Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per la Regione Sardegna, sentenza 15 dicembre 2017 n. 160

Il pubblico dipendente nei cui confronti è stata applicata la pena per patteggiamento in ordine ai reati di associazione a delinquere e di turbata libertà degli incanti, risponde del danno all’immagine procurato alla amministrazione di appartenenza, in quanto, in disparte la indubbia risonanza sociale del reato commesso come appalti truccaticomprovato dai vari articoli di stampa versati in atti, dal comportamento delittuoso da esso serbato è derivato un vulnus al prestigio delle amministrazioni coinvolte, anche in ragione del ruolo di particolare rilievo (responsabile dell’ufficio tecnico), specie in piccole comunità. Il modo di condurre le gare, incidente, negativamente e in maniera profonda, sulla stessa organizzazione amministrativa, evidenzia la sussistenza di tutti i negativi risvolti di natura sociale, originati da un operare in cui l’interesse personale sopravanza, di gran lunga, i doveri di lealtà e correttezza imposti a ciascun pubblico dipendente. Tali risvolti sono legati alla negativa impressione suscitata nell’opinione pubblica locale, ed anche all’interno della stessa Amministrazione, mentre l’eventuale clamor fori,e la diffusione ed amplificazione del fatto operata dai mass-media, non integrano la lesione del bene tutelato, ma ne indicano semplicemente la dimensione, diventando, per tale aspetto, uno dei parametri utilizzabili per una quantificazione del danno commisurato nel doppio della somma di denaro o del valore patrimoniale di altra utilità illecitamente percepita dal dipendente, in applicazione della disposizione prevista dal comma 1-sexies dell’articolo 1 della legge 14 gennaio 1994, n. 20, come introdotto dalla legge n. 190/2012.

massima di redazione ©

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Tribunale Amministrativo Regionale Calabria, Catanzaro, Sezione Seconda, sentenza 20 maggio 2017 n. 804

E’ illegittima la cancellazione del candidato dalla lista elettorale presentata nelle elezioni comunali a carico del quale la commissione elettorale ha accertato una sentenza di patteggiamento per un reato previsto dalla legge Severino come causa di incadidabilità, se la sentenza ex art.444, c.p.p., risale ad un periodo antecedente all’entrata in vigore della “disciplina previgente” prevista dall’art. 16, comma 1, del D.lgs. n. 235/2012. elezioni comunaliPoiché la normativa precedente, individuata nell’art. 15 della legge n. 55/1990, come modificato dall’art. 1, comma 2, della legge 13 dicembre 1999 n. 475, prevedeva, in effetti, al comma 1-bis, l’equiparazione, agli effetti della disciplina ivi prevista, delle sentenze ex art. 444 c.p.p. alle sentenze di condanna, va evidenziato che il comma 3, del detto art. 1 della legge n. 475/1999, al fine di regolare gli effetti temporali della predetta equiparazione, ha espressamente previsto che “la disposizione del comma 1-bis dell’art. 15 della legge 19 marzo 1990 n. 55, introdotto dal comma 2 del presente articolo, si applica alle sentenze previste dall’articolo 444 del codice di procedura penale pronunciate successivamente alla data di entrata in vigore della presente legge. Con la conseguenza che, a fronte del chiaro tenore letterale, le pronunce ex art. 444 c.p.p. precedenti a tale data, quali quelle a carico dell’odierno ricorrente, non possono essere considerate equipollenti. Detta differenziazione è coerente con la caratterizzazione premiale che permea l’istituto del patteggiamento, dalla quale discende l’esigenza di evitare conseguenze negative non preventivamente valutate e ponderate dall’imputato al momento della prestazione del consenso.

massima di Gloria Sdanganelli ©

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Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale del Veneto, sentenza 28 febbraio 2017 n.29

Risponde di responsabilità erariale per aver procurato un grave danno all’immagine della pubblica amministrazione il funzionario che con la sua condotta corruttiva oggetto di sentenza di patteggiamento, abbia arrecato una lesione del decoro e del prestigio della pubblica amministrazione, determinando perdita di credibilità ed affidabilità presso i cittadini, e pregiudicando valori primari di rilievo costituzionale, quali la legalità dell’azione amministrativa, il buon andamento e l’imparzialità della amministrazione. Trattandosi di danno-evento e non danno-conseguenza, per la risarcibilità del pregiudizio all’immagine pubblica va colto l’aspetto di lesione ideale, e non è necessario provare i costi effettivamente sostenuti per il ripristino di beni immateriali lesi, essendo sufficiente provare la sussistenza di un fatto intrinsecamente dannoso in quanto confliggente con interessi primari protetti in modo immediato dall’ordinamento giuridico.mose inchiesta La prova della propalazione mediatica della notizia (clamor fori) delle condotte delittuose commesse dal funzionario, mettendone in evidenza gli aspetti più gravi e disdicevoli, tali da ingenerare ricadute negative sulla valutazione dell’opinione pubblica in ordine all’affidabilità dall’Amministrazione da lui diretta e alla onorabilità dell’ente pubblico, ricade sull’attore pubblico (nel caso concreto la prova è stata raggiunta dalla rassegna stampa prodotta in giudizio). Il danno all’immagine deve ritenersi evidente ogniqualvolta un soggetto, legato da rapporto di servizio, ponga in essere un comportamento criminoso e sfrutti la posizione ricoperta per il perseguimento di scopi personali utilitaristici e non per il raggiungimento di interessi pubblici generali, così minando la fiducia dei cittadini nella correttezza dell’azione amministrativa, con ricadute negative nell’organizzazione amministrativa e nella gestione dei servizi in favore della collettività. Il danno da disservizio consiste nel pregiudizio che la condotta illecita del dipendente arreca al corretto funzionamento dell’apparato pubblico, determinando, attraverso l’espletamento di un servizio al di sotto delle caratteristiche di qualità e quantità richieste, il mancato conseguimento degli obiettivi di legalità, di efficienza, di efficacia, di economicità e di produttività dell’azione pubblica. La quantificazione delle due voci di danno,anche se non comportano una diminuzione patrimoniale diretta per la P.A., sono suscettibili di una valutazione patrimoniale, da effettuarsi equitativamente, ex art. 1226 c.c., sulla base dei parametri soggettivo, oggettivo e sociale che la parte pubblica, ai sensi dell’ art. 2697 c.c., ha l’onere di fornire

massima redatta da Gloria Sdanganelli ©

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Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per la Calabria, sentenza 10.6.2015 n. 112. Il giudice contabile valuta liberamente le prove raccolte nel processo penale.

Mancando una disposizione che disciplini l’utilizzabilità nel processo contabile  di prove raccolte nel giudizio penale, la cui fonte normativa del principio di atipicità della prova è individuata nell’ampio e generico tenore dell’art. 116. c.p.c.. Nel giudizio contabile è possibile avvalersi, al fine di fornire elementi di giudizio alla libera valutazione del giudice ed escluso ogni effetto probatorio legale, delle risultanze istruttorie e delle prove acquisite nel giudizio penale, anche se concluso con applicazione  della pena su richiesta delle parti (cd. patteggiamento) ovvero con sentenza di  non doversi procedere  per prescrizione del reato, che entrambi non hanno efficacia di giudicato nel processo contabile.finanziamento illecito La fittizietà delle fatture (lavori di ristrutturazione all’edificio adibito ad albergo-ristorante, installazione impianti, mobilio ed arredamenti in legno) e la non veridicità delle sottostanti operazioni, utilizzate per rappresentare artificiosamente costi, mai sostenuti, e giustificare l’erogazione delle  quote di finanziamento, rendono indebita la modalità con la quale il convenuto ha acceduto alla tranche di  contributo pubblico erogato, e la condotta appare violativa degli obblighi assunti con la domanda di agevolazione, tenuto conto delle condizioni stabilite dalla disciplina dei Patti territoriali e della normativa della legge n. 488/92. Il profilo soggettivo sotto forma di dolo si manifesta nell’indebito ed illecito  arricchimento dal finanziamento ottenuto con modalità fittizie, irregolari e fraudolente, idonee a trarre in inganno il i soggetti pubblici coinvolti nel patto territoriale, procurando danno erariale al Ministero dello Sviluppo Economico

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