Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, Sezione Prima, sentenza 13 aprile 2017 n. 2069

Ragioni riconducibili al criterio di stretta interpretazione delle fonti – tenuto conto dei valori e degli interessi che le stesse mirano a tutelare – ed all’indubbio rilievo costituzionale della libertà d’iniziativa economica nelle diverse forme in cui essa si esplica, che non tollera, quindi, limitazioni se non al fine di contemperamento con altri interessi di pari rilievo costituzionale e, comunque, per espressa previsione di legge, inducono a ravvisare l’insussistenza di un obbligo, a carico dell’impresa iscritta nella cd. white list, di comunicazione all’autorità prefettizia delle variazioni attinenti alla persona del direttore tecnico. verifica antimafiaTale onere è ragionevolmente imposto solo in caso di modifiche incidenti sulla governance dell’impresa commerciale – relative all’assetto proprietario e degli organi sociali – di regola maggiormente sintomatiche di un’attrazione dell’attività economica nella sfera di condizionamento della criminalità organizzata, laddove le ulteriori modifiche intervenute nell’apparato organizzativo dell’impresa – ai fini della legislazione antimafia –  possono comunque essere agevolmente verificate d’ufficio mediante accesso alla banca dati della Camera di Commercio Industria Agricoltura e Artigianato competente.

massima di Gloria Sdanganelli ©

testo integrale

Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, Sezione Prima, sentenza 13 aprile 2017 n. 2069. Presidente: Veneziano; relatore: Raiola.

FATTO

Con ricorso spedito per la notifica a mezzo del servizio postale in data 31 ottobre 2016 e depositato in data 7 novembre 2016, parte ricorrente esponeva in fatto:

-di essere un’impresa edile in possesso di attestazione SOA per diverse categorie di lavori e classifiche,

-di essere stata iscritta dalla Prefettura di Benevento nella cd. white list ovvero nell’elenco delle imprese non soggette a tentativi di infiltrazione mafiosa di cui all’art.1, comma 52 e ss., l. n.190/2012;

-che, però, con nota del 26 luglio 2016, la Prefettura di Benevento aveva comunicato ad essa ricorrente l’avvio del procedimento finalizzato alla cancellazione dall’elenco di cui innanzi sul rilievo dell’omessa comunicazione della nomina di un nuovo direttore tecnico e ciò in presunta violazione dell’obbligo sancito dall’art.1, comma 55, della l. n. 190/2012 di comunicare alla Prefettura qualsiasi modifica dell’assetto societario e degli organi sociali;

-che alle osservazioni formulate da essa ricorrente, l’autorità prefettizia aveva dato riscontro richiamando la circolare del Ministero dell’Interno n.11001/119/12 del 14/08/2013 la quale, sancendo l’equipollenza tra iscrizione alla white list e l’informazione antimafia, avrebbe esteso ai soggetti titolari di incarico di amministrazione, direzione e controllo indicati all’art.85 d.lgs. n. 159/2011, ivi compressi i direttori tecnici, gli obblighi informativi già a carico degli organi sociali.

Tanto premesso in fatto, parte ricorrente articolava le seguenti censure in diritto:

Violazione e/o falsa applicazione dell’art.1, comma 55, della l. n.190/2012 e dell’art.85 del Codice Antimafia – Violazione delle disposizioni sulla legge in generale: erronea attribuzione di valore normativo ad una circolare – Violazione dei principi di legalità e certezza del diritto in quanto, non essendo il direttore tecnico un organo sociale, non vi sarebbe alcun obbligo di comunicare le variazioni nella titolarità di detto ufficio.

Si costituiva in giudizio l’U.T.G. – Prefettura di Benevento, che resisteva al ricorso.

All’udienza pubblica del 8 marzo 2017, la causa passava in decisione

DIRITTO

Il ricorso è fondato e va accolto.

Come già osservato da questa Sezione nell’ordinanza cautelare n. -OMISSIS- di accoglimento dell’istanza di sospensiva, va escluso che sussista un obbligo, a carico dell’impresa iscritta nella cd. white list, di comunicazione all’autorità prefettizia le variazioni attinenti alla persona del direttore tecnico, tenuto conto:

-in primo luogo, della formulazione letterale dell’art.1, comma 55, l.190/2012, che circoscrive l’obbligo di comunicazione alla Prefettura competente, posto a carico dell’impresa iscritta nell’elenco dei fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativi di infiltrazione mafiosa nei settori interessati (c.d. white list; art.1, comma 52, l.190/2012), alle sole modifiche “dell’assetto proprietario” e degli “organi sociali”, nulla prescrivendo in ordine alla figura del direttore tecnico;

-in secondo luogo, del criterio ermeneutico di cd. stretta interpretazione cui l’operatore del diritto, nei diversi campi in cui svolge la sua attività, deve ispirarsi nell’interpretazione delle norme, tenuto conto della gerarchia delle fonti dalle quali esse sono introdotte nell’ordinamento , oltre che del rilievo dei valori e degli interessi che le stesse mirano a tutelare;

-in terzo luogo, dell’indubbio rilievo costituzionale della libertà d’iniziativa economica nelle diverse forme in cui essa si esplica, che non tollera, quindi, limitazioni se non al fine di contemperamento con altri interessi di pari rilievo costituzionale e, comunque, per espressa previsione di legge;

-in ultimo, del rilievo secondo cui, per l’ipotesi in cui, a carico della figura del direttore tecnico di un’impresa iscritta nella cd. white list, potessero eventualmente emergere elementi rilevanti di fini della legislazione antimafia, le esigenze di anticipata tutela sottese perseguite da quest’ultima potrebbero essere, comunque, adeguatamente tutelate dall’adozione delle altre misure previste dall’anzidetto apparato normativo.

Neppure, ad avviso del Collegio, l’esistenza dell’onere di comunicazione in parola può essere affermata correlativamente all’obbligo di indicare, tra gli altri, il nominativo del direttore tecnico all’atto della richiesta di iscrizione nella white list, essendo funzionale tale adempimento esclusivamente all’esigenza di fornire all’autorità prefettizia le generalità del novero dei soggetti sui quali svolgere, all’evenienza, gli accertamenti ai fini antimafia. Infatti, ai sensi dell’art.1, comma 52 ultima parte, l. n. 190/2012 la prefettura effettua sulle imprese iscritte nella white list “verifiche periodiche circa la perdurante insussistenza dei tentativi di infiltrazione mafiosa, e, in caso di esito negativo, dispone la cancellazione dell’impresa dall’elenco”.

L’onere di informativa appare, dunque, ragionevolmente imposto solo in caso di modifiche incidenti sulla governance dell’impresa commerciale, di regola maggiormente sintomatiche di un’attrazione dell’attività economica nella sfera di condizionamento della criminalità organizzata, laddove le ulteriori modifiche intervenute nell’apparato organizzativo dell’impresa possono comunque essere agevolmente verificate mediante accesso alla banca dati della Camera di Commercio Industria Agricoltura e Artigianato competente.

L’impugnativa va, pertanto, accolta, con conseguente annullamento degli atti impugnati.

Attesa la novità della questione, si stima equo compensare tra le parti le spese di giudizio.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, sede di Napoli (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, accoglie il ricorso e, per l’effetto, annulla gli atti impugnati.

Compensa tra le parti le spese di giudizio.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all’art. 52, comma 1 D. Lgs. 30 giugno 2003 n. 196, a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all’oscuramento delle generalità nonché di qualsiasi altro dato idoneo ad identificare le persone fisiche e giuridiche menzionate nel presente provvedimento.

Così deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 8 marzo 2017 con l’intervento dei magistrati:

Salvatore Veneziano, Presidente

Ida Raiola, Consigliere, Estensore

Gianluca Di Vita, Consigliere

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