenza 30.11.2017 n. 2660.

Le decisioni della cessata Autorità di Vigilanza dei Contratti Pubblici, la quale ha ritenuto non applicabile l’art.57, comma secondo, lettera b) del previgente codice appalti (d.lgs.n.163/2006) all’appalto del servizio integrato di illuminazione a risparmio energetico relativo a tutti gli immobili comunali, non possono risolversi nella funzione di interpretazione autentica della normativa né creare alcun vincolo per le amministrazioni nello svolgimento delle procedure di affidamento. Una volta perfezionatosi il contratto ed essendo stato eseguito integralmente da parte della stazione appaltante, essa non è esentata dal rispettare la clausola contrattualerisparmio luce che regola l’esercizio del potere di recedere dal contratto se intende svincolarsi. A fronte dell’inadempimento di cui all’art. 1456 c.c., già ritenuto dalle parti di non scarsa importanza e come tale causa sufficiente di risoluzione del rapporto, la parte privata fedele, che subisce l’inadempimento, deve essere risarcita per i danni che le derivino dall’altrui inadempimento. Qualora le parti abbiano predeterminato l’ammontare di tale risarcimento si è al cospetto di una clausola penale ex art. 1382 e ss c.c. e non di un corrispettivo per il recesso assimilabile, secondo la volontà obiettiva espressa dalle parti, ad una clausola risolutiva espressa.La dedotta indeterminatezza dell’importo stabilito a titolo di corrispettivo, in quanto mancante dell’indicazione dell’importo stimato massimo pagabile ovvero l’importo complessivo presunto da porre a base della procedura, come previsto dall’art.29 codice appalti del 2006, con la conseguenza che al momento della negoziazione e della stipula la remunerazione dell’appaltatore era determinata solo in parte, nel suo ammontare minimo, mentre una parte di importi aggiuntivi erano solo determinabili mediante i criteri indicati nel contratto, va analizzata ai sensi del combinato disposto degli artt.1346 e 1418 c.c. Il requisito contrattuale di determinabilità dell’oggetto sussiste quando in esso siano contenuti elementi prestabiliti dalle parti, che possono consistere anche nel riferimento a dati di fatto esistenti e sicuramente accertabili, i quali siano idonei all’esecuzione del contratto mediante un procedimento di mera attuazione, per cui l’indeterminatezza o l’indeterminabilità dell’oggetto del contratto porta alla sua nullità solo in casi eccezionali, in ossequio al principio della conservazione degli atti giuridici sancito dall’art. 1367 c.c., e, con riferimento ai contratti pubblici, comunque non quando nel contratto vi siano elementi prestabiliti dalle parti, che rendono idonea l’identificazione della prestazione.

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Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per la Toscana, sentenza 16 novembre 2017 n.270

Il dirigente ed il funzionario comunali preposti al servizio competente rispondono del danno erariale arrecato all’ente per aver omesso la vigilanza sul rispetto del limite di spesa previsto dall’art.6, comma 8, d.l. 31 maggio 2010 n.78, per le spese di relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità e rappresentanza. La spese politicaconfigurabilità della condotta gravemente colposa non va esclusa laddove, pur avendo segnalato il problema del superamento del limite di spesa, essi non hanno manifestato il proprio dissenso in ordine alle determinazioni di spesa e, avendo apposto il visto di regolarità contabile attestante la copertura finanziaria, hanno disatteso la precedente segnalazione dei revisori dell’illecito sforamento dei limiti rigorosi delle risorse disponibili e dei vincoli complessivi della finanza pubblica previsti dalla normativa.

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Tribunale Amministrativo Regionale Emilia Romagna, Sezione di Parma, Sezione Prima, sentenza 13 giugno 2017 n. 201

La domanda di accertamento in ordine alla sussistenza dell’indebito oggettivo relativamente agli oneri concessori richiesti al ricorrente, basata sul presupposto della ritenuta inesistenza di un abuso con conseguente insussistenza di unaoblazione sanatoria causa giustificativa della richiesta di oblazione ed oneri concessori connessi, non essendo svincolata dall’esercizio del potere autoritativo in materia edilizia dell’amministrazione comunale, rientra nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo di cui all’art. 133, comma 1 , lett. f) c.p.a., comprensiva della totalità degli aspetti dell’uso del territorio, ivi inclusa la materia relativa alla determinazione, liquidazione e riscossione degli oneri di urbanizzazione. Sussiste il diritto per i soggetti interessati di contestare, mediante azione di accertamento, l’erroneità della imposizione operata dall’Amministrazione secondo i criteri fissati in via normativa o regolamentare, indipendentemente dalla rituale impugnazione degli atti emanati, i quali si risolvono in definitiva in mere operazioni materiali o di calcolo.

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Tribunale Amministrativo Regionale della Calabria, Sezione Prima, Catanzaro, sentenza 6 aprile 2017 n.600

Il beneficio previsto dall’art. 42 bis, d. lgs. n. 151/2001, consiste nella possibilità per il dipendente – vice commissario del Dipartimento Amministrazione Penitenziaria del Ministero di Giustizia, assegnato presso una Casa Circondariale molto lontana dalla residenza familiare – di chiedere l’assegnazione in una sede di servizio nella stessa provincia o regione nella quale l’altro genitore esercita la propria attività lavorativa, non è un diritto incondizionato. famiglia 2L’assegnazione temporanea può essere concessa “subordinatamente alla sussistenza di un posto vacante e disponibile di corrispondente posizione retributiva e previo assenso delle amministrazioni di provenienza e destinazione”, ma la predeterminazione normativa dei presupposti di fatto cui deve adeguarsi la valutazione dell’amministrazione/datrice di lavoro e il rilievo costituzionale degli interessi familiari che l’istituto mira a soddisfare delimitano notevolmente l’area di scelta. Poiché l’assenso dell’amministrazione, che presenta connotati di attenuata discrezionalità, potrà essere negato limitatamente a casi o esigenze eccezionali, il rigetto della domanda di assegnazione presso la sede di servizio contigua a quella della residenza familiare non può essere fondato su una motivazione generica, avulsa dai parametri normativi previsti dall’art. 42 bis D.Lgs. 151/2011, segno di una supeficiale valutazione della situazione di fatto concreta che avrebbe meritato, invece, un approfondimento istruttorio. Il periodo di distacco usufruito dal dipendente ai sensi dell’art. 7 del D.P.R. n.254/1999 non può essere computato nel complessivo periodo di assegnazione provvisoria ex art. 42 bis L. 151/2001, trattandosi di misura eccezionale erogabile dall’amministrazione di appartenenza “per gravissimi motivi di carattere familiare o personale adeguatamente documentati”, eventualmente “anche in sovrannumero all’organico”

massima di Gloria Sdanganelli ©

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