Corte dei conti, Sezione Giurisdizionale per la Regione Emilia-Romagna, sentenza 26 marzo 2018 n.72

L’annullamento da parte del giudice del lavoro, con sentenza priva di effetti reintegratori passata in giudicato, del licenziamento per giusta causa del direttore generale di un’azienda pubblica per mancanza di contestazione degli addebiti ex art. 7 della legge n. 300/70, relativi alla condotta disciplinarmente rilevante anche alla fattispecie del licenziamento per giusta causa del personale inquadrato nella categoria contrattuale dirigenziale, licenziatoè fonte di responsabilità amministrativa dei componenti del consiglio di amministrazione dell’ente che ha adottato il censurato recesso. Se il comportamento gestorio del Consiglio di amministrazione  fosse stato rispettoso della rituale instaurazione della procedura disciplinare nei confronti del direttore generale licenziato, la plausibile fondatezza del recesso datoriale intimato per giusta causa, a fronte della condotta disciplinarmente rilevante, avrebbe scongiurato un oneroso esborso per l’erario a titolo risarcitorio e di spese di giudizio. Sussiste il presupposto per l’esercizio del potere riduttivo del danno erariale a fronte di un comportamento comunque maldestro, imperito e negligente, sì da compromettere anche il conseguimento delle finalità perseguite, e, nondimeno, effettivamente ispirato dall’intento, che costituisce motivo di particolare valore morale e sociale (cfr. art. 62 n.1 c.p.), di perseguire l’effettivo o presunto interesse dell’Azienda attraverso l’allontanamento dal servizio di un dipendente cui, a torto o a ragione, si riteneva di addebitare, in tutto o in parte, una condotta contraria all’interesse dell’Azienda medesima.

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Tribunale Amministrativo Regionale Emilia Romagna, Sezione di Parma, Sezione Prima, sentenza 13 giugno 2017 n. 201

La domanda di accertamento in ordine alla sussistenza dell’indebito oggettivo relativamente agli oneri concessori richiesti al ricorrente, basata sul presupposto della ritenuta inesistenza di un abuso con conseguente insussistenza di unaoblazione sanatoria causa giustificativa della richiesta di oblazione ed oneri concessori connessi, non essendo svincolata dall’esercizio del potere autoritativo in materia edilizia dell’amministrazione comunale, rientra nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo di cui all’art. 133, comma 1 , lett. f) c.p.a., comprensiva della totalità degli aspetti dell’uso del territorio, ivi inclusa la materia relativa alla determinazione, liquidazione e riscossione degli oneri di urbanizzazione. Sussiste il diritto per i soggetti interessati di contestare, mediante azione di accertamento, l’erroneità della imposizione operata dall’Amministrazione secondo i criteri fissati in via normativa o regolamentare, indipendentemente dalla rituale impugnazione degli atti emanati, i quali si risolvono in definitiva in mere operazioni materiali o di calcolo.

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