Tribunale di Roma, XII Sezione Civile, sentenza 27 febbraio 2018 n. 4202

Ove l’apertura di una voragine riveli una cavità sotterranea (banco di pozzolana situato, al di sotto del piano di campagna su cui, in epoca, imprecisata, si sono svolte attività estrattive con scavo di gallerie e ambienti ipogei) sottostante la strada pubblica,  l’area attigua su cui sorge un fabbricato abitativo è intrinsecamente pericolosa, benchè, come accertato dal Ctu, voragine2l’eventualità che si presentino a breve fenomeni di cedimento e più ancora di collasso non appaia imminente né tale eventualità può rappresentare un pericolo per la stabilità del fabbricato. In tal caso, il Comune titolare dell’area pubblica ed il gestore dei servizi idrici non sono tenuti a risarcire il danno patrimoniale ed esistenziale ai titolari dell’unità abitativa, in quanto il timore per la loro incolumità – di natura soggettiva e non oggettiva – non giustifica il trasferimento in altra abitazione. I costi derivanti dal trasferimento della propria dimora non sono risarcibili, non configurandosi la sussistenza di una situazione di fatto tale da non lasciare agli attori alcuna possibilità diversa da quella di procurarsi una nuova abitazione.

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TRIBUNALE DI MILANO Sezione specializzata in materia di impresa, sentenza 23 gennaio 2018 n. 741

La dichiarazione di riserva dell’esecutore dell’appalto nel registro di contabilità rappresenta un onere cui la legge condiziona, a pena di decadenza, la pretensibilità nei confronti della stazione appaltante degli adeguamenti del corrispettivo alle imprevedibili vicende dell‟esecuzione della commessa e in particolare ai maggiori oneri e sostenuti e mezzi impiegati rispetto a quelli apprestabili alla luce delle prescrizioni dei documenti contrattuali e di gara.riserve appalto Ove anche si riconosca il carattere lato sensu indennitario del credito da riserva, essa rappresenta la modalità con cui la legislazione speciale attua negli appalti pubblici, procedimentalizzandolo a fini di controllo della spesa pubblica alla luce del vincolo costituito dagli atti di gara e dal prezzo di aggiudicazione, il principio generale della variabilità condizionata del corrispettivo proprio dell’appalto d’opera: sicché normalmente le riserve iscritte riguardano proprio il maggior corrispettivo cui l’impresa ritiene di avere diritto a fronte di lacune di progettazione o di maggiori e non prevedibili oneri a carico della propria organizzazione, e partecipano quindi della medesima natura del credito dell‟appaltatore al prezzo convenuto. Dato che il credito da riserva sorge nel momento in cui l’impresa lo abbia iscritto in contabilità, indipendentemente dalla posizione che prenderà la stazione appaltante, la cessione indistinta di tutti i crediti anche futuri sorti ed a sorgere in dipendenza di un rapporto contrattuale d’appalto determinato ed espressamente indicato, comporta che essa si perfeziona per effetto del consenso del cedente e cessionario. L’effetto c.d. reale di trasferimento del credito al cessionario si verifica – senza necessità di ulteriore attività esecutiva –  nel momento in cui il credito viene ad esistenza e, anteriormente, il contratto, pur essendo perfetto, esplica efficacia meramente obbligatoria.

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Tribunale di Milano, Settima Sezione Civile, giudice Vasile, sentenza 4 settembre 2017 n. 8948

Il mutamento soggettivo dell’appaltatore esecutore dopo la stipulazione del contratto d’appalto a seguito di un affitto di azienda, regolata dall’art.116 d.lgs.163/2016, applicabile ratione temporis, pone in capo alla stazione appaltante l’obbligo di valutare in concreto la sussistenza in capo alla cessionaria (o affittuaria del ramo aziendale) dei requisiti di qualificazione per l’esecuzione delle opere e servizi appaltati, il cui difetto determina la risoluzione dell’appalto.affitto azienda Allo scopo di  assicurare l’interesse pubblico all’esatto adempimento, l’esigenza è di evitare che le prestazioni oggetto del contratto siano eseguite da soggetti non scrutinati in sede di gara e che potrebbero non superare le verifiche circa i requisiti soggettivi e oggettivi.Ove il contratto di affitto di ramo d’azienda non abbia previsto né un trasferimento di qualifiche e requisiti (in particolare, quello economico-finanziario) da parte della concedente all’affittuaria, né che l’affittuaria si avvale di quelli dell’azienda cedente in forza di un contestuale accordo di avvalimento tra le parti avente ad oggetto il fatturato maturato negli anni precedenti, tali requisiti rimangono nella sfera esclusiva del cedente e non possono ritenersi trasferiti al cessionario alla pari delle altre componenti oggettive dell’azienda. Pur intendendo l’avvalimento istituto di applicazione generale anziché circoscritto alla fase di gara, le esigenze di garanzia della stazione appaltante non risultano assolte né dal contenuto del contratto di affitto, né dalle dichiarazioni che dovrebbero costituire accordo di avvalimento, per omessa indicazione puntuale del fatturato, che escludono la natura vincolativa dell’impegno finanziario assunto dal subentrante.

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Consiglio di Stato, Sezione Quinta, sentenza 4 agosto 2017 n. 3909

La revoca dell’affidamento delle attività di supporto all’ufficio tributi per la gestione di alcuni tributi locali è qualificabile come appalto di servizi e non come concessione di servizi, mancandoufficio tributi il conferimento alla società affidataria di qualunque potestà pubblicistica relativa alla gestione dei tributi comunali oggetto del servizio, sul quale il Comune conservava ogni potere di controllo sulla regolarità del servizio e sull’attività del gestore. Né all’affidataria era riservata la spendita di poteri pubblicistici connessi all’esercizio della potestà impositiva o il trasferimento del rischio connesso all’operatività del servizio, ma il solo espletamento di attività strumentali all’esercizio da parte del Comune delle proprie funzioni pubblicistiche in materia. La revoca dell’affidamento di un appalto di servizi nel corso della gestione degli stessi, dopo, cioè, la stipulazione del contratto di appalto, ricade nella giurisdizione del giudice ordinario, trattandosi di atto con cui si è stabilito di imprimere un esito risolutorio alla vicenda contrattuale. Infatti, il riscontro di sopravvenuti motivi di inopportunità alla realizzazione del programma negoziale si riconduce all’esercizio del potere contrattuale di recesso previsto, oltrechè dalle norme comuni, dalla normativa sugli appalti pubblici (articoli 1373 e 1671 cod. civ.; articolo 134 del previgente ‘Codice dei contratti’), con scelta che si riverbera sul contratto configurandosi nell’esercizio di un potere contrattuale del committente di recedere da esso, a prescindere dal nomen iuris impiegato.

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Tribunale di Napoli, Giudice Lupi, sentenza 21 luglio 2017 n. 8466

Qualora l’organo straordinario statale – Commissariato di Governo per l’Emergenza Bonifiche e Tutela delle Acque nella Regione Campania delegato ex O.P.C.M. n. 2425/96 e successive – abbia ceduto per legge talune competenze alla Regione senza cessare come struttura commissariale,appalto pubblico non si è verificata l’estinzione dell’ente, ipotesi riconducibile alla fattispecie di cui all’art. 110 c.p.c. applicabile solo nel caso di definitiva cessazione di ogni funzione dell’ente. Nella fattispecie, quindi, trova applicazione l’art. 111 c.p.c. e, non sussistendo l’obbligo di riassumere il giudizio nei confronti della Regione, essa avrebbe potuto intervenire in giudizio o essere chiamata in causa. Poiché ciò non si è verificato, la sentenza, ai sensi dell’ultimo comma dell’art. 111 c.p.c. produce, comunque, effetti nei confronti della Regione, successore a titolo particolare. Negli appalti pubblici l’autonomia dell’appaltatore, pur essendo meno ampia di  quella degli appaltatori privati per l’ingerenza dell’amministrazione appaltante  (attraverso la nomina obbligatoria del direttore dei lavori ed una sorveglianza intensa e costante), continua, tuttavia, a sussistere in limiti più ristretti, sicché  anche l’appaltatore di opera pubblica, di regola, è l’unico responsabile dei  danni cagionati a terzi nel corso dei lavori, mentre una responsabilità  dell’amministrazione committente resta configurabile, in via concorrente e  solidale, allorché il fatto dannoso sia stato posto in essere in esecuzione del  progetto o di direttive della medesima e, in via esclusiva, solo quando  l’ingerenza di detta amministrazione abbia compromesso ogni margine di  libertà ed autonomia dell’appaltatore nell’organizzazione ed esecuzione dei lavori.

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Tribunale di Monza, sezione Lavoro, sentenza n.30 del 31 gennaio 2017

In applicazione dell’art. 6 del CCNI sulla Mobilità del personale a.s. 2016/2017 è nullo il trasferimento del docente in base al criterio elaborato, in sede di selezione, della compilazione, per ciascun ambito territoriale, di plurime graduatorie, a partire dagli aspiranti che lo avevano indicato come prima preferenza, soddisfatti in via prioritaria in base al punteggio ottenuto, con trattazione a seguire, solo in caso di residue disponibilità, delle domande di chi lo aveva indicato come seconda preferenza e così via. trasferimento docentiIl richiamo alla preferenza va, infatti, riferito, piuttosto, alle preferenze espresse dagli aspiranti, i quali avrebbero dovuto essere inseriti nelle graduatorie uniche, redatte per ciascuno degli ambiti territoriali dai medesimi indicati, sulla base del punteggio ottenuto. Alla luce delle disposizioni del CCNI e dell’art. 28 d.p.r. 487/1994 – in base al quale nei procedimenti concorsuali della P.A. (inclusi quelli relativi alla mobilità del personale) va prioritariamente accontentato chi ha un punteggio maggiore – il criterio del punteggio resta comunque prioritario rispetto a quello dell’ordine delle preferenze, nel senso che, in assenza di titoli di precedenza, per ciascuna preferenza indicata prevale l’aspirante con il punteggio più elevato, mentre l’ordine delle preferenze diviene decisivo solo nell’eventualità di una situazione di parità di punteggio, di titoli di precedenza e di anzianità anagrafica

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