Tribunale di Torino, Sezione Quarta Civile, sentenza 15 marzo 2018 n. 1308

In seguito a sentenza di patteggiamento resa ai sensi dell’art. 444 c.p.p., gli agenti di Polizia Municipale imputati di peculato, corruzione, ricettazione e intercettazione di comunicazioni telefoniche per l’illecito utilizzo da parte di privati di strumentazione in uso e nella disponibilità di pubblici ufficiali per destinazioni e fini diversi da quelli istituzionali al fine di accedere e avere conoscenza di comunicazioni e conversazioni riservate destinate a pubblici ufficiali per lo svolgimento e l’adempimento delle loro funzioni, rispondono, vigili urbani2dinanzi al giudice ordinario, del danno all’immagine sofferto dal Comune, avendo l’attività illecita inciso sulla credibilità e il prestigio dell’ente, con indubbia sfiducia nei confronti della gestione della cosa pubblica. La lesione del diritto personale all’immagine configurabile in capo all’amministrazione per la percezione che i consociati hanno delle modalità di azione conforme ai canoni del buon andamento e dell’imparzialità, comporta la tutela risarcitoria per la relazione tendenzialmente esistente tra le regole interne, improntate al rispetto dei predetti canoni, e la proiezione esterna di esse. Va altresì riconosciuto il risarcimento per danno funzionale da disservizio integrato dal dispendio di risorse comunali, anche in relazione alla mole di lavoro interno sopportato per svolgere le attività richieste dall’autorità giudiziaria, al fine di fornire un quadro completo dell’uso delle apparecchiature in oggetto in relazione alle condotte illecite contestate. Sotto altro aspetto, gli agenti rispondono per il danno patrimoniale procurato al Comune costituito dalla perdita per l’utilizzo da parte di terzi degli apparecchi in dotazione ai pubblici ufficiali e corrispondente alle utilità economiche da essi godute quale ingiusto corrispettivo del noleggio a terzi della strumentazione di servizio.

massima di redazione©

testo integrale Continua a leggere

Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, Sezione Seconda, sentenza 11 gennaio 2018 n.45

In un piano particolareggiato di iniziativa pubblica, l’accordo stipulato dalla P.A. con il privato – stabilmente recepito fra i modelli convenzionali tipici dell’urbanistica consensuale, espressione degli accordi disciplinati dall’art. 11 della legge 241/1990 – giustifica da un lato, la possibilità che l’Amministrazione imponga un particolare contenuto all’accordo vincolante, dall’altro che gli atti con cui i privati assumono l’impegno ad attuare le previsioni urbanistiche e, quindi, a cedere delle aree per la realizzazione delle opere di urbanizzazione, debbano strettamente collegarsi agli obiettivi della convenzione. centro commercialeNe deriva che la causa di tali atti è di norma costituita dalla cessione alla P.A. delle aree o a scomputo degli oneri di urbanizzazione o dietro rilascio di permessi di costruire o di permessi in sanatoria o, ancora, mediante monetizzazione, ma sempre in una dialettica aperta tra le parti contraenti in ordine alle modalità di attuazione della trasformazione urbana, in un contesto di reciproco confronto, addirittura di una copianificazione. Non è  rinvenibile nell’ordinamento di settore un principio che dia unilateralmente titolo al soggetto attuatore di venire meno all’obbligo di corrispondere gli oneri di urbanizzazione benchè pattuiti in misura significativamente superiore rispetto a quella tabellare, poiché l’elemento qualificante di tale modello esclude la sinallagmaticità delle prestazioni tra gli obblighi delle parti inerenti l’urbanizzazione e l’edificazione delle aree oggetto di convenzionamento.

massima di redazione

testo completo Continua a leggere

Tribunale di Napoli, Giudice Lupi, sentenza 21 luglio 2017 n. 8466

Qualora l’organo straordinario statale – Commissariato di Governo per l’Emergenza Bonifiche e Tutela delle Acque nella Regione Campania delegato ex O.P.C.M. n. 2425/96 e successive – abbia ceduto per legge talune competenze alla Regione senza cessare come struttura commissariale,appalto pubblico non si è verificata l’estinzione dell’ente, ipotesi riconducibile alla fattispecie di cui all’art. 110 c.p.c. applicabile solo nel caso di definitiva cessazione di ogni funzione dell’ente. Nella fattispecie, quindi, trova applicazione l’art. 111 c.p.c. e, non sussistendo l’obbligo di riassumere il giudizio nei confronti della Regione, essa avrebbe potuto intervenire in giudizio o essere chiamata in causa. Poiché ciò non si è verificato, la sentenza, ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 111 c.p.c. produce, comunque, effetti nei confronti della Regione, successore a titolo particolare. Negli appalti pubblici l’autonomia dell’appaltatore, pur essendo meno ampia di  quella degli appaltatori privati per l’ingerenza dell’amministrazione appaltante  (attraverso la nomina obbligatoria del direttore dei lavori ed una sorveglianza intensa e costante), continua, tuttavia, a sussistere in limiti più ristretti, sicché  anche l’appaltatore di opera pubblica, di regola, è l’unico responsabile dei  danni cagionati a terzi nel corso dei lavori, mentre una responsabilità  dell’amministrazione committente resta configurabile, in via concorrente e  solidale, allorché il fatto dannoso sia stato posto in essere in esecuzione del  progetto o di direttive della medesima e, in via esclusiva, solo quando  l’ingerenza di detta amministrazione abbia compromesso ogni margine di  libertà ed autonomia dell’appaltatore nell’organizzazione ed esecuzione dei lavori.

massima di redazione©

testo integrale Continua a leggere

Tribunale di Roma, Seconda Sezione Civile, sentenza 12 aprile 2017 n. 7312

La responsabilità precontrattuale di cui all’art. 1337, c.c., oltre all’ipotesi di formale interruzione delle trattative e manifestazione di una volontà negativa alla conclusione del contratto, sorge allorquando l’originario assetto di interessi risulti talmente mutato da rivelarsi nettamente più svantaggioso per una delle parti, sempre che ciò dipenda da un comportamento sleale e scorretto della controparte. Nelle trattative contrattuali avente ad oggetto la locazione di un  edificio che il privato si è obbligato a realizzare per adibirlo ad uffici pubblici, la pubblica amministrazione – futura locatrice – è tenuta a non abusare della propria libertà negoziale e ad osservare un comportamento leale e diligente, nel rispetto degli obblighi di protezione e informazione nei confronti dei privati destinatari della sua iniziativa, assolvendo con correttezza ai relativi oneri informativi che gravano sulla stessa.trattative interrotte Pur con i dovuti adattamenti rispetto alla generale disciplina civilistica, la qualità di soggetto pubblico non è sufficiente di per sé ad escludere l’operatività del principio di buona fede né a ritenere sussistente in re ipsa la giusta causa che legittima il recesso dalle trattative, dovendosi valutare, caso per caso, le circostanze concrete e le ragioni di interesse pubblico che l’hanno determinato e le modalità con cui ha agito la pubblica amministrazione. Il risarcimento da responsabilità precontrattuale deve comprendere, ex art.1223, c.c., sia la perdita subita che il mancato guadagno, purché in relazione immediata e diretta con la lesione dell’affidamento, e non del contratto giammai stipulato, giacchè, mancando la lesione di diritti che dallo stesso sarebbero nati, non può essere dovuto un risarcimento equivalente a quello conseguente all’inadempimento contrattuale, per cui resta in ogni caso escluso quanto sarebbe stato dovuto in forza del contratto non concluso.

massima di Gloria Sdanganelli ©

testo integrale Continua a leggere

Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte, sentenza 13 aprile 2017 n.502

Il giudizio di anomalia delle offerte previsto dall’’art. 97 del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 sviluppatosi in modo scarno e inadeguato nella fase procedimentale e proseguito in modo improprio nella sede processuale, attraverso l’indicazione di dati più volte rimaneggiati e in parte disomogenei rispetto a quanto in precedenza dichiarato – è sottoposto ad un sindacato di legittimità del giudice cui si richiede unicamente di verificare se la valutazione di congruità delle offerte sia stata condotta secondo un metro logico e razionale e non si sia caduti nell’applicazione di regole arbitrarie, senza però che alla stessa autorità giurisdizionale possa consentirsi di ripercorrere l’esame dell’offerta, parafrasandone i termini concreti rispetto alla prestazione da aggiudicare. offerte anomaleNon può quindi consentirsi una rinnovazione dell’esame di anomalia da parte del Collegio giudicante, che si svolga attraverso la disamina dei singoli aspetti dell’offerta, poiché una tale attività attuerebbe una sostituzione del giudice amministrativo nei confronti del potere amministrativo e ciò in contrasto il principio della separazione dei poteri. Va esclusa l’inammissibilità del ricorso sulla base di un’asserita acquiescenza da parte del ricorrente – gestore uscente del servizio – che abbia invitato l’aggiudicatario a prendere in carico il personale già impegnato nella commessa, giacchè la sollecitazione era dettata da esigenze di rilievo pubblico– la continuità del servizio – del tutto eccedenti la sfera degli interessi privati del gestore uscente e tali, quindi, da non consentire in alcun modo di desumere dalla condotta in questione alcuna manifestazione tacita di volontà, men che meno nel senso della spontanea e definitiva accettazione delle sorti della procedura di gara.

testo integrale Continua a leggere

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 26 ottobre 2015, n. 21713. Il legislatore regionale non può derogare alle norme del codice civile.

La potestà legislativa delle Regioni incontra il limite cosiddetto del diritto privato, fondato sull’esigenza, connessa al principio costituzionale di eguaglianza, di garantire l’uniformità sul territorio nazionale delle regole fondamentali di diritto che disciplinano i rapporti fra privati. Il limite dell’ordinamento civile, quindi, identifica un’area riservata alla competenza esclusiva della legislazione statale e ricomprende i rapporti tradizionalmente oggetto di codificazione. stato regioniTale limite comporta l’inderogabilità, da parte del legislatore regionale, delle norme dettate dal codice civile per regolare l’esercizio dell’autonomia negoziale privata ed il diritto delle obbligazioni, sia che si tratti di norme imperative, sia che si tratti di norme destinate a regolare direttamente i rapporti tra soggetti in assenza di diversa volontà negoziale delle parti.

testo integrale Continua a leggere