Consiglio di Stato, Sezione Quinta, sentenza 10 aprile 2018 n. 2185

A fronte della tardiva notifica del ricorso alla controinteressata aggiudicataria dovuta a un iniziale errore nell’individuazione dell’effettivo domicilio, va riconosciuto l’errore scusabile (art.37 C.P.A.), essendo incolpevole la condotta del ricorrente il quale abbia tentato di notificare l’impugnativa avverso l’aggiudicazione presso la sede dell’aggiudicatario che era stata indicata dalla stessa stazione appaltante nell’ambito dell’avviso di aggiudicazione. L’indicazione da parte della stazione appaltante (non solo della notifica tardivadenominazione, ma anche) dell’indirizzo dell’aggiudicatario non rappresenta un adempimento meramente formale, ma costituisce ottemperanza a uno specifico obbligo di legge che non può restare privo di conseguenze in termini concreti e anche ai fini processuali, assolvendo segnatamente allo scopo di fornire agli altri concorrenti le indicazioni necessarie per contestare (in particolare, in giudizio) l’intervenuta aggiudicazione. Nonostante emergano elementi che inducono a ravvisare una violazione del principio del contraddittorio in danno dell’aggiudicataria tale da disporre il rinvio al primo Giudice ai sensi dell’art.105 C.P.A., prevalenti ragioni sistematiche inducono a procedere comunque nell’esame nel merito dell’appello, in quanto, essendo l’appello stesso infondato nel merito, l’eventuale rinvio al primo Giudice (finalizzato a garantire le prerogative della controinteressata pretermessa in primo grado) sortirebbe paradossalmente un effetto svantaggioso in suo danno, riaprendo una vicenda processuale che può invece risolversi in modo vantaggioso per essa in entrambi i gradi di giudizio.

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Tribunale di Monza, Sezione Lavoro, sentenza 23 marzo 2018 n.177

In tema di mobilità nazionale dei docenti (buona scuola), dalle disposizioni del CCNI dell’8.4.2016 (art.6: “a parità di punteggio e precedenza, la posizione in graduatoria è determinata dalla maggiore anzianità anagrafica; All.1 fase C:Per ciascuna delle operazioni l’ordine di graduatoria degli aspiranti è determinato, per ciascuna preferenza, sulla base degli elementi di cui alla tabella di valutazione dei titoli allegata al presente contratto”) si desume unicamente che per ciascuna preferenza si segue il criterio del maggior punteggio, trasferimenti buona scuolaessendo l’ordine delle preferenze dato dal più alto punteggio. Il MIUR deve elaborare una graduatoria per ciascun ambito territoriale, in modo da incrociare i dati proprio per evitare l’effetto paradossale dell’assegnazione della sede a docenti con minor punteggio. Quando una clausola pattizia si presta a una pluralità di interpretazioni, è obbligo del giudicante favorire quella più conforme a Costituzione. Assume rango costituzionale il principio meritocratico nel pubblico concorso discendente dagli artt. 3, 51 e 97 Cost. che informa in generale qualsiasi procedura concorsuale (anche applicata alla mobilità), secondo il quale a maggior punteggio corrisponda maggior favore e, quindi, il criterio del punteggio resta comunque prioritario rispetto a quello dell’ordine delle preferenze, per cui (in assenza di titoli di precedenza) per ciascuna preferenza indicata prevale l’aspirante con il punteggio più elevato. Ove si disattendano tali principi, il meccanismo seguito dal Ministero l’individuazione della sede di destinazione avverrebbe in modo sostanzialmente casuale, dipendendo essenzialmente dall’ordine indicato dal docente nella domanda, con il rischio concreto che docenti con punteggio più alto trovino collocazione deteriore rispetto a docenti con punteggio più basso e conseguente violazione del principio di imparzialità di cui all’art.97 Cost., principio fatto proprio dall’art. 28 d.p.r. 487/1994, in base al quale nei procedimenti concorsuali della P.A. va prioritariamente accontentato chi ha un punteggio maggiore. La procedura di mobilità, infatti, costituisce una procedura concorsuale di impiego, basata sulla redazione di graduatorie e, quindi, lo scorrimento della graduatoria vincola l’amministrazione e la violazione di tale principio dà luogo alla nullità degli atti gestionali per l’incertezza assoluta sulle modalità di assegnazione delle sedi, incertezza che contrasta con i cardini dell’imparzialità e del buon andamento della P.A.

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Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte, Sezione Seconda, sentenza 12.12.2017 n. 1356

Accertata l’illegittimità dell’operato della commissione esaminatrice per mancata  valutazione di alcuni titoli professionali in favore del candidato, meritevole, invece, di conseguire un punteggio maggiore per il titolo professionale dedotto nella domanda di concorso, concorso pubblicoil punteggio denegato può essere determinato in sede giudiziaria attingendo ad un criterio di ragionevolezza, stante l’impossibilità giuridica – oltre che l’inopportunità – di demandare alla commissione esaminatrice l’onere di determinare, ora per allora, a procedura concorsuale già conclusa, il punteggio attribuibile ai titoli professionali. La fondatezza della pretesa del candidato ricorrente determina, oltre all’annullamento del provvedimento impugnato, l’accertamento del diritto del ricorrente di conseguire, quale vincitore del concorso, l’assunzione presso l’Autorità resistente nel posto oggetto della procedura concorsuale.

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Tribunale di Monza, Seziona Lavoro, giudice Stefanizzi, sentenza 12 settembre 2017 n.306

Nella formazione della graduatoria per la mobilità nazionale dei docenti Fase C il meccanismo seguito dal Ministero nell’individuazione della sede di destinazione avverrebbe in modo sostanzialmente casuale, dipendendo essenzialmente dall’ordine indicato dal docente nella domanda, con il rischio concreto che docenti con punteggio più alto trovino collocazione deteriore rispetto a docenti con punteggio più basso e conseguente violazione del principio di imparzialità di cui all’art.97 Cost., principio fatto proprio dall’art. 28 d.p.r. 487/1994, trasferimenti buona scuolain base al quale nei procedimenti concorsuali della P.A. va prioritariamente accontentato chi ha un punteggio maggiore. E’ obbligo del giudicante favorire l’interpretazione conforme a Costituzione, non potendosi trascurare il rango costituzionale il principio meritocratico nel pubblico concorso discendente dagli artt. 3, 51 e 97 Cost. Tale principio implica che a maggior punteggio corrisponda maggior favore. Il principio del merito informa in generale qualsiasi procedura concorsuale (anche applicata alla mobilità) e, quindi, il criterio del punteggio resta comunque prioritario rispetto a quello dell’ordine delle preferenze, per cui (in assenza di titoli di precedenza) per ciascuna preferenza indicata prevale l’aspirante con il punteggio più elevato.

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Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione Terza, Palermo, sentenza 11 settembre 2017 n. 2144

Ove l’amministrazione regionale sia tenuta, con cadenza annuale, alla puntuale verifica del mantenimento dei requisiti previsti in capo agli iscritti in un Albo regionale degli enti autorizzati a svolgere un servizio di natura socio-sanitaria, la cancellazione dall’Albo di un’associazione è inficiata dal vizio di carenza di motivazione, essendo palesemente insufficiente il richiamo ad un provvedimento di sospensione cautelare servizi socialidi oltre due anni prima, determinato da una misura cautelare a carico del suo legale rappresentante. La misura era, infatti, immediatamente venuta meno, e, in sede procedimentale, era emerso che l’associazione interessata aveva anche provveduto a rinnovare le cariche sociali. Era, dunque, onere a carico della Regione, in ragione del considerevole lasso di tempo trascorso, scongiurare un mero effetto di trascinamento del provvedimento di sospensione (che, in quanto cautelare, doveva verosimilmente essere venuto meno) e verificare d’ufficio con l’ASP (non avendo instaurato il contradditorio con la parte, come sopra evidenziato) la effettiva permanenza dei requisiti in capo all’ente.

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Tribunale di Torino, Sezione Lavoro, sentenza 9 maggio 2017 n. 576

L’assoluzione del pubblico dipendente comunale a conclusione del processo penale per truffa aggravata e peculato al quale era stato sottoposto non impedisce il procedimento disciplinare a suo carico, potendo i fatti essere rivalutati in quella diversa sede non certo nella loro consistenza oggettiva, ciò che effettivamente è precluso dalla sentenza di assoluzione, bensì nella loro rilevanza ai fini di integrare la distinta fattispecie disciplinare. In sede disciplinare, l’amministrazione è libera di valutare autonomamente gli atti del procedimento penale, senza necessità di una ulteriore ed autonoma istruttoria, e di avvalersi dei medesimi atti, in sede d’impugnativa giudiziale, per dimostrare la fondatezza degli addebiti.procedimento disciplinare
L’avere timbrato la propria presenza in servizio in orari in cui il dipendente si trovava presso la propria abitazione o in altro luogo diverso dalla sede di servizio e per motivi estranei al proprio ufficio costituisce elusione dei sistemi di rilevamento elettronici della presenza e dell’orario o manomissione dei fogli di presenza o delle risultanze anche cartacee degli stessi. Eludere significa sottrarsi ad un controllo ed indubbiamente l’utilizzo del badge in modo improprio impedisce al datore di lavoro di controllare l’effettiva presenza in servizio del dipendente, esigenza nella specie ancora più pregnante tenuto conto che l’attività lavorativa si svolgeva per lo più al di fuori dell’ufficio

Massima di Gloria Sdanganelli © Continua a leggere