Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana, Sezione Seconda, sentenza 23 marzo 2018 n. 437

E’ illegittima la revoca dell’autorizzazione rilasciata per l’esercizio dell’attività di trasporto mediante noleggio di autovettura da rimessa con conducente ove l’ente, accertata la sopravvenuta mancanza di un requisito prescritto per l’esercizio della professione, non conceda all’interessato il termine per la regolarizzazione previsto dal regolamento comunale. risciòBenchè la concessione del termine costituisca una mera facoltà, ciò non implica che l’Amministrazione possa decidere a proprio arbitrio di concederla o meno, senza alcuna motivazione, a fronte di una richiesta che, come nel caso di specie, è esplicitamente formulata dall’interessato. Il potere pubblico è sempre funzionalizzato alla tutela dell’interesse pubblico e tanto vale non solo per gli atti doverosi ma anche, e a maggior ragione, per quelli al cui esercizio l’ente è facoltizzato da una disposizione normativa che, nel caso di specie, le imponeva di prendere in esame la richiesta del ricorrente ed eventualmente anche respingerla, dando però conto del motivo della decisione, a compimento di scelte ragionevoli finalizzate nel senso sopraindicato, secondo un percorso logico esplicitato adeguatamente con congrua motivazione, in relazione all’interesse pubblico di volta in volta rilevante.

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Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sezione Prima Quater, ordinanza 14 settembre 2017 n. 4671

L’esclusione dal concorso pubblico per l’assunzione nelle forze di polizia, per il mancato raggiungimento dell’altezza minima prevista dal bando, è illegittima per contrasto con l’art. 1, comma 2, l.12.1.2015 n.2 ed art.4, comma 2, D.P.R. n.207/2015 in correlazione con l’art.3 Cost , per manifesta discriminatorietà della prescrizione che implica la necessità di una interpretazione e di un’applicazione altezza minimacostituzionalmente conforme del quadro normativo, da considerare immediatamente operativo e non differibile. La sopravvenuta invalidità della disposizione del bando regolatrice dei limiti di altezza – da trattare con la misura dell’annullamento giudiziale – genera effetti caducanti sull’impugnato provvedimento di inidoneità fisica ed esclusione dal concorso, per la rilevata disarmonia rispetto al precetto costituzionale di non discriminazione in base alle caratteristiche fisiche, ove la stessa non possa essere giustificata da specialissime ragioni – non contemplate nell’atto impugnato –  e rispetto al principio cogente imposto dalla norma superveniens. In accoglimento dell’istanza cautelare si ordina l’ammissione con riserva della ricorrente nel concorso.

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Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale Calabria, sentenza 12 aprile 2017 n.88

Non risponde di danno erariale per mancanza dell’elemento della colpa grave, il consigliere regionale capogruppo che, a fronte di rimborsi irregolari – accertati dalla sezione di controllo della Corte dei Conti – delle spese sostenute dal gruppo consiliare di appartenenza, pur non avendo adempiuto l’obbligo di restituzione previsto dalla legge statale (art.1, comma 12, d.l. 174/2012) abbia goduto di una legge regionale sopravvenuta in cui era prevista l’estinzione del proprio obbligo redibitorio mediante compensazione con il mancato utilizzo dei fondi previsti per i gruppi consiliari negli anni successivi. Consiglio reg calabriaDetta circostanza non consente di muovergli il rimprovero di aver gravemente trascurato il proprio dovere di restituzione e neanche di aver agito contra legem, in quanto la vigenza di una disposizione normativa che consente la compensazione nelle modalità innanzi evidenziate, al posto della restituzione da parte del responsabile del gruppo consiliare, ha di fatto legalizzato la condotta del convenuto. Nel contrasto fra una disposizione resa in sede di potestà legislativa regionale esclusiva rispetto a quella statale che regola analoga materia, prevale la prima atteso che le norme regionali hanno valore di legge ordinaria con un’efficacia limitata solo al territorio regionale e che, nelle materie non riservate dalla Costituzione alla potestà legislativa Statale o alla potestà concorrente ( art. 117), la legislazione spettante alle Regioni è di tipo primario, ossia non limitata dai principi fondamentali della legislazione statale ma solo dal rispetto della Costituzione, dell’ordinamento comunitario e degli obblighi internazionali. A cagione delle guarentigie costituzionali previste dall’art. 122 della Cost., nessun sindacato giurisdizionale è ammesso sui consiglieri regionali riguardo ai voti dati ed alle opinioni espresse nell’esercizio delle loro attribuzioni, in ordine alla condotta che ha spinto i consiglieri ad approvare la legge regionale da cui ha tratto vantaggio processuale il consigliere regionale convenuto

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