Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Terza), sentenza 30 gennaio 2018 n.154

La riduzione della visuale panoramica sul mare legittima i proprietari di un’unità immobiliare a contestare il permesso edilizio di sostituzione del tetto spiovente con una terrazza piana su un manufatto prospiciente, praticando un rialzamento dell’originaria altezza del manufatto vietato espressamente dal regolamento edilizio comunale.Ove non sussistano esigenze tecniche di consolidamento statico o di adeguamento igienico sanitario oppure di riorganizzazione di volumi già esistenti è illegittimo il permesso di costruire lesivo della tutela, desuntatropea 2 dalla normativa urbanistica comunale, dello sky line urbano, inteso non come linea orizzontale ideale che congiunge i punti più elevati degli edifici esistenti, ma come salvaguardia del paesaggio urbano dato dagli edifici presenti lungo la fascia costiera nei loro rapporti spaziali orizzontali e verticali. Essa comporta la conservazione dello scenario frastagliato che connota un particolare profilo urbano e non certo la sua eliminazione come accadrebbe qualora fosse consentita la uniformazione delle altezze e la conseguente creazione di vere e proprie barriere murarie che stravolgerebbero il profilo edilizio esistente di una città o di un centro storico.

massima di redazione

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Tribunale di Roma, Sezione Seconda Civile, sentenza 11 novembre 2017 n.21347

A seguito della occupazione illecita in massa di un immobile, gli organi di polizia giudiziaria investiti dell’esecuzione del sequestro preventivo disposto dal Gip su richiesta della Procura della Repubblica, rispondono civilmente della mancata esecuzione del provvedimento giudiziario vincolante, emesso a tutela anche dell’interesse individuale del singolo, in quanto persona offesa del reato di invasione arbitraria di edifici (art.633, c.p.). case occupateE’ tutelabile giuridicamente la pretesa del proprietario dell’immobile a non essere ulteriormente pregiudicato dalla commissione del reato, a seguito della valutazione positiva operata da parte del giudice per le indagini preliminari della opportunità di sottoporre a sequestro preventivo l’immobile per evitare che la libera disponibilità dello stesso da parte dei rei aggravi o protragga le conseguenze dannose o pericolose del reato. Le forze di polizia divengono quindi vincolate, nella attività di tutela dell’ordine pubblico e della pubblica sicurezza e del rispetto delle leggi, ed in particolare nella tutela della legalità, ad intervenire nell’interesse del singolo. Si profila quindi una responsabilità diretta ex art. 2043 c.c. del ministero, in virtù del principio di immedesimazione organica dei suoi funzionari  Il danno da lucro cessante può essere considerato in re ipsa, discendendo dalla perdita della disponibilità del bene immobile la cui natura è normalmente fruttifera, e dalla impossibilità di conseguire l’utilità da esso ricavabile, sicché costituisce una presunzione iuris tantum e la liquidazione può essere operata dal giudice sulla base di presunzioni semplici, con riferimento al cd. danno figurativo, quale il valore locativo del bene usurpato.

massima di Gloria Sdanganelli ©

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Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione Terza, sentenza 24 novembre 2017 n. 2708

Rientra nella giurisdizione del giudice amministrativo la revoca del decreto regionale di concessione del contributo in conto capitale concesso alla ditta ricorrente in relazione ad programma di sviluppo rurale, nella sola parte in cui detto provvedimento approvava la specifica somma per l’acquisto di beni, sulla base di preventivi allegati alla domanda di ammissione all’aiuto, assumendo essa rilievo per un aspetto relativo alla fase di verifica delle spese con riguardo a vizi propri del provvedimento che ha disposto il finanziamento. Il provvedimento di autotutela è congruamente motivato sulla base dell’esito del controllo e, in particolare, sulla verifica di ragionevolezza sulle modalità di acquisizione delle spese indicate dalla ditta ricorrente effettuato dalla Corte dei Conti Europea in base agli artt. 285 e 287 TFUE, che impone agli organismi nazionali di garantire il corretto e rigoroso utilizzo delle somme erogate per conto della Comunità Europea, a tutela della regolarità dell’erogazione dello stesso contributo, oltre che a tutela degli altri concorrenti. Ai provvedimenti adottati prima dell’entrata in vigore della riforma dell’art. 21 nonies della l. n. 241/1990 ad opera dell’art. 6, co. 1, lett. d), della l. n. 124/2015, mentre il termine dei diciotto mesi non può che cominciare a decorrere dalla data di entrata in vigore della nuova disposizione, è fatta salva, comunque, l’operatività del “termine ragionevole” già previsto dall’originaria versione dell’art. 21-nonies cit. Il “termine ragionevole” per l’esercizio del potere di autotutela non riveste carattere assoluto, e deve essere correlato alla peculiarità della fattispecie e all’interesse pubblico al corretto uso delle risorse specifico di volta in volta coinvolto, da ritenersi prevalente nei procedimenti di derivazione comunitaria dei finanziamenti, rispetto ai quali il fattore tempo risulta recessivo, così come l’eventuale buona fede del destinatario del contributo e il legittimo affidamento a seguito del controllo positivo da parte dell’organo regionale.

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Tribunale di Venezia, Sezione Lavoro, sentenza 26 luglio 2016 n. 493

Non è meritevole di tutela la pretesa del dipendente appartenente al Corpo di Polizia Municipale, di essere esentato dalla dotazione dell’arma poiché l’esercizio dei servizi esterni di vigilanza, protezione della casa comunale, vigilanza e protezione all’armeria del Corpo, notturni e di pronto intervento, connaturati alla qualità di agente di pubblica sicurezza, vigili urbanideve essere svolto da personale armato. Il regolamento comunale può estendere l’assegnazione a tutto il personale appartenente al Corpo di Polizia Municipale della dotazione di un’arma in via continuativa, disponendo che tutti i servizi effettuati dal personale della Polizia Municipale siano svolti da personale armato, ad eccezione degli appartenenti alla categoria di obiettore ai sensi della l. n. 772/1972.

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Tribunale Amministrativo Regionale Piemonte, Sezione Prima, sentenza 9 giugno 2017 n.717

E’ giustificata da un pericolo concreto per l’incolumità pubblica l’ordinanza contingibile ed urgente del Sindaco che obbliga il responsabile dell’inquinamento di un’area di sua proprietà per omessa vigilanza ediscarica custodia colpevole, di predisporre un piano di monitoraggio del metano e gas interstiziali nocivi prodotti da rifiuti idonei a contaminare aria e falda acquifera in quantità non necessariamente preventivabili, ma tali da determinare in modo repentino danni gravissimi se non la morte delle persone, e di procedere alla bonifica ambientale ai sensi dell’art. 244 D. L.vo 152/2006. La responsabilità per l’inquinamento da metalli pesanti nel suolo e nelle acque non dipende dalla mera titolarità dell’area adibita a discarica abusiva negli anni in cui essa è stata oggetto di conferimento di rifiuti, sibbene dal fatto che, nella migliore delle ipotesi, colpevolmente è stata omessa una attività di vigilanza e custodia del sito, e con ciò facendo ha concretamente agevolato la condotta di coloro che, per circa 15 anni, hanno depositato nella ex-cava un ingentissimo volume di rifiuti. Gli obblighi di bonifica ambientale non richiedono che sia ravvisabile in capo al responsabile dell’inquinamento un coefficiente soggettivo di colpevolezza, che è invece richiesto dall’art. 192 del D.L.vo 152/2006 al fine di ordinare al proprietario del sito interessato dall’abbandono incontrollato di rifiuti la rimozione degli stessi. La differenza sussistente tra tale situazione e quella divisata dagli articoli 242 e 244 del D. L.vo 152/2006 è che in questo secondo caso si è in presenza di una contaminazione ambientale (con o senza presenza di rifiuti da asportare), la quale giustifica l’inasprimento della responsabilità, che scatta in presenza del mero riscontro di una condotta attiva od omissiva causativa del danno ambientale, a prescindere dal riscontro di un coefficiente di colpevolezza. Venendo in considerazione la tutela dell’ambiente nonché la tutela della salute umana, in applicazione del principio di precauzione non si può pensare di bloccare l’inizio di una bonifica solo perché non è ancora chiaro quali opere sia necessario eseguire per dare corso ad una bonifica. E’ sufficiente che si proceda nei confronti dei responsabili già identificati, e che questi siano obbligati a fare tutto quanto in concreto ritenuto necessario dagli organi tecnici per bonificare un sito.

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Tribunale Amministrativo Regionale Puglia, Sezione Terza, Bari, sentenza 12 maggio 2017 n.493

La disciplina della del governo del territorio ha sempre al centro il territorio, sotto l’aspetto degli usi più diversi, comprendendo sia l’originaria concezione dell’urbanistica (intesa come disciplina degli usi  produttivi, edilizi, della mobilità, ambientali, naturalistici–), che quella della governabilità (intesa come guida, direzione, amministrazione), con attenzione ai temi della sostenibilità di derivazione comunitaria. Concetto che implica da parte dei pubblici poteri – per la molteplicità degli usi e degli interessi in campo – un’azione coordinata ed equilibrata, ma anche dinamica.gravina puglia La governabilità diviene ancor più il fine cui deve tendere la disciplina degli assetti quando ci si trova di fronte alla tutela di particolari beni che ne impongono un uso misurato. La sussistenza del vincolo di facciata imposto dal piano urbanistico generale del Comune, inteso come divieto di alterare le caratteristiche architettoniche degli edifici, assume carattere ostativo all’accoglimento della pretesa di parte ricorrente circa l’avvenuta formazione del tacito provvedimento di rilascio del titolo edilizio. Sulla relativa istanza il Comune può provvedere negativamente con esplicito provvedimento anche dopo la scadenza dei termini previsti per la formazione del silenzio assenso.

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