Tribunale Amministrativo Regionale Puglia, Sezione Prima, Bari, sentenza 8 febbraio 2018 n.193

E’ immune da vizi di legittimità il provvedimento con cui la Regione intende assoggettare a procedura di valutazione di impatto ambientale il progetto di impianto di produzione di energia da fonte eolica, motivato dal pericolo paventato dall’amministrazione e legato all’amplificazione di significative conseguenze negative sul paesaggio parco eolicoe sugli ecosistemi e sistemi umani, in ragione della cumulatività degli impatti prodotti dai vari impianti autorizzati in zona. Non sussiste la contraddittorietà rispetto alle valutazioni ambientali favorevoli rilasciate in relazione agli altri parchi eolici ubicati nella medesima macro-area, giacchè proprio l’oggettiva insistenza di più progetti sviluppatisi nel tempo può determinare significativi effetti sulla capacità di carico del sistema, facendo emergere la necessità un più accurato studio in sede di VIA circa i rilevati possibili impatti negativi sul paesaggio e sull’ambiente circostante. La censura di eccesso di potere per disparità di trattamento a fronte di scelte discrezionali dell´Amministrazione è riscontrabile soltanto in caso di assoluta identità di situazioni di fatto e di conseguente irragionevole diversità del trattamento riservato, situazioni la cui prova rigorosa deve essere fornita dall´interessato, con la precisazione che la legittimità dell´operato della P.A. non può comunque essere inficiata dall´eventuale illegittimità compiuta in altra situazione.

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Tribunale di Napoli, Giudice Lupi, sentenza 21 luglio 2017 n. 8466

Qualora l’organo straordinario statale – Commissariato di Governo per l’Emergenza Bonifiche e Tutela delle Acque nella Regione Campania delegato ex O.P.C.M. n. 2425/96 e successive – abbia ceduto per legge talune competenze alla Regione senza cessare come struttura commissariale,appalto pubblico non si è verificata l’estinzione dell’ente, ipotesi riconducibile alla fattispecie di cui all’art. 110 c.p.c. applicabile solo nel caso di definitiva cessazione di ogni funzione dell’ente. Nella fattispecie, quindi, trova applicazione l’art. 111 c.p.c. e, non sussistendo l’obbligo di riassumere il giudizio nei confronti della Regione, essa avrebbe potuto intervenire in giudizio o essere chiamata in causa. Poiché ciò non si è verificato, la sentenza, ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 111 c.p.c. produce, comunque, effetti nei confronti della Regione, successore a titolo particolare. Negli appalti pubblici l’autonomia dell’appaltatore, pur essendo meno ampia di  quella degli appaltatori privati per l’ingerenza dell’amministrazione appaltante  (attraverso la nomina obbligatoria del direttore dei lavori ed una sorveglianza intensa e costante), continua, tuttavia, a sussistere in limiti più ristretti, sicché  anche l’appaltatore di opera pubblica, di regola, è l’unico responsabile dei  danni cagionati a terzi nel corso dei lavori, mentre una responsabilità  dell’amministrazione committente resta configurabile, in via concorrente e  solidale, allorché il fatto dannoso sia stato posto in essere in esecuzione del  progetto o di direttive della medesima e, in via esclusiva, solo quando  l’ingerenza di detta amministrazione abbia compromesso ogni margine di  libertà ed autonomia dell’appaltatore nell’organizzazione ed esecuzione dei lavori.

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Tribunale di Trieste, I Sezione Civile, sentenza 23 maggio 2017 n.357

In materia di appalto pubblico di lavori, le deficienze od errori del progetto esecutivo devono esser rilevate dalla società appaltatrice, con la diligenza media esigibile da parte di un imprenditore interessato a quel tipo di appalto, in sede di accesso ai luoghi di esecuzione dei lavori nella fase di procedura di gara o alla dprogetto esecutivoata di sottoscrizione del contratto. Ove le difformità ed errori del progetto esecutivo siano conoscibili già durante la procedura della gara d’appalto l’operatore aggiudicatario, nel determinare il prezzo da offrire in ribasso rispetto a quello base d’asta per aggiudicarsi il contratto d’appalto, deve ragionevolmente prevedere quanto quelli avrebbero inciso sulla tempistica di esecuzione dei lavori oggetto del contratto e sugli eventuali maggiori costi che avrebbe dovuto sostenere a causa della loro presenza. In conformità al principio di buona fede di cui agli artt. 1337, 1366 e 1375 del c.c. a cui deve ispirarsi il comportamento delle parti di un contratto tanto nella fase delle trattative che ne precede la conclusione, quanto in quella dell’interpretazione e dell’esecuzione, è onere della società appaltatrice segnalare quei vizi e quelle difformità non oltre la data di consegna dei lavori.

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Consiglio di Stato, Sezione Sesta, sentenza 16 novembre 2016 n. 4746. Una proposta di vincolo paesaggistico non è idonea a dispiegare effetti inibitori su un progetto edilizio.

Una proposta di vincolo paesaggistico, risalente all’inizio degli anni ’90 non consolidatasi nell’apposizione di un provvedimento di vincolo definitivo, non è in grado di esplicare ancora gli originari effetti suoi propri e, dunque, di influire sulle sequenze procedimentali di settore che devono, in ultimo, esitare in un assenso ovvero in un diniego in ordine alla realizzabilità di un progetto edilizio. ambienteLa mancata conclusione del procedimento di trasformazione del vincolo da proposto a definitivo denota l’affievolimento e poi lo svanire, col passar del tempo, dell’interesse pubblico che aveva inizialmente giustificato la misura precauzionale (connessa alla proposta di vincolo) tesa ad assicurare particolare protezione a determinati beni o loro insiemi. L’art. 157 del d.lgs. n. 42/2004 stabilendo che “conservano efficacia a tutti gli effetti” una serie di atti (dichiarazioni, elenchi, provvedimenti) riferiti, per come indicati dalla legge, ad atti formali e definitivi, non contempla le semplici proposte che, come tali, non risultano salvaguardate dalla legge dal punto di vista della conservazione della loro efficacia.

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Corte dei Conti, Sezione Prima Giurisdizionale Centrale, sentenza 26.5.2015, n.334. Dell’esecuzione di un’opera pubblica diversa da quella oggetto del finanziamento, rispondono di danno erariale amministratori e funzionario tecnico.

Sindaco ed assessori, quali componenti la Giunta comunale ed il funzionario responsabile dell’area tecnica, sono responsabili del danno erariale arrecato a Comune, Regione e Ministero dell’Ambiente, per l’approvazione di un progetto di una struttura multipiano, dissesto idrogeologicolavori diversi da quelli per i quali era stato ottenuto il finanziamento, finalizzato ad interventi di difesa del suolo per riduzione del rischio idrogeologico. Nella quantificazione del danno, va tenuto conto, in ossequio all’art. 1, comma 1-bis della L. 14 gennaio 1994, n. 20, dei vantaggi comunque conseguiti dall’ente locale e dalla comunità amministrata, in relazione alle opere pubbliche realizzate, sia pure irregolarmente, consistenti in opere di consolidamento e stabilizzazione strutturale.

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