Tribunale di Roma, XIII Sezione Civile, giudice Moriconi, ordinanza 15 ottobre 2018

Maurizio Carnevali

Benchè la legge non preveda che la proposta di conciliazione formulata dal giudice ai sensi dell’art.185 bis, c.p.c. debba essere motivata (le motivazioni dei provvedimenti sono funzionali alla loro impugnazione, e la proposta ovviamente non lo è, non avendo natura decisionale), il giudice può indicare fondamentali direttive utili ad orientare le parti nella riflessione sul contenuto della proposta e nella opportunità e convenienza di farla propria, ovvero di svilupparla autonomamente. In ordine alla possibilità che le parti, assistite dai rispettivi difensori, possano trarre utilità dall’ausilio, nella ricerca di un accordo, ed anche alla luce della proposta del giudice, di un organismo di mediazione professionale che dia garanzie di professionalità e di serietà, è possibile prevedere, anche all’interno dello stesso provvedimento che contiene la proposta del giudice, un successivo percorso di mediazione demandata dal magistrato. La partecipazione al procedimento di mediazione demandata è obbligatoria e che proprio in considerazione di ciò non è giustificabile una negativa e generalizzata scelta aprioristica di rifiuto e di non partecipazione al procedimento di mediazione. L’obbligo investe anche la P.A. che non può sottrarvisi per il timore di incorrere in danno erariale a seguito della conciliazione. La conciliazione raggiunta dalla P.A. sulla base del correlativo provvedimento del giudice, spesso, come in questo caso anche corredato da indicazioni motivazionali, in nessun caso potrebbe esporre il funzionario a responsabilità erariale, caso mai potendo essa derivare dalle conseguenze sanzionatorie (art. 96 III° cpc) che possono conseguire ad una condotta deresponsabilizzata ignava e non partecipativa (dell’Organo rappresentativo) della P.A.

massima di redazione

testo integrale

ordinanza Tribunale Roma .XIII civile 15.10.2018pdf

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