Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana, Sezione Seconda, sentenza 23 marzo 2018 n. 437

E’ illegittima la revoca dell’autorizzazione rilasciata per l’esercizio dell’attività di trasporto mediante noleggio di autovettura da rimessa con conducente ove l’ente, accertata la sopravvenuta mancanza di un requisito prescritto per l’esercizio della professione, non conceda all’interessato il termine per la regolarizzazione previsto dal regolamento comunale. risciòBenchè la concessione del termine costituisca una mera facoltà, ciò non implica che l’Amministrazione possa decidere a proprio arbitrio di concederla o meno, senza alcuna motivazione, a fronte di una richiesta che, come nel caso di specie, è esplicitamente formulata dall’interessato. Il potere pubblico è sempre funzionalizzato alla tutela dell’interesse pubblico e tanto vale non solo per gli atti doverosi ma anche, e a maggior ragione, per quelli al cui esercizio l’ente è facoltizzato da una disposizione normativa che, nel caso di specie, le imponeva di prendere in esame la richiesta del ricorrente ed eventualmente anche respingerla, dando però conto del motivo della decisione, a compimento di scelte ragionevoli finalizzate nel senso sopraindicato, secondo un percorso logico esplicitato adeguatamente con congrua motivazione, in relazione all’interesse pubblico di volta in volta rilevante.

massima di redazione©

testo integrale

Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana, Sezione Seconda, sentenza 23 marzo 2018 n. 437. Presidente: Romano; estensore: Cacciari

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FATTO

Il sig. Mirko Righi ha acquistato l’azienda My Tour s.r.l., che effettua attività di trasporto mediante noleggio di autovettura da rimessa con conducente, e a seguito dell’operazione ha ottenuto dal Comune di Monte Argentario la licenza n. 10 per l’esercizio del servizio medesimo, con riferimento all’ autovettura targata DG273YN, in sostituzione del veicolo targato DB424BR.

La Polizia Municipale, il 7 marzo 2017, ha effettuato un controllo verificando che l’autovettura non era presente nell’autorimessa dichiarata nella licenza e pertanto ha irrogato un verbale di accertamento. Secondo quanto in esso rappresentato, la rimessa è utilizzata in via esclusiva, fin dal 1° giugno 2006, dal sig. Iacomelli Marco, primo intestatario della licenza, che la utilizza esclusivamente per il rimessaggio della propria auto: sarebbe quindi venuto a mancare il requisito, necessario per l’esercizio del trasporto mediante noleggio di autovettura da rimessa con conducente, della disponibilità di una rimessa per l’autovettura adibita al servizio nel territorio del Comune che ha rilasciato la licenza. Il verbale è stato impugnato con ricorso al Prefetto.

Il Comune di Monte Argentario, con successiva ordinanza 4 maggio 2017, n. 91, sulla base di tale verbale e ritenendo che il Righi non sia impegnato nello svolgimento del servizio di noleggio con conducente in favore degli utenti del Comune medesimo, ha disposto la revoca dell’autorizzazione che gli era stata rilasciata. Il provvedimento è stato allora impugnato con il presente ricorso, notificato il 3 luglio 2017 e depositato il 12 luglio 2017, per violazione di legge ed eccesso di potere sotto diversi profili.

Si è costituito il Comune di Monte Argentario chiedendo la reiezione del ricorso.

Con ordinanza 27 luglio 2017, n. 844, è stata accolta la domanda cautelare in ragione del periculum in mora.

All’udienza del 21 febbraio 2018 la causa è stata trattenuta in decisione.

DIRITTO

1. La controversia in esame riguarda la legittimità della revoca dell’autorizzazione rilasciata al ricorrente per l’esercizio dell’attività di trasporto mediante noleggio di autovettura da rimessa con conducente. Il provvedimento è motivato con riferimento ad un verbale della Polizia Municipale da cui risulta che la rimessa per l’autovettura adibita al servizio dichiarata nella licenza sono ad uso esclusivo, fin dal 1° giugno 2006, del sig. Iacomelli Marco, primo intestatario della licenza, che li utilizza esclusivamente per il rimessaggio della propria autovettura. Nel provvedimento inoltre si ritiene che il ricorrente non effettui il servizio in favore degli utenti del Comune medesimo.

1.1 Il ricorrente, con primo motivo, lamenta difetto di istruttoria: nel giorno in cui è stato effettuato il controllo egli avrebbe infatti effettuato un servizio su Firenze alle 13.30 alle 21.30, il che dimostrerebbe che il veicolo effettua servizio in favore degli utenti del comune di Monte Argentario contrariamente a quanto ritenuto nel provvedimento impugnato. Inoltre il verbale non è definitivo essendo oggetto di ricorso prefettizio e sostiene di avere acquisito la disponibilità di una nuova autorimessa con contratto del 4 maggio 2017.

Inoltre il provvedimento impugnato non darebbe conto in alcun modo delle osservazioni presentate nel corso del procedimento.

Sarebbe poi violato l’articolo 32 del Regolamento comunale per il servizio di noleggio con conducente, il quale al comma quattro prescrive che in caso di mancanza dei requisiti per l’esercizio della professione, l’ufficio comunale competente, su richiesta del titolare, può concedere una proroga non superiore a 90 giorni per la regolarizzazione. Tale proroga non è stata concessa nel caso di specie, nonostante sia stata richiesta nella memoria difensiva e, per di più, non è stato acquisito il parere della Commissione comunale consultiva di cui all’art. 8 del Regolamento stesso.

Con secondo motivo deduce che la novella legislativa all’articolo 3 della legge 15 gennaio 1992, n. 21, secondo la quale lo stazionamento dei mezzi deve avvenire all’interno di una rimessa situata esclusivamente nel territorio del Comune che ha rilasciato l’autorizzazione, non sarebbe in vigore fino al 31 dicembre 2017, termine poi prorogato al 31 dicembre 2018.

La difesa comunale replica puntualmente alle deduzioni del ricorrente.

2. Il ricorso è fondato sotto un duplice profilo.

2.1 Dopo la ricezione della comunicazione di avvio procedimento per la revoca dell’autorizzazione, l’odierno ricorrente ha presentato un’articolata memoria di intervento procedimentale alla quale l’Amministrazione non ha fornito alcun riscontro. Il provvedimento impugnato, sul punto, si limita a statuire “ritenuto di non accogliere le memorie difensive presentate…..” (pag. 2, cpv. terzo) senza fornire il benché minimo riscontro alle argomentazioni del ricorrente medesimo. Come questa Sezione ha già statuito (T.AR. Toscana II, 16 gennaio 2018 n. 57), il fatto che le osservazioni procedimentali non debbano essere confutate analiticamente non implica che l’Amministrazione possa esimersi dall’esplicitare una qualche ragione del suo dissenso rispetto a quanto esposto dagli interessati. L’articolo 10 della legge 7 agosto 1990, n. 241, espressamente prevede che le Amministrazioni hanno l’obbligo di valutare memorie scritte e documenti presentate dagli intervenienti nel procedimento e tanto comporta il dovere, per l’ente procedente, di prendere in considerazione e confutare sia pure in maniera sintetica, nel provvedimento finale, le argomentazioni proposte dagli interessati in sede di intervento procedimentale.

Quanto esposto in merito alle osservazioni formulate dal ricorrente nell’atto odiernamente impugnato è insufficiente a dare conto dei motivi per cui il Comune intimato ha ritenuto di disattenderle e, pertanto, risulta palesemente violato il suddetto articolo 10 della legge n. 241/1990.

2.2 Il provvedimento è illegittimo anche sotto un ulteriore profilo.

L’articolo 32, comma 4, del Regolamento comunale per il servizio di noleggio da rimessa con conducente prevede che laddove venga accertata la mancanza di alcuno dei requisiti previsti per l’esercizio della professione, l’Amministrazione possa concedere una proroga per la regolarizzazione. La disposizione, contrariamente a quanto ritiene la difesa comunale, non è riferita unicamente ai requisiti soggettivi ma a quelli “necessari per l’esercizio della professione” (art. 32, commi 1 e 4): il riferimento, contenuto nel Regolamento, ai requisiti senza ulteriore specificazione e limitazione implica che tale facoltà l’Amministrazione possa esercitare con riferimento a tutti quelli indicati all’articolo 9 e consistenti sia nell’idoneità morale, sia nell’idoneità professionale che, anche, negli altri requisiti di cui al comma cinque di tale articolo, tra cui la disponibilità nel territorio comunale di una rimessa idonea (art. 9, comma 5, lett. b).

È vero, come replica la difesa comunale, che la concessione del termine per la regolarizzazione costituisce una mera facoltà, ma ciò non implica che l’Amministrazione possa decidere a proprio arbitrio di concederla o meno, senza alcuna motivazione, a fronte di una richiesta che, come nel caso di specie, è esplicitamente formulata dall’interessato. Il potere pubblico è sempre funzionalizzato alla tutela dell’interesse pubblico e tanto vale non solo per gli atti doverosi ma anche, e a maggior ragione, per quelli al cui esercizio l’ente è facoltizzato da una disposizione normativa. Anche questi ultimi non possono essere oggetto di mero arbitrio ma devono essere oggetto di scelte ragionevoli finalizzate nel senso sopraindicato, e tanto deve essere esplicitato adeguatamente con congrua motivazione, in relazione all’interesse pubblico di volta in volta rilevante. Il Comune, nel caso di specie, avrebbe dovuto prendere in esame la richiesta del ricorrente ed eventualmente anche respingerla, dando però conto del motivo della decisione.

Le sentenze citate nelle difese comunali non sono pertinenti al caso di specie.

La sentenza del Consiglio di Stato, Sezione V, 28 luglio 2014, n. 4020, non è conferente perché riguarda l’impugnativa di un’autorizzazione alla variazione di opere oggetto di concessione edilizia la quale era stata prorogata ed afferma che, essendo la proroga un atto dovuto, non necessitava di alcuna motivazione. Il caso de quo è diverso poiché non si discute di atti dovuti, ma dell’esercizio di una facoltà da parte dell’Amministrazione.

La sentenza del T.A.R. Campania Napoli, Sezione VIII, 3 novembre 2015 n. 5084 é a sua volta inconferente perché riguarda l’utilizzo della facoltà di non procedere all’aggiudicazione dell’appalto ai sensi dell’art. 81, comma 3, d.lgs. 12 aprile 2006 n. 163, e quella del T.A.R. Sicilia, Palermo, Sez. I, 11 febbraio 2016 n. 390 poiché ha ad oggetto la facoltà della stazione appaltante di valutare la congruità delle offerte presentate nelle gare d’appalto anche al di fuori dei casi in cui il procedimento è obbligatorio ex lege.

Nel caso di specie l’Amministrazione, a fronte della richiesta di proroga formulata dal ricorrente, avrebbe dovuto prenderla in considerazione e decidere se accoglierla o meno, in ogni caso dando conto delle ragioni della decisione.

3. In conclusione, il ricorso deve essere accolto sotto questi profili che sono assorbenti, in quanto comportano il riesercizio del potere amministrativo in ordine al rapporto giuridico controverso sul quale questo Giudice Amministrativo non può incidere, poiché ex art. 34, comma 2, c.p.a., gli è inibito di pronunciarsi su poteri amministrativi non ancora esercitati.

Le spese seguono la soccombenza e l’Amministrazione è quindi condannata al loro pagamento nella misura di € 2.000,00 (duemila/00), cui devono essere aggiunti gli accessori di legge.

P.Q.M.

il Tribunale Amministrativo Regionale per la Toscana (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla l’ordinanza n. 91/2017 del Comune di Monte Argentario.

Condanna il Comune di Monte Argentario al pagamento delle spese processuali nella misura di € 2.000,00 (duemila/00) oltre accessori di legge.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in Firenze nella camera di consiglio del giorno 21 febbraio 2018 con l’intervento dei magistrati:

Saverio Romano, Presidente

Luigi Viola, Consigliere

Alessandro Cacciari, Consigliere, Estensore

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