Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Terza), sentenza 30 gennaio 2018 n.154

La riduzione della visuale panoramica sul mare legittima i proprietari di un’unità immobiliare a contestare il permesso edilizio di sostituzione del tetto spiovente con una terrazza piana su un manufatto prospiciente, praticando un rialzamento dell’originaria altezza del manufatto vietato espressamente dal regolamento edilizio comunale.Ove non sussistano esigenze tecniche di consolidamento statico o di adeguamento igienico sanitario oppure di riorganizzazione di volumi già esistenti è illegittimo il permesso di costruire lesivo della tutela, desuntatropea 2 dalla normativa urbanistica comunale, dello sky line urbano, inteso non come linea orizzontale ideale che congiunge i punti più elevati degli edifici esistenti, ma come salvaguardia del paesaggio urbano dato dagli edifici presenti lungo la fascia costiera nei loro rapporti spaziali orizzontali e verticali. Essa comporta la conservazione dello scenario frastagliato che connota un particolare profilo urbano e non certo la sua eliminazione come accadrebbe qualora fosse consentita la uniformazione delle altezze e la conseguente creazione di vere e proprie barriere murarie che stravolgerebbero il profilo edilizio esistente di una città o di un centro storico.

massima di redazione

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Tribunale Amministrativo Regionale Campania, Napoli, Sezione IV, sentenza 22 maggio 2017 n. 2704

La trasformazione di un fabbricato in un parcheggio accessorio alle attività commerciali e pertinenziali alle unità residenziali presenti nello stesso complesso, configurabile quale ristrutturazione edilizia o intervento di tipo manutentivo, non richiede il piano attuativo riservato dalle norme del piano urbanistico generale del Comune agli interventi di ristrutturazione urbanistica.parcheggio multipiano Mentre questi ultimi – macro-interventi incidenti sull’assetto edilizio-urbanistico – per la loro entità, incidono sull’intero tessuto urbano, il primo assume consistenza di intervento edilizio minore. Per quanto la completa urbanizzazione dell’area non escluda la necessità di una pianificazione attuativa, specie nel caso di urbanizzazione avvenuta disordinatamente, è altresì vero che la valutazione comunale dell’impatto della pregressa urbanizzazione deve avvenire analizzando la concreta qualità della pregressa urbanizzazione primaria e secondaria in rapporto alla natura dell’intervento ed al miglioramento da esso apportato sui servizi rispetto alla presenza di parcheggi sul territorio.

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Consiglio di Stato, Sezione Quarta, sentenza 31 marzo 2017 n. 1494

Il mutamento di destinazione d’uso di un immobile da residenziale a direzionale è da considerarsi giuridicamente rilevante laddove il suo uso diverso, anche se attuato senza opere edilizie a ciò preordinate, comporti l’incremento del carico urbanistico sul tessuto urbano e determini un aggravio di servizi, incidendo sulla viabilità e sul traffico ordinario nella zona interessata, con correlata esigenza di parcheggi nelle aree antistanti o prossime all’immobile.urbanistica x In forza della cornice fornita dall’art. 10, comma 2 del T.U. n. 380/01, la legislazione regionale che disciplina i mutamenti di destinazione d’uso, senza esecuzione di opere edilizie, non può escludere autonomi apprezzamenti del Comune, in merito all’impatto urbanistico che qualsiasi mutamento di destinazione d’uso comporta, e implica che detti mutamenti – anche ove effettuabili senza opere, per immobili, di non minimale consistenza – non possano essere inibiti a chi vi abbia interesse, ma ciò non può precludere la riscossione dei contributi, corrispondenti agli oneri di urbanizzazione, da parte dei Comuni interessati, nel caso in cui in una zona a prevalente vocazione abitativa, gli immobili siano destinati ad usi diversi.

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Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, Sezione Quarta, sentenza 27 marzo 2017 n. 710

In una gara per il servizio di revisione o rigenerazione (sostituzione) di apparati meccanici dei veicoli in dotazione di un’azienda di trasporto urbano, la disciplina comunitaria impone che il mercato dei ricambi sia aperto anche ai riparatori indipendenti che debbono essere nelle condizioni, al fine di poter svolgere la loro funzione concorrenziale, di accedere sia all’acquisto di pezzi di ricambio originali o di qualità corrispondente, ripara autobussia alle “informazioni tecniche, attrezzature di diagnostica e altre apparecchiature o attrezzi, compreso tutto il software rilevante o alla formazione richiesta per la riparazione e la manutenzione di detti veicoli o per l’applicazione di misure di tutela ambientale. L’accesso agli operatori indipendenti deve essere concesso in modo non discriminatorio, pronto e proporzionato e le informazioni devono essere fornite in una forma utilizzabile.

massima redatta da Gloria Sdanganelli ©

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