Corte d’Appello di Roma, Terza Sezione Civile, sentenza 12 aprile 2022 n. 2421. Regimentazione dei prezzi, organo pubblico, obbligo periodico di aggiornamento, ingiustizia del danno.

Ubaldo Oppi

L’affidamento ad un organo pubblico del compito della regimentazione dei prezzi di vendita dei carburanti  con lo scopo dell’allineamento dei prezzi al consumo dei prodotti petroliferi alla media europea e la determinazione autoritativa dei margini minimi obbligatori dovuti per la distribuzione, da revisionare almeno due volte l’anno, ad opera di una commissione interprofessionale (Comitato Interministeriale PrezziCIP), non equivale alla privazione del margine di guadagno per i singoli operatori economici del settore, dovendosi valutare la finalità specifica della norma pubblica che è soltanto quella di consentire una sorveglianza da parte della P.A. onde evitare un indiscriminato aumento dei prezzi per gli utenti finali ed una lotta tra operatori in danno dei consumatori, senza tuttavia svuotare l’interesse/diritto dei singoli operatori di settore rimane immutato nella sua essenza primigenia che è quella della ricerca della reddittività dell’impresa gestita.

L’omissione di un provvedimento amministrativo doveroso da parte del CIP, tenuto all’adeguamento dei margini minimi obbligatori due volte all’anno spiega l’ingiustizia del danno, patito dagli operatori del settore rafforzato dal richiamo all’art.41 Cost., secondo il quale l’iniziativa economica privata è libera, anche se non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale. Tanto dimostra come l’avere omesso per lungo tempo di adeguare i margini minimi obbligatori dei prezzi al consumo avesse determinato direttamente il danno economico, privando i privati di margini di profitto dall’esercizio della loro libera iniziativa economica per effetto della mancata possibilità di ridurre l’incidenza dei maggiori costi di produzione.

Le imprese soggette al calmieramento dei prezzi sono titolari di un diritto, e non un interesse legittimo pretensivo, all’adeguamento periodico o quantomeno alla periodica verifica dello scostamento dei costi di approvvigionamento, e, in difetto di adeguamento (pur sussistendone i presupposti anche dal punto di vista economico), quel diritto era rimasto privo di tutela e da qui il danno ingiusto subito.

massima di redazione

testo integrale

Corte Appello Roma sez III sentenza 2421-2022

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