Consiglio di Stato, Sezione Terza, sentenza 21 marzo 2018 n. 1827

Ai sensi dell’art. 8-ter del d.lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, come modificato con l’art. 8 del D.lgs. n. 229/99, l’autorizzazione alla realizzazione di strutture e quella all’esercizio di attività sanitarie sono provvedimenti diversi e autonomi – logicamente e cronologicamente –  rispetto all’accreditamento istituzionale, pur costituendo il necessario presupposto di quest’ultimo, qualora la struttura voglia accedervi e sia in possesso di ulteriori requisiti di qualificazione. sanità privataL’autorizzazione all’esercizio di attività sanitaria concerne l’erogazione di prestazioni a totale carico dell’utente privato e non comporta oneri finanziari per il bilancio regionale, essendo rilasciata sulla base di presupposti minori (requisiti minimi strutturali, tecnologici e organizzativi) rispetto a quelli richiesti per l’accreditamento, i quali ultimi attengono alla complessità organizzativa e funzionale della struttura, alla competenza e alla esperienza del personale richieste, alle dotazioni tecnologiche necessarie e in relazione all’attuazione degli obiettivi prioritari definiti dalla programmazione nazionale e regionale. L’accreditamento, comportando la possibilità che il servizio sanitario pubblico si avvalga per la prestazione del servizio delle strutture private, con oneri a carico del bilancio pubblico, richiede la presenza di ulteriori requisiti di qualificazione, strutturali, tecnologici e organizzativi, definiti dalle Regioni con l’individuazione di specifici standard di qualità, nonché l’accertamento della funzionalità delle strutture rispetto agli indirizzi di programmazione regionale e la verifica positiva dell’attività svolta e dei risultati raggiunti, e dà titolo alla stipula di contratti con le ASL.L’istanza di accreditamento, pur in presenza dell’autorizzazione rilasciata tempestivamente dal Comune sulla scorta di parere favorevole di compatibilità regionale, non avrebbe potuto essere presentata ed esaminata prima dell’imminente accorpamento di due aziende sanitarie, poiché il mutamento soggettivo degli enti rende necessaria ulteriore e diversa valutazione di compatibilità con la programmazione regionale sanitaria, atteso che l’accreditamento determina la possibilità che il servizio sanitario pubblico si avvalga delle prestazioni rese dal centro diagnostico privato, con oneri a carico del bilancio pubblico.

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Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, Sezione Quarta, sentenza 26 febbraio 2018 n. 1265

In considerazione della natura soggettiva dei proprietari ricorrenti, nessuno dei quali ha indicato l’attuale possesso della qualifica di imprenditore agricolo o coltivatore diretto o, comunque, dimostrato la sua dedizione all’attività agricola, sussiste la fattispecie di lottizzazione abusiva, integrata, sotto un profilo negoziale, mediante atti di frazionamento e cessione di terreni che, considerata la destinazione agricola delle aree, interessate anche da vincolo paesaggistico, per la loro ridotta dimensione, derivante dallo spezzettamento di un’area molto più vasta, si evidenziano come inadeguati allo scopo agricolo a cui sono destinati. lottizzazione abusivLa lottizzazione abusiva appare pienamente integrata anche nella sua componente materiale, in seguito alla effettiva realizzazione di attività edificatoria sui lotti frazionati, che da un lato ha avuto l’effetto di trasformare l’assetto urbanistico del territorio e, dall’altro, ha confermato l’intento edificatorio sottostante agli atti di frazionamento. La realizzazione di una strada d’accesso ai lotti  costituisce un elemento di indubbia rilevanza quale indice rilevatore del processo di trasformazione urbanistica ed edilizia del terreno, in quanto, anche la sola realizzazione di essa, comportando un mutamento del precedente assetto del territorio, costituisce opera di trasformazione urbanistica soggetta ad autorizzazione comunale, tanto più qualora essa mal si concili con la destinazione dei terreni e sia finalizzata a servire i singoli lotti abusivi. Il riscontro di una fattispecie di lottizzazione abusiva impone una lettura d’insieme delle trasformazioni urbanistiche ed edilizie del territorio che consente di superare la dimensione prettamente edilizia dei singoli illeciti consumati dai vari proprietari per approdare ad un più vasto ed incisivo fenomeno di sostanziale stravolgimento del territorio, effettuato a danno dell’ordinaria programmazione urbanistica riservata al Comune.

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Tribunale di Roma, I Sezione Lavoro, sentenza 19 febbraio 2018 n. 1266

L’art. 1 comma 519 l. 296/2006 riconosce alla P.A.  il potere di valutare, secondo canoni di discrezionalità amministrativa, la necessità o meno di procedere alla stabilizzazione, ma, una volta che detta scelta sia stata adottata mediante l’attivazione della procedura con l’emanazione del relativo avviso pubblico, essa, al pari di un datore di lavoro privato, ha l’obbligo di adempiere l’impegno assunto.stabilizzazione Il dipendente pubblico assunto a termine mediante procedura selettiva, in possesso del triennio di servizio e del titolo di studio per l’accesso all’esterno nelle singole qualifiche previsto dai vari sistemi di classificazione, ha il diritto di essere assunto in ruolo mediante stabilizzazione, con l’assegnazione del posto in organico corrispondente alla qualifica da assumere, risultante dalla dotazione vigente e dalla programmazione del fabbisogno. La fattispecie concreta non implicando la regolarità di procedure concorsuali, bensì la legittimità dell’applicazione dei criteri concernenti il diritto soggettivo degli interessati alla stabilizzazione, non comporta lo svolgimento di ulteriori prove selettive o una nuova valutazione discrezionale di titoli, bensì solo la verifica di requisiti temporali oggettivi dì durata del singolo rapporto di lavoro a tempo determinato non soggetta ad alcuna comparazione soggettiva propria delle procedure concorsuali prevista dall’art. 63, comma 4. d. lgs. 165/2001.

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Consiglio di Stato, Sezione Quarta, sentenza 28 giugno 2016 n. 2921. La minimizzazione del consumo di suolo è obiettivo del legislatore regionale non dequotabile

Ai fini del calcolo del consumo di suolo per superficie urbanizzata s’intende la somma delle superfici esistenti e di quelle programmate con piano attuativo – ad uso residenziale, extraresidenziale, per infrastrutture di mobilità, consumo suoloper servizi ed infrastrutture pubbliche urbane, nonché per attrezzature di interesse generale, ad esclusione dei parchi urbani e territoriali – misurata alla data di adozione dello strumento urbanistico. I parchi urbani e territoriali non rientrano nel concetto di urbanizzazione La “minimizzazione del consumo del suolo” è obiettivo del Legislatore regionale non dequotabile.

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Corte Dei Conti, Sezione Giurisdizionale della Basilicata, sentenza 6.7.2015 n. 42. I membri di una commissione istruttoria rispondono di danno erariale per l’acquisto inutile di strumentazione medica da parte dell’azienda sanitaria

Rispondono del danno erariale procurato alla Regione il funzionario di area ed i membri di una commissione la cui attività istruttoria ha indotto l’ente all’acquisto di strumentazione sanitaria, ecotomografi portatili, al di fuori di qualsiasi logica programmatoria e della loro concreta utilizzabilità, dapprima finalizzati alla utilizzazione delle ambulanze per rendere un migliore servizio alle popolazioni rurali, giammai adoperati.ecotomografi La mancata previsione di corsi di formazione, di coinvolgimento nell’operazione e di responsabilizzazione del personale medico destinato alla utilizzazione degli apparecchi mobili, è il segno di un acquisto frettoloso ed avulso dai criteri di economicità e di efficacia della spesa pubblica che ha privato il servizio di medicina clinico-diagnostica sul territorio dell’impiego dei costosi macchinari acquistati.

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Corte dei Conti, Sezione Terza Giurisdizionale Centrale d’Appello, sentenza 20.5.2015, n. 301. Il dirigente comunale risponde di danno erariale per la distribuzione del salario accessorio “a pioggia”.

 

Sussiste la responsabilità amministrativa del dirigente comunale per il danno erariale arrecato all’ente consistente nell’indebita spesa derivante da una serie di irregolarità gestorie commesse in sede di determinazione e applicazione del fondo per il trattamento accessorio previsto dall’art. 15 del C.C.N.L. del 1.04.1999 per il personale non dirigenziale degli enti locali, distribuendo le risorse a pioggia e ripartendolepioggia di soldi secondo il parametro della presenza in servizio, apprezzabile solo in termini di quantità ma inidoneo a conferire al lavoro svolto un valore aggiunto o un elemento di innovazione rispetto agli standard ordinari. Ulteriore indice della responsabilità amministrativa è la mancanza di attività progettuale, di ogni elemento di programmazione, monitoraggio e controllo dell’attività ammessa a premio, con ciò riscontrando l’estrema trascuratezza mostrata dal funzionario responsabile nello svolgimento dell’attività di istituto ed il totale dispregio delle ragioni dell’ente di appartenenza.

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