Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte, Sezione Seconda, sentenza 22 maggio 2018 n. 633

Nel quadro costituzionale entro il quale si iscrive la disciplina che regola il procedimento elettorale e che fissa i poteri delle commissioni elettorali, si deve ritenere che i casi di esclusione e di correzione dei contrassegni e delle liste elettorali presuppongono implicitamente la legittimazione costituzionale del movimento o partito politico, partito fascistaalla stregua della XII disposizione di attuazione e transitoria della Costituzione che vieta la riorganizzazione del disciolto partito fascista. La normativa elettorale, nello stabilire i casi di ricusazione dei contrassegni e delle liste, si riferisce, quindi, a situazioni in astratto assentibili sul piano della superiore normativa costituzionale, senza fungere da garanzia per situazioni già vietate, in via preliminare e preventiva, dall’ordinamento costituzionale. E’priva di fondamento la doglianza con cui si afferma la mancanza nel contrassegno di alcun riferimento al partito nazista tedesco giacchè dal provvedimento della Commissione Elettorale emergono elementi sufficienti a palesare l’ideologia nazista che ispira la lista, l’espressione, contenuta nel contrassegno, “movimento nazionalista e socialista dei lavoratori” e la sigla NSAB che chiaramente si riferisce al “Nationalsozialistische Arbeiter Bewegung” (movimento dei lavoratori nazionalsocialisti). D’altro canto, come espressamente indicato nel sito dell’associazione, alla voce “chi siamo”, risultano illuminanti gli ampi richiami che si leggono nel “Prologo storico” acquisito fra i documenti depositati in giudizio, al NSDAP (Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei), alle sue origini e al putsch di Monaco dell’8 novembre 1923, cioè a vicende che attengono alla nascita del partito nazista e agli esordi politici di Hitler.

massima di redazione©

testo integrale Continua a leggere

Corte dei Conti, Seconda Sezione Centrale d’Appello, sentenza 26 gennaio 2018 n.37

La costituzione di parte civile nel processo penale dell’Amministrazione danneggiata, produce effetti interruttivi della prescrizione, anche nei confronti della Procura della Corte dei Conti, sino al momento in cui passa in giudicato la sentenza che definisce il processo.Le occasionali interferenze derivanti dalla possibilità che l’ordinamento giuridico consenta una pluriqualificazione giuridica dei medesimi fatti materiali oggetto della cognizione dei diversi plessi giurisdizionali pone esclusivamente un problema di proponibilità dell’azione a fronte di un titolo giudiziale già perfezionatosi, eseguito e totalmente satisfattorio della pretesa esercitata, risolvibile secondo i principi della preclusione, ma non un problema di giurisdizione. L’occultamento doloso del danno, correlato alla condotta di cui all’art. 640 bis, c.p. (truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche) stante le acclarate modalità truffaldine della condotta contestata all’appellante, preclude il decorso del termine di prescrizione, finanziamenti truffaprima che la Procura contabile, titolare dell’azione risarcitoria, abbia avuto conoscenza completa e qualificata dei fatti forieri di danno erariale, al punto da non poter attribuire rilevanza alla scoperta del danno ad opera di altri organi dello Stato. Nel giudizio di responsabilità amministrativa, il giudice può porre a fondamento della decisione anche prove atipiche, ovvero innominate in quanto non espressamente previste dal codice di rito (scritti provenienti da terzi a contenuto testimoniale; gli atti dell’istruttoria penale o amministrativa; i verbali di prove espletate in altri giudizi; le sentenze rese in altri giudizi civili o penali, comprese le sentenze di patteggiamento; le perizie stragiudiziali; i chiarimenti resi dal CTU, le informazioni dal medesimo assunte, le risposte eccedenti il mandato e le CTU rese in altri giudizi fra le stesse o altre parti), in base alle quali – previo contraddittorio tra le parti – può formare il proprio libero convincimento ex artt. 115 e 116 c.p.c. (v. ora artt. 94 e 95 c.g.c.), purché di tale utilizzazione fornisca adeguata motivazione.Ove il conseguimento del finanziamento pubblico sia il frutto di un’artificiosa e truffaldina simulazione di requisiti in verità insussistenti e dunque di un comportamento illecito che vizia tutto il programma di erogazione e sottrae pubblico denaro ad altre iniziative produttive e ad altri soggetti imprenditoriali, va esclusa la detraibilità dal danno di quella parte di finanziamento eventualmente utilmente impiegata.

massima di redazione ©

testo integrale Continua a leggere

Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, Sezione Seconda, sentenza 11 gennaio 2018 n.45

In un piano particolareggiato di iniziativa pubblica, l’accordo stipulato dalla P.A. con il privato – stabilmente recepito fra i modelli convenzionali tipici dell’urbanistica consensuale, espressione degli accordi disciplinati dall’art. 11 della legge 241/1990 – giustifica da un lato, la possibilità che l’Amministrazione imponga un particolare contenuto all’accordo vincolante, dall’altro che gli atti con cui i privati assumono l’impegno ad attuare le previsioni urbanistiche e, quindi, a cedere delle aree per la realizzazione delle opere di urbanizzazione, debbano strettamente collegarsi agli obiettivi della convenzione. centro commercialeNe deriva che la causa di tali atti è di norma costituita dalla cessione alla P.A. delle aree o a scomputo degli oneri di urbanizzazione o dietro rilascio di permessi di costruire o di permessi in sanatoria o, ancora, mediante monetizzazione, ma sempre in una dialettica aperta tra le parti contraenti in ordine alle modalità di attuazione della trasformazione urbana, in un contesto di reciproco confronto, addirittura di una copianificazione. Non è  rinvenibile nell’ordinamento di settore un principio che dia unilateralmente titolo al soggetto attuatore di venire meno all’obbligo di corrispondere gli oneri di urbanizzazione benchè pattuiti in misura significativamente superiore rispetto a quella tabellare, poiché l’elemento qualificante di tale modello esclude la sinallagmaticità delle prestazioni tra gli obblighi delle parti inerenti l’urbanizzazione e l’edificazione delle aree oggetto di convenzionamento.

massima di redazione

testo completo Continua a leggere

Consiglio di Stato, sezione Quinta, sentenza 15 marzo 2017 n. 1173

È inammissibile il ricorso al giudice amministrativo avverso le sentenze del giudice sportivo (Corte di Giustizia Federale della FIGC e Alta Corte di Giustizia Sportiva del CONI) per difetto di giurisdizione. Il principio di autonomia tra l’ordinamento sportivo e l’ordinamento giuridico generale, ribadito da Corte cost. 11 febbraio 2011 n. 49, è posto a garanzia di due esigenze costituzionalmente rilevanti: la valorizzazione dei poteri di autonomia, autarchia e autodichia dell’ordinamento sportivo, cui ampia tutela è riconosciuta in riferimento agli artt. 2 e 18 Cost.;giustizia sportiva l’intangibilità della pienezza della tutela delle situazioni giuridiche soggettive che, sebbene connesse con quell’ordinamento speciale, sono rilevanti per l’ordinamento giuridico generale. Tale principio trova giusta realizzazione nell’ordinamento positivo tramite l’art. 2, comma 1, d.l. 19 agosto 2003, n. 220 (Disposizioni urgenti in materia di giustizia sportiva), convertito dalla l. 17 ottobre 2003, n. 280, in cui la devoluzione all’ordinamento sportivo della disciplina delle questioni aventi ad oggetto l’osservanza e l’applicazione delle norme regolamentari, organizzative e statutarie dell’ordinamento sportivo nazionale, garantisce il corretto svolgimento delle attività sportive ed i comportamenti rilevanti sul piano disciplinare nel pieno rispetto del principio di legalità.

massima redatta da Gloria Sdanganelli ©

Continua a leggere

Consiglio di Stato, Sezione Sesta, sentenza 23 febbraio 2017 n. 856

In un territorio soggetto a dichiarazione di notevole interesse pubblico ai sensi dell’art. 1 della l. n. 1497 del 1939  le valutazioni della competente Sopraintendenza avente a oggetto la posa di pannelli fotovoltaici sui manti di copertura di due fabbricati, – da esercitarsi in rapporto al principio fondamentale dell’art. 9 Cost – sono caratterizzate da un’ampia discrezionalità tecnico-valutativa, in quanto implicano l’applicazione di cognizioni tecnico – scientifiche specialistiche proprie di settori scientifici disciplinari, contraddistinte da margini di opinabilità. fotovoltaicoNe consegue che l’apprezzamento compiuto dall’Amministrazione preposta alla tutela è sindacabile, in sede giudiziale, esclusivamente sotto i profili della logicità, coerenza e completezza della valutazione, considerati anche per l’aspetto concernente la correttezza del criterio tecnico e del procedimento applicativo prescelto, senza invadere la sfera riservata alle valutazioni attinenti alla compatibilità paesaggistica, di spettanza esclusiva della Soprintendenza, né di sconfinare nell’ambito di apprezzamenti di compatibilità paesaggistica o di “merito amministrativo -paesistico”, riservati all’organo periferico del Mibact. E’ illegittimo il parere sfavorevole di compatibilità paesaggistica reso dalla Sopraintendenza ai sensi dell’art. 146, comma 5, del t. u. n. 42 del 2004, alla posa di pannelli fotovoltaici se essa, oltre che favorita dall’ordinamento per esigenze di risparmio energetico, non arreca “ex se” alcun degrado all’ambiente circostante ed in sede istruttoria non sia stato tenuto in considerazione che, sull’area, il vincolo ex l. n. 1497 del 1939 è di tipo generico, ricadente in una zona non particolarmente sensibile, né sia stata valutata la proposta progettuale di creare uniformità di colore tra i pannelli da posizionarsi e la falda del tetto interessata dal loro posizionamento, prevedendone l’intera copertura con pannelli opachi di colore rosso mattone sovrapposti a coppi di color mattone.

massima di Gloria Sdanganelli ©

testo integrale Continua a leggere

prof. Johannes Michael Rainer, Stato e diritto: il diritto romano in Europa – Lectio magistralis per l’inaugurazione dell’Anno Accademico della Facoltà di Giurisprudenza di Trento, 2015.

 

Il diritto romano è il risultato dell’insegnamento universale di giuristi ed uomini di stato e la più ricca collezione di principi generali del diritto sperimentati sui singoli casi .Tutti gli istituti del diritto romano sono confluiti in tutto il mondo fino ai giorni nostri: nel sistema di common law, nei codici dell’europa ottocentesca, nell’ordinamento cinese e giapponese, nei quali il metodo deduttivo per applicare le norme del codice è sempre quello di Servio e dei giureconsulti roamni. Nel diritto islamico, la sharia nella parte che si occupa del diritto civile, risente delle forme e contenuti del contratto, proprietà, successioni di derivazione romanistica. Ove si dovesse istituire il codice civile europeo il diritto romano continuerà a vivere in esso, nel metodo e contenuti.